In provincia di Lucca ci sono 416 persone senza tetto e senza fissa dimora. È il dato Istat più aggiornato che, nel dettaglio, indica 220 persone nel comune di Lucca, 135 a Viareggio, 25 a Camaiore, 21 a Capannori e 15 Seravezza. La provincia di Lucca è al quarto posto in Toscana dopo Firenze (1.549 le persone senza tetto e senza fissa dimora), Pisa (752) e Livorno (530).
Il censimento consente di dividere queste persone per età: fino a 17 anni (54 in provincia di Lucca), tra 18 e 34 anni (59), tra 35 e 54 anni (105) e con 55 o più anni (198). Complessivamente si tratta di 267 maschi e 149 femmine.

I dossier annuali della Caritas indicano che il fenomeno è aumentato del 70 per cento in dieci anni ed è stato peggiorato dal Covid.
L’Istat che cura i censimenti della popolazione ricorda che per l’anagrafe della popolazione ci sono le leggi 24 dicembre 1954, numero 1228 e il D.P.R. 30 maggio 1989, numero 223. «Una delle innovazioni più importanti della legge è costituita dalla estensione della disciplina anagrafica anche alle persone senza fissa dimora che in precedenza erano sempre sfuggite a ogni registrazione. È bene precisare – spiegano all’Istat – che ai fini anagrafici non deve essere considerata persona senza fissa dimora colui che per ragioni professionali o per mancanza di alloggio stabile si sposti frequentemente nell’ambito dello stesso Comune; è evidente, infatti, che in una simile circostanza l’unico problema che potrà sorgere sarà quello di stabilire l’indirizzo da riportare negli atti anagrafici, problema che, peraltro, potrà essere generalmente risolto interpellando lo stesso interessato. Persona senza fissa dimora è, invece, ai fini anagrafici, chi non abbia in alcun Comune quella dimora abituale che è elemento necessario per l’accertamento della residenza (girovaghi, artisti delle imprese spettacoli viaggianti, commercianti e artigiani ambulanti, eccetera); per tali persone si è adottato il criterio dell’iscrizione anagrafica nel Comune di domicilio. Infatti il domicilio, e cioè il luogo in cui una persona stabilisce la sede principale dei suoi affari e interessi, è l’unico elemento che possa legare il senza fissa dimora a un determinato Comune; inoltre l’iscrizione anagrafica nel Comune di domicilio viene incontro ai legittimi interessi del cittadino senza fissa dimora, conferendogli la possibilità di iscriversi nell’anagrafe di quel Comune che possa essere considerato – nei continui spostamenti dipendenti dalla natura della sua attività professionale – come quello dove più frequentemente egli fa capo, ovvero ha dei parenti o un centro di affari o un rappresentante o addirittura il solo recapito e che per lui sia più facilmente raggiungibile per ottenere le certificazioni anagrafiche occorrenti. La scelta dell’elezione del domicilio ai fini anagrafici deve essere lasciata, evidentemente, all’interessato».
La legge ha previsto anche il caso in cui non sia possibile ottenere dall’interessato l’elezione di domicilio; questa ipotesi dovrebbe costituire una eccezione e quindi il criterio suppletivo dell’iscrizione nel Comune di nascita si deve considerare una “extrema ratio” alla quale far ricorso in casi eccezionali. L’articolo in questione, allorché dispone: «Per tutti gli altri, soggetti all’obbligo della residenza, ai quali non possano applicarsi i criteri sopraindicati, è istituito apposito registro presso il Ministero dell’Interno», intende riferirsi a persone senza fissa dimora che non siano nate in Italia e i cui genitori non siano parimenti nati in Italia e per le quali non sia possibile accertare il Comune di domicilio. Infatti in qualsiasi altra ipotesi l’applicazione dei criteri contemplati dall’articolo 2 della legge sarebbe sufficiente a evitare il ricorso all’iscrizione nel predetto registro. L’iscrizione di un “senza fissa dimora” quando per lo stesso non è possibile dar corso a un trasferimento di residenza poiché non iscritto in altro Comune italiano. Se il senza fissa dimora non ha un recapito o un vero e proprio domicilio (sede principale dei propri affari) nel Comune, ma elegge domicilio al solo fine di chiedere e ottenere l’iscrizione anagrafica, come suo diritto, si presenta il problema dell’indirizzo da indicare negli atti anagrafici. In tal caso, in analogia al Censimento, che prescrive l’istituzione in ogni Comune di una sezione speciale “non territoriale” nella quale vengono elencati e censiti come residenti tutti i “senza tetto”, si ravvisa la necessità che anche in anagrafe venga istituita una via, territorialmente non esistente, ma conosciuta con un nome convenzionale dato dall’ufficiale di anagrafe (ad esempio via…. seguita dal nome dello stesso comune, via della Casa Comunale, eccetera). In questa via verranno iscritti con numero progressivo dispari sia i “senza tetto” risultanti residenti al censimento, sia i “senza fissa dimora” che eleggono domicilio nel Comune ma che in realtà non hanno un vero e proprio recapito nel Comune stesso. Per altre simili necessità, ma al di fuori dei casi sopraddetti, potrà essere utilizzata la stessa via con i numeri progressivi pari. Nell’impossibilità di contattare, in ogni momento, gli iscritti predetti, ogni notizia agli stessi s’intende notificata, a tutti gli effetti, con la pubblicazione all’albo pretorio».
