Del Ghingaro e l’elogio del vero civismo (un post che spiazza i partiti a destra e a sinistra)

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Non abbiamo una grande conoscenza del personaggio però il panorama della politica in generale è piatto, e lasciamo perdere a livello territoriale. Tuttavia, dopo le elezioni a Viareggio, bisogna riconoscere che Giorgio Del Ghingaro è degno di un’attenzione sulla quale merita interrogarsi: può ormai essere considerato il maggior politico lucchese? Pur con i suoi difetti (che sicuramente ha, come ognuno di noi), non ci viene in mente un altro nome…

Ciò che è riuscito a organizzare al comune di Viareggio ha dell’incredibile. Quando i partiti sono in crisi si comincia a sentir parlare di liste civiche, cambi di casacche, ecc.; non è una novità. E Del Ghingaro, che evidentemente conosce bene questo Pd, è andato oltre, uscendo vincitore. Ha fatto il sindaco per vent’anni (21, più esattamente), prima a Capannori e poi a Viareggio, e si può dire che ha sempre lasciato la sua impronta. Dieci anni fa, ci ricorda qualcuno, sembra che Marcucci gli avesse promesso la candidatura al consiglio regionale; ma lui non si fidava e decise a sorpresa di candidarsi a sindaco di Viareggio. Le condizioni c’erano, sinistra allo sbando, bilancio comunale disastrato, lui con esperienza nel settore e la città necessitava di rilanciarsi. Ebbene, in due mandati da primo cittadino ha risanato il bilancio, forse lasciando anche qualcosa per chi viene dopo: Viareggio oggi è un’altra città.

Il post: “Civici e liberi”. E veniamo all’oggi. Non molti giorni fa si legge un suo post dal titolo Civici e liberi di servire che riportiamo integralmente:

“La prossima primavera diversi comuni della nostra provincia torneranno al voto, a cominciare dal comune capoluogo. È un passaggio che merita una riflessione meno affrettata di quella che di solito accompagna le campagne elettorali, perché riguarda il modo in cui le comunità scelgono di essere governate. 
I Comuni sono il luogo in cui la politica incontra la vita quotidiana delle persone. Lì contano meno le appartenenze e di più la capacità di far funzionare i servizi, di curare il territorio, di ascoltare chi abita un quartiere o una frazione e di tradurre quei bisogni in decisioni. Eppure è proprio su questo terreno che i partiti mostrano oggi la fatica maggiore. Le scelte si definiscono sempre più spesso altrove, seguendo equilibri interni e percorsi individuali, e il legame con la realtà dei territori si fa più debole. L’astensionismo crescente, anche in elezioni che dovrebbero essere le più vicine ai cittadini, ne è il segnale più evidente”.
“Il civismo nasce dentro questo spazio. Non come contrapposizione ai partiti, ma come un modo diverso di intendere l’impegno amministrativo: partire dalla città e dai suoi bisogni, scegliere le persone per le loro competenze, confrontarsi con tutti senza dipendere da nessuno, valutare le proposte per ciò che valgono, non per la parte da cui provengono. Una politica che ha come unico riferimento l’interesse della comunità che è chiamata a servire. Viareggio ne è stata, in questi anni, una testimonianza concreta. Una città che aveva conosciuto il dissesto ha ritrovato stabilità e prospettiva attraverso un’esperienza civica che, per oltre dieci anni, ha governato con tutti i partiti all’opposizione. Non lo ricordo per rivendicare un merito, ma perché quell’esperienza dimostra che amministrare bene non è una prerogativa esclusiva dei partiti.
Occorre tuttavia distinguere. Non ogni lista che si definisce civica lo è davvero: accanto alle esperienze nate dal territorio, a ogni scadenza elettorale compaiono liste costruite per sostenere uno schieramento, prive di radici e destinate a esaurirsi con il voto. Il civismo autentico si riconosce da altro: da una storia, da un legame reale con la propria comunità, dalla libertà con cui assume le proprie decisioni. A questo civismo spetta oggi una responsabilità precisa: contribuire al dibattito pubblico con idee e proposte – sui servizi, sulla sanità, sull’ambiente, sulla casa, sui giovani, sulla trasparenza amministrativa – e portarle avanti con coerenza. Le singole esperienze, se restano isolate, rischiano di apparire marginali; se dialogano tra loro, possono diventare una voce autonoma e credibile. È un lavoro che richiede tempo e serietà, e che in diverse realtà è già in corso. La rappresentanza civica resta, a mio avviso, uno dei presidi più importanti della democrazia locale. Le prossime scadenze amministrative saranno l’occasione per misurarne la vitalità”. 

Conto alla rovescia. L’improvvisa uscita di Del Ghingaro non sorprende, anzi. Più difficile ma non impossibile capire cosa potrà accadere e quanto lui riuscirà ad incidere nel quadro politico del territorio provinciale lucchese – però siamo convinti che qualcosa succederà (l’uomo è scaltro, le sue scelte sempre ponderate). Proviamoci: prima ipotesi, Del Ghingaro si candida personalmente alla guida del Comune di Lucca, sia che Pardini decida di restare a Lucca sia che (come ancora ipotizza qualcuno) sia tentato dai bagliori romani. Qualunque sia il risultato, inizierà così un percorso che potrebbe incidere sulla politica locale. Tutte le opzioni sono possibili ma il cambiamento – se così sarà – non può che partire da lì: e se avremo il ballottaggio, i tempi non si allungheranno di molto, lui potrà proseguire la sua sfida oppure anche decidere di apparentarsi con uno dei contendenti rimasti. Nel frattempo verificherà i risultati degli altri contesti comunali dell’intera provincia; tutto ciò, ovviamente, alle elezioni della prossima primavera, poi si vedrà. (Non possiamo nemmeno escludere che intanto qualche amministrazione rischi di imbattersi in una crisi post elettorale).

In autunno infine è prevista la tornata per le cosidette politiche. Finora Del Ghingaro si è dedicato soprattutