Scienza e pregiudizi. Lucca dal primato nella vaccinazione contro il vaiolo ai movimenti no vax.

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Da primo stato al mondo a rendere obbligatoria la vaccinazione, nello specifico quella contro il vaiolo, a città salita agli onori delle cronache almeno nazionali per l’attività del movimento no-vax. Il tutto nel giro di 215 anni.

Fu infatti fra il 1805 e il 1806 che Lucca divenne, prima quando era ancora Repubblica poi come Principato, il primo stato al mondo a imporre l’obbligo della vaccinazione contro il vaiolo. Poi tre anni fa, nel periodo in cui si parlava tanto di vaccinazione contro il SARS-CoV-2 e anche del possibile obbligo della vaccinazione, il rovescio della medaglia. Un cambiamento di cui è doveroso ricordare la storia.

I decreti di Felice Baciocchi sono datati 9 ottobre 1805 e 25 dicembre 1806, ovvero due anni prima della legge 26 agosto 1807 del re di Baviera, che si riteneva la prima ad aver reso obbligatoria la vaccinazione contro il vaiolo.

Un primato che si deve anche a un medico lucchese: Giacomo Franceschi (2 marzo 1776 – 21 novembre 1838) che fu il primo direttore dell’«ISTITUTO SULLA VACCINA» (decreto di fondazione del 21 aprile 1804, ovvero 7 anni dopo la storica pubblicazione dello studio del medico inglese Edward Jenner).

Anche allora, come ancora oggi, parte della popolazione lucchese si oppose alla vaccinazione. Pesarono e forse pesano sempre l’ignoranza e il pregiudizio verso l’autorità costituita, e non mancarono (anche allora pur in mancanza di social e siti fasulli) le voci false circa gli effetti negativi della vaccinazione.

Purtroppo il vaiolo era presente un po’ ovunque ed era causa di violente epidemie con mortalità anche al 75 per cento dell’intera popolazione in alcuni paesi del mondo soprattutto dell’America. Eppure già agli inizi del 1700 cominciarono ad arrivare anche in America le prime notizie sul metodo “di variolazione” per prevenire il vaiolo: era originario dell’India, della Cina e anche dell’Africa. Lady Mary Montagu, moglie dell’ambasciatore inglese a Costantinopoli, aveva appreso sul posto e importato in Inghilterra tale metodo che consisteva nel deporre in una piccola abrasione appositamente praticata sul braccio un po’ di pus proveniente da un soggetto affetto da vaiolo. Soltanto un’ottantina di anni dopo Edward Jenner avrebbe inventato in Inghilterra il suo metodo di “vaccinazione” con materiale infetto non umano, ma vaccino.

La prima “variolazione” in territorio americano fu eseguita a Boston dal dottor Zabdiel Boylston nel 1721, durante un’epidemia di vaiolo che provocò un migliaio di morti tra la popolazione. Egli ne aveva appreso l’esistenza ascoltando il sacerdote C. Mather che ogni domenica dal pulpito ne magnificava gli effetti. Ma l’opera di Boylston fu aspramente osteggiata dai conservatori, i quali arrivarono addirittura a gettargli una bomba dentro casa.

L’adozione del metodo di variolazione fu anche sollecitata dallo scienziato francese Charles de la Condamine dopo che s’era reso conto, durante il suo famoso viaggio lungo il Rio delle Amazzoni, che l’ultima epidemia “aveva annientato tutti gli Indios che risiedevano nelle vicinanze di Belém, falcidiando soprattutto quelli giunti da poco dalle foreste, i più indifesi”.

La variolazione fu in effetti sperimentata in quella regione dal Superiore dei Carmelitani delle missioni sul Rio Negro, frate José da Magdalena, che per questo fu però accusato di eterodossia dai Gesuiti. La prima risposta contro il vaiolo, la variolazione (inoculazione del vaiolo umano attenuato che venne iniziata in Cina e poi portata in Europa nel 1721), venne abbandonata visto l’alto numero dei morti. Questo può, in parte, giustificare la successiva diffidenza nei confronti della ben diversa vaccinazione.

Invece, il primo lotto del vaccino di Jenner, giunto dall’Inghilterra, fu usato per la prima volta il primo luglio del 1800 da Benjamin Waterhouse di Boston su suo figlio Daniel, di cinque anni; poi, con il sostegno del presidente Jefferson, Waterhouse poté rapidamente diffondere l’uso della vaccinazione in tutti gli Stati Uniti. Anzi, gli storici sono concordi nell’affermare che proprio l’adozione del nuovo vaccino antivaioloso fu uno dei fattori determinanti il rapido sviluppo della giovane Confederazione americana: soprattutto gli Europei, non più preoccupati dal problema del vaiolo, cominciarono infatti ad affluire in modo sempre più massiccio e costante negli Stati Uniti d’America, divenendo in breve loro stessi i veri artefici di uno sviluppo e di un’economia sempre più potenti.

Ricordiamo che il vaiolo è stato poi dichiarato eradicato dall’OMS soltanto nel 1980, dopo l’ultimo caso (1977) in Somalia.

Poi due anni fa, nella primavera 2022, è scattato un nuovo allerta per alcuni casi di “vaiolo delle scimmie” confermati anche in Italia e presi in carico dall’Istituto di malattie infettive Spallanzani di Roma.

I pericoli della variolazione vennero superati quando il dottor Jenner scoprì che il temutissimo vaiolo umano non colpiva gli agricoltori/allevatori della contea inglese di Gloucester che avevano contratto il vaiolo delle mucche (vaccino) attraverso piccole ferite sulle mani che entravano in contatto con le pustole delle mammelle delle mucche malate.

In pochi anni Lucca fece propria la nuova vaccinazione. Nel decreto del 25 dicembre 1806 di Felice Baciocchi si legge:

«Noi Felice 1°, per grazia di Dio, e per le Costituzioni Principe di Lucca e di Piombino considerando che nonostante le disposizioni del nostro decreti del 9 ottobre 1805, si è manifestato il vaiolo in vari limiti del nostro Stato, ed anche attualmente serpeggia nella città, volendo porre un definitivo riparo ad una malattia sì perniciosa, e non volendo che alcuno dei nostri sudditi trascuri un dono, che la provvidenza ha fatto all’umanità nel condurla alla scoperta dei vajolo vaccino, inteso il parere dell’Istituto della vaccina, abbiamo decretato e decretiamo quanto segue…

Entro tre giorni (dal 25 dicembre 1806) icapofamiglia che hanno figli col vaiolo dovranno farne denuncia, pena 100 franchi, mentre chi denunzierà persone attaccate dal vaiolo, che non siano già denunciate, riceverà un premio di 5 franchi. Le famiglie attaccate dal vaiolo, saranno isolate e guardate, a loro spese, da forze armate. Chi violerà la quarantena sarà punito con un arresto non minore di 40 giorni. I non vaccinati dovranno fare, entro 15 giorni, la vaccina e i nati la faranno nei primi due mesi. I trasgressori di questi due articoli saranno condannati ad una ammenda di 100 franchi o a 15 giorni di prigione. I direttori della vaccina autorizzati alle trasferte vaccineranno gratis nelle case dei parroci e quel direttore che si dimostrerà più attivo riceverà una medaglia d’oro…

Perché sia dimostrato che i vaccinati non incorrono di nuovo nella malattia e per contestare voci false che si sono sparse nella popolazione, si istituisce un premio di 300 franchi per chi, efficacemente vaccinato, possa dimostrare di essere stato di nuovo infettato dal vaiolo umano».

Ricordiamo che una parte della popolazione (anche allora) era prevenuta verso la vaccinazione colla vaccina e le cause di questo atteggiamento non sono difficili da individuare: la prima era dovuta sicuramente all’ignoranza, poi dal pregiudizio nei confronti dell’autorità costituita che sempre ha chiesto, e ora, per la prima volta, è disposta a dare gratuitamente senza chiedere contropartite, anzi mettendo pene a chi non si sottometteva all’ordine costituito, infine c’era chi si rifiutava a farsi inoculare, nel proprio corpo, della materia proveniente da una bestia, e questa cosa li umiliava profondamente, ma anche dal punto di vista religioso vi era un notevole imbarazzo ad accettare questa imposizione da parte delle autorità.

A quei tempi a Lucca il vecchio ospedale «Galli Tassi» aveva condizioni pessime con cameroni affollati e letti praticamente uno accanto all’altro tanto che «il puzzo che può esalare un malato reca molestia al vicino e ciò avviene in circostanze ordinarie. Quale sarebbe il danno se per disgrazia si sviluppassero malattie contagiose o epidemiche…». Soltanto nel 1982 il «Galli Tassi» fu definitivamente chiuso e anche gli ultimi reparti furono trasferiti a Campo di Marte dove accanto all’edificio centrale, realizzato negli anni trenta del secolo scorso, venne costruito anche un primo edificio negli anni quaranta, successivamente ampliato negli anni sessanta, riservato (fino agli anni ottanta) all’isolamento e alle malattie infettive.

Per chi desidera approfondire il primato lucchese relativo all’obbligo della vaccinazione contro il vaiolo ricordo l’interessante libro del dottor Paolo Finucci intitolato: «Contributi per la storia della medicina a Lucca», pubblicato nel 2010 da Maria Pacini Fazzi Editore. Ci sono ben 20 delle 241 pagine totali del libro dedicate alle “Notizie sull’inoculazione del vaiolo e della vaccinazione”.

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1 commento

  1. Leggo:
    “… c’era chi si rifiutava a farsi inoculare, nel proprio corpo, della materia proveniente da una bestia, e questa cosa li umiliava profondamente, ma anche dal punto di vista religioso vi era un notevole imbarazzo ad accettare questa imposizione da parte delle autorità..”.
    Quindi, più che di ignoranza, io ricevo l’impressione di forse “incoerenza”, mancanza, forse, di autoanalisi.
    Infatti, forse all’epoca di meno ma, comunque, nelle diete era era compreso il mangiar carne e, addirittura, in coincidenza con alcune feste religiose, determinati animali: agnello, capitone, zampone di maiale… E, anche, prodotti numerosi di provenienza animale: latte, burro, formaggi, miele, uova di salmone…
    Bah; sarò strano io.
    Penso che la più attendibile sperimentazione sia quella effettuata direttamente sull’uomo.
    Giuseppe C. (in attesa del sesto vaccino anticovid).

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