A livello locale appare difficile entrare nel dettaglio delle singole situazioni. Anche parlando con alcuni senza tetto che vivono in centro o in periferia è facile superare le soglie della privacy.
D’altra parte ISTAT produce analisi di dettaglio almeno nei 14 Comuni Centro di Area Metropolitana (CCAM). In Toscana abbiamo Firenze.
La rilevazione sulle persone senza dimora in questi 14 Comuni è stata promossa e coordinata dall’Istat in collaborazione con la Federazione italiana organismi per le persone senza dimora, che si è occupata del reclutamento e dell’organizzazione della rete dei rilevatori. Sono state coinvolte nella rilevazione anche le amministrazioni comunali che hanno offerto supporto logistico, collaborando alla mappatura delle aree di rilevazione e delle strutture di accoglienza notturna, e hanno garantito la sicurezza durante le operazioni di conteggio. L’indagine si colloca nell’ambito della più ampia strategia del Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni e si propone di rilevare e monitorare la grave marginalità adulta, con la produzione di dati affidabili, comparabili e metodologicamente coerenti con gli standard internazionali. Per conseguire gli obiettivi prefissati, l’impianto metodologico è stato articolato in due fasi integrate e sequenziali: un conteggio delle persone senza dimora (condotto il 26 gennaio 2026), seguito da una rilevazione campionaria di approfondimento tematico basata su interviste dirette (condotte il 28 e 29 gennaio). La stima del numero delle persone ha interessato colore che nella notte del 26 gennaio 2026 vivevano in strada, in sistemazioni di fortuna o erano ospiti delle strutture di accoglienza notturna. Per il conteggio è stato utilizzato l’approccio basato sulla rilevazione diretta, nella stessa notte per tutti i 14 CCAM coinvolti.
Vediamo cose è emerso in particolare: il numero delle persone senza dimora, di almeno 18 anni di età, rilevate il 26 gennaio 2026 nei 14 CCAM è pari a 10.037 individui. Tra questi, 5.563 persone (55,4 per cento) erano ospitate nelle strutture di accoglienza notturna. Le ulteriori 4.474 persone (44,6 per cento) sono state conteggiate in strada, in spazi pubblici o in sistemazioni di fortuna. Roma presenta il valore assoluto più elevato (2.621 persone, di cui 1.299 in strada), seguita da Milano (1.641, di cui 601 in strada), Torino (1.036, di cui 372 in strada) e Napoli (1.029, di cui 566 in strada).

Le donne, fra le persone senza dimora, rappresentano una minoranza: in struttura risultano essere 1.189, rappresentando il 21,4 per cento; in strada è stato possibile distinguere il sesso per circa il 75 per cento dei casi conteggiati e tra questi circa il 12 per cento è rappresentato da donne. Nelle strutture di accoglienza notturna le persone di nazionalità straniera sono oltre i due terzi del totale (3.838 contro 1.725 di nazionalità italiana) e, anche tra chi è stato rilevato in strada, rappresentano il 70,5 per cento dei casi con nazionalità individuata. I giovani (tra i 18 e i 30 anni) rappresentano il 15,3 per cento (851 persone) degli ospiti delle strutture, le persone tra i 31 ai 60 anni il 61,3 per cento (3.413), mentre gli ultrasessantenni il 23,4 per cento (1.299). Tra i conteggiati in strada, la quota di chi ha oltre 60 anni è significativamente più bassa, pari al 10,6 per cento dei casi con età rilevata, a vantaggio di una maggiore concentrazione nella fascia d’età compresa tra i 31 e i 60 anni (73,2 per cento). La disponibilità di posti letto nelle strutture di accoglienza notturna considerate (pari a 6.678 posti letto) risulta inferiore al numero complessivo delle persone senza dimora conteggiate nelle strutture e in strada (10.037 persone), seppur con differenze rilevanti tra i Comuni. Roma accoglie oltre un quarto del totale delle persone senza dimora conteggiate (26,1 per cento); seguono Milano (16,4 per cento), Torino (10,3 per cento) e Napoli (10,3 per cento). Se complessivamente le persone senza dimora conteggiate in strada rappresentano il 44,6 per cento del totale, nelle quattro città delle Isole la quota risulta inferiore, raggiungendo il valore minimo a Messina (19,4 per cento); le quote più elevate si osservano invece a Genova (65,9 per cento), a Firenze (59,0 per cento) e a Napoli (55,0 per cento). Le persone senza dimora conteggiate corrispondono a circa lo 0,11 per cento della popolazione residente dei Comuni considerati. Va tuttavia precisato che il collettivo dei senza dimora include anche individui non iscritti in anagrafe o residenti in Comuni diversi da quelli dove si trovano a gravitare.
