Ho letto l’intervento di “Lettore 46” del 14 settembre scorso, attirato anche dal titolo, interessante e che condivido. Ormai la situazione mondiale è in avanzato cambiamento e resteranno alla guida le grandi Nazioni. È auspicabile, dunque, che l’Europa possa diventare “la” Nazione che unisce tutti gli stati attuali che vorranno aderire. Mi rendo conto che, mentre scrivo, contemporaneamente sono scettico: se finora quegli stati non hanno voluto federarsi creando gli Stati Uniti d’Europa (SUE), cosa può convincerli adesso a cedere la loro sovranità? Intendiamoci, le condizioni ci sarebbero, una che mi viene subito in mente è che l’alternativa potrebbe essere quella di finire nelle mani delle autocrazie emergenti. Tutto questo, soprattutto, da quando Trump è alla guida dell’America. Fra l’altro, da decenni, ciò che succede Oltreoceano poi accade di qua dal mare. E in effetti bisogna purtroppo ammettere che Trump è la conseguenza di quanto avvenuto prima (mi riferisco a quanto scritto nel testo del Lettore dove viene citato un libro di Franco Bernabè, noto manager, che fa il nome di Clinton per le sue responsabilità).
La sintesi è che sulla necessità di una federazione europea sono perfettamente allineato con l’autore della Lettera. Non sono sicuro invece cosa lui pensi sugli aspetti delle varie riforme, anche perché è mia impressione che abbiamo origini politiche diverse. Per quanto mi riguarda non ho problemi a dichiararlo apertamente e lo faccio con lo stesso approccio: la lettura di un libro, è intitolato “Servono ancora le Regioni?” di Isaia Sales (docente universitario) e Pietro Spirito (dirigente di aziende industriali e di servizi) ed Colonnese. Per comodità riporto la presentazione: “Le regioni italiane hanno clamorosamente tradito tutte le aspettative che ne giustificavano l’istituzione. Tutti i dati lo confermano. Non hanno avvicinato di più i cittadini alla politica, anzi: alle elezioni regionali c’è più astensionismo rispetto a quelle comunali o nazionali. Non hanno prodotto una migliore classe dirigente, anzi: i presidenti delle regioni scambiano questa istituzione per un regno sul quale intendono padroneggiare a vita. Gli scandali e lo spreco di risorse pubbliche sono aumentati e non diminuiti. I servizi non sono migliorati, anzi: durante il Covid i 20 diversi sistemi sanitari a cui hanno dato vita le 20 regioni non sono stati in grado di difendere adeguatamente la salute dei loro concittadini. Nel Sud le regioni hanno aumentato le divisioni economiche con il Centro-Nord e prodotto una diseguaglianza nella fornitura dei servizi che pesa enormemente sulla vita delle persone. Basti pensare all’emigrazione sanitaria che è diventata una delle più penose caratterizzazioni della sanità italiana. Insomma, le regioni hanno peggiorato l’Italia. Eppure ad esse si vogliono affidare maggiori compiti e risorse infliggendo un colpo mortale all’idea di nazione e all’uguaglianza dei suoi cittadini”. Non proponiamo l’abolizione, piuttosto la trasformazione in organi di consultazione. Il ragionamento, aggiungiamo, cade a proposito in questi giorni che il ministro Musumeci ha dichiarato: “lo stato non ha più denaro per finanziare tutte le ricostruzioni”!
E infine, visto che se ne parla molto, un cenno sui sistemi elettorali. Intanto è sbagliato riformarli a pochi mesi dalla chiamata ai seggi, ma non è nemmeno vero che farlo alla vigilia possa favorire chi lo fa: l’ultima volta il centrosinistra ha regalato la vittoria alla Meloni (questo la dice lunga sulle capacità dell’attuale classe dirigente: ne azzeccano sempre meno e spesso ci raccontano balle), ai nostri tempi il Pci avrebbe gestito diversamente. Personalmente guardo al sistema tedesco, parlamento rappresentato da Bundestag (come la Camera dei Deputati) e Bundesrat (gli stati federali, i Lander), chi è eletto o governa quest’ultimi fa parte anche della Camera. Insomma, mentre in Italia un consigliere o assessore regionale non può essere deputato o senatore, in Germania i membri del Bundesrat esercitano contemporaneamente il potere esecutivo nel proprio Land e il potere legislativo a livello federale (quantomeno si dimostra dono della sintesi). Di conseguenza, a mio avviso, potrebbe risultare per noi la svolta necessaria per superare i veti e rafforzare la stabilità italiana: con un sistema proporzionale e sbarramento al 5 per cento.
Lettore 51

