A distanza di quattro settimane torniamo a parlare del caldo e dei rischi per la salute. Se la terza decade di maggio aveva fatto scattare l’allarme con la prima ondata di caldo del 2026, questa fine di giugno sta battendo il record del numero di giornate con temperatura massima superiore a 34 gradi C. Con la giornata di ieri si contano infatti già 11 giorni consecutivi con oltre 34 gradi e fino a 38,1 gradi nella giornata di venerdì scorso. Le previsioni meteo indicano temperature elevate anche oggi e domani, in pratica questo mese dovrebbe chiudersi con ben 13 giornate roventi consecutive. Un record assoluto per il mese di giugno che in precedenza aveva collezionato fino a un massimo di 10 giornate roventi negli anni 2012 e 2008 come si vede in questa grafica.

Anche nel primo pomeriggio di ieri la Regione Toscana ha ribadito l’allerta: «Prosegue l’ondata di calore che sta interessando la Toscana. Dopo i valori molto elevati registrati ieri, con una temperatura massima di 39,5°C a Firenze, anche la giornata di oggi si presenta particolarmente critica: già intorno alle 10 del mattino in diverse aree del territorio si registravano temperature prossime ai 34°C, segno di un rapido aumento del caldo. La Regione Toscana, attraverso il sistema di Protezione civile, invita tutti i cittadini ad adottare comportamenti prudenti: evitare di esporsi al sole nelle ore centrali della giornata, bere frequentemente, limitare l’attività fisica all’aperto. Si ricorda inoltre che è in vigore l’ordinanza regionale che, nei giorni di elevato rischio da stress termico, sospende le attività lavorative all’aperto nelle fasce orarie più calde per i settori interessati. La Regione continua a monitorare costantemente l’evoluzione della situazione in raccordo con il sistema sanitario regionale».

È impressionante guardare le medie decennali dei giorni roventi nella città di Lucca. La media fra il 1971 e il 2025 è stata di 12,7 giorni. In realtà erano appena 3,7 giorni l’anno nel periodo 1971-1980; sono saliti a 6,8 giorni l’anno nel decennio 1981-1990. Quindi ancora di più: 9,4 giorni l’anno nel periodo 1991-2000. Nel primo decennio di questo nuovo millennio il numero è letteralmente schizzato in alto: a quota 19,6 giorni fra il 2001 e il 2010, attestandosi a 17,9 giorni nel decennio 2011-2020. Il dato di questo ultimo quinquennio 2021-2025 vede l’ulteriore aumento, fino a quota 25,2 giorni di media annua.
Secondo il LaMMA è previsto «un bimestre giugno-luglio più caldo della media, ma con giorni piovosi in media al nord e inferiori al centro-sud. Ad agosto temperature nella norma o leggermente superiori e giorni piovosi in media (o superiori al nord). In occasione delle fasi instabili i fenomeni, dato l’eccesso di calore, potranno essere molto intensi». Tale previsione stagionale può essere seguita sulla pagina: www.lamma.toscana.it/meteo/previsioni-stagionali.
In effetti guardando alla pioggia questo giugno 2026 si piazza al dodicesimo posto dal 1916 tra quelli più siccitosi.
L’aumento delle giornate roventi e delle ondate di calore, che interessa anche la città di Lucca, fenomeni che appaiono evidenti dalla tabella qui sopra, richiedono la messa a punto di misure adeguate. Uno studio su un campione di dieci città italiane di un team dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iret) e del College of Environmental Science and Forestry della State University of New York (SUNY-ESF), pubblicato sulla rivista Nature Partner Journal Urban Sustainability, evidenzia la necessità di aumentare la copertura arborea fino a raggiungere almeno il 30 per cento in tutta l’area urbana può contribuire a ridurre in modo significativo l’impatto delle ondate di calore nelle città italiane. Il gruppo ha analizzato i dati di città diverse per dimensione e condizioni geografiche. Cosa sarebbe accaduto se ogni quartiere avesse avuto almeno il 30 per cento di copertura arborea, durante la storica ondata di calore dell’estate del 2003? Stando alle stime si sarebbe potuto abbassarne di circa il 36 per cento l’impatto, misurato come eccesso di mortalità da calore nella fascia di età dai 65 anni in su. Gli autori – Theodore Endreny, Marco Ciolfi, Anna Endreny, Francesca Chiocchini e Carlo Calfapietra del Cnr-Iret e della State University of New York – hanno utilizzato il sofisticato modello climatico urbano “i-Tree Cool Air”, che combina dati su temperatura, umidità, copertura del suolo e vegetazione, stimando come gli alberi raffreddino l’ambiente attraverso ombreggiamento ed evapotraspirazione, cioè il processo con cui rilasciano acqua nell’atmosfera contribuendo a dissipare il calore.

«I benefici sarebbero particolarmente importanti nei quartieri più cementificati e densamente abitati, dove l’effetto dell’isola di calore urbana si manifesta più intenso – spiegano Ciolfi e Chiocchini –. Il raffreddamento prodotto dipende anche dalla disponibilità d’acqua: nei climi mediterranei, sempre più soggetti a siccità, potrebbe essere necessario integrare infrastrutture verdi e sistemi efficienti di gestione delle acque per mantenere gli alberi in salute senza aumentare eccessivamente l’umidità».
«Rispetto all’urgenza di preparare le città al caldo estremo, questo lavoro di ricerca propone una soluzione concreta. Le foreste urbane possono diventare una soluzione per la resilienza climatica, a beneficio della salute pubblica e della qualità della vita, assieme a maggiori superfici permeabili e sistemi di gestione dell’acqua piovana. Contiamo di sviluppare modelli dettagliati, in modo da identificare i quartieri deputati alla dimora di nuovi alberi – aggiunge Endreny (Cnr-Iret e State University of New York) –. Il lavoro evidenzia anche altri benefici: minor inquinamento atmosferico e deflusso di acque piovane grazie a superfici più permeabili, maggiore assorbimento di anidride carbonica. Nel complesso, l’incremento di alberi sarebbe associato a benefici ambientali collaterali forniti dai servizi ecosistemici che mediamente si stimano sui 56 mila dollari all’anno per chilometro quadrato».

Di fatto stiamo vivendo la seconda «ondata di calore» del 2026. Per ondata di calore, come spiegano al Laboratorio di Monitoraggio e Modellistica Ambientale (LaMMA), si intende «una successione di almeno sette giorni consecutivi in cui è stata registrata una temperatura media giornaliera superiore alla temperatura media climatologica di una deviazione standard». Non tutti gli anni si registrano ondate di calore. Anzi guardando agli ultimi 55 anni sono state poco frequenti, una media di appena 0,6 ondate di calore l’anno considerando il periodo dal 1971 allo scorso anno. Il primato del numero di ondate di calore appartiene al roventissimo anno 2003 con ben 4 ondate.

Intano nei giorni scorsi al Ministero della Salute si è riunita la Cabina di regia interistituzionale prevista nell’ambito del Piano operativo nazionale di previsione e prevenzione degli effetti del caldo attivato lo scorso 25 maggio con azioni specifiche di allerta, monitoraggio, sorveglianza e comunicazione alla cittadinanza. Al tavolo hanno partecipato rappresentanti del Ministero della Salute, della Protezione Civile, dell’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro e del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio (DEP). Nel corso della riunione sono stati analizzati i dati raccolti dal 15 maggio al 22 giugno dal DEP Lazio in relazione ai decessi nella popolazione over 65 e agli accessi ai Pronto Soccorso. I flussi non registrano, al momento, picchi significativi in concomitanza delle ondate di calore.
I sistemi di sorveglianza già attivi saranno integrati, in via sperimentale nelle Aziende sanitarie di alcune grandi città, con il monitoraggio sugli accessi ai Centri di salute mentale territoriali. È una delle indicazioni contenuta nella Circolare 25/06/2026 “Raccomandazioni per fronteggiare l’emergenza caldo” che pone attenzione anche al tema della organizzazione dei grandi eventi e al potenziamento della gestione delle emergenze attraverso le strutture territoriali e in pronto soccorso.

Durante le ondate di calore, con temperature molto elevate per più giorni consecutivi, spesso associate a tassi elevati di umidità, è importante proteggere la salute.
Un’esposizione prolungata a temperature elevate può provocare disturbi lievi come crampi o svenimenti, o di maggiore gravità, come congestione, colpo di calore, disidratazione. Condizioni di caldo estreme, inoltre, possono determinare un aggravamento delle condizioni di salute di persone con patologie croniche preesistenti.
Tanto più prolungata è l’ondata di calore, tanto maggiori sono gli effetti negativi attesi sulla salute.
Il livello più alto indica condizioni di emergenza (ondata di calore) con possibili effetti negativi sulla salute di persone sane e attive e non solo sui sottogruppi a rischio come gli anziani, i bambini molto piccoli e le persone affette da malattie croniche. È importante proteggersi dalle ondate di calore adottando comportamenti corretti, che possono contribuire a ridurre notevolmente le conseguenze nocive delle ondate di calore:
- limitare l’esposizione alle alte temperature
- idratarsi adeguatamente
- indossare indumenti leggeri e traspiranti e proteggere la pelle esposta con creme solari ad alto fattore protettivo
- ridurre i rischi nelle persone più fragili (persone molto anziane, persone con problemi di salute, che assumono farmaci, neonati e bambini molto piccoli)

Da lunedì 22 giugnoè attivo il 1500, numero di pubblica utilità del Ministero della Salute in sinergia con l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL), che offre ascolto e informazioni ai cittadini, soprattutto alle persone più fragili e a rischio, al fine di mitigare gli effetti delle ondate di calore sulla salute. Il numero è operativo dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 17, esclusi i giorni festivi. Gli operatori forniscono consigli utili per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, orientamento ai servizi sul territorio attivati dalle Regioni e dai Comuni, counseling di tipo medico sanitario e informazioni sulla tutela della salute dei lavoratori esposti al sole durante le attività all’aperto.