Nelle 14 città considerate, le persone senza dimora rilevate in strada, spazi pubblici e/o sistemazioni di fortuna sono complessivamente 4.474. Il numero varia in modo significativo tra le città oggetto di rilevazione; a Roma si supera il migliaio (1.299) e in altre tre città si registrano oltre 500 persone senza dimora: Milano (601), Napoli (566) e Genova (529). Cinque Comuni presentano valori compresi tra 100 e 500 persone: Torino (372), Bologna (263), Firenze (242), Palermo (182) e Venezia (153). Seguono le città con un numero inferiore a 100: Bari (80), Catania (78), Cagliari (70), Messina (25) e Reggio Calabria (14). Tra le persone senza dimora per le quali è stato possibile individuare la “sistemazione” quasi la metà (48,7 per cento) si trova in spazi pubblici privi di qualsiasi riparo. In particolare, le sistemazioni più frequenti sono quelle relative a giacigli di fortuna collocati direttamente su strada (35,1 per cento), seguite dai giacigli in aree verdi (11,4 per cento) o, in misura minore, in parcheggi (2,2 per cento). Un ulteriore 36,5 per cento di casi è stato rilevato in spazi urbani riparati, prevalentemente portici o sottopassi di ferrovie/ponti (32,1 per cento), mentre risultano residuali le presenze all’interno di strutture commerciali (2,1 per cento), di pertinenze di edifici pubblici od ospedali (1,9 per cento) o di edifici abbandonati (0,4 per cento). Quasi una persona senza dimora su 10 ha una sistemazione presso stazioni o terminal di trasporto (9,3 per cento), una su 20 in tende o auto (5,5 per cento). Nel complesso, dunque, la sistemazione in spazi pubblici aperti è quella più diffusa.
L’incidenza delle sistemazioni in spazi pubblici senza riparo supera il 40 per cento nella maggior parte dei Comuni, con l’eccezione di Cagliari (35,0 per cento) e di Firenze (34,9 per cento), dove le persone si trovano principalmente in spazi riparati (rispettivamente 60,0 per cento e 56,2 per cento). La netta prevalenza delle sistemazioni in spazi senza riparo caratterizza alcune città del Sud, come Catania (61,3 per cento), Napoli (57,9 per cento), Bari (58,5 per cento), Palermo (51,4 per cento) e Messina (73,9 per cento, a fronte di un valore assoluto particolarmente esiguo). Anche a Venezia l’incidenza degli spazi aperti (44,8 per cento) supera nettamente quella degli spazi riparati.
Durante il conteggio, nella maggior parte dei casi, le persone intercettate dormivano, apparivano addormentate o, se sveglie, non hanno interagito oppure hanno mostrato scarsa lucidità (dovuta, ad esempio, a malessere fisico o ad alterazione); solo il 16,7 per cento ha cercato un’interazione mostrando anche lucidità. Trattandosi di un conteggio basato sull’osservazione diretta in contesti e condizioni particolari, le caratteristiche individuali, come il genere, la fascia di età o la nazionalità, non sempre sono state individuate. Riguardo al genere, complessivamente sono 447 le donne individuate con certezza, pari al 9 per cento del totale delle persone conteggiate in strada. La quota femminile sale al 12 per cento circa se viene calcolata solo sui casi per cui è stato possibile osservare e attribuire il sesso. La quota di persone per cui non è stato possibile identificare il sesso è risultata particolarmente elevata a Firenze (33,3 per cento), Roma (33,1 per cento) e Genova (28,6 per cento). Sui casi identificati, la quota femminile più alta si registra a Venezia (25,0 per cento), Napoli (16,0 per cento) e Bologna (14,8 per cento), mentre in altre città, Catania (5,3 per cento), Milano (6,0 per cento) e Firenze (8,1 per cento), la presenza femminile è molto ridotta.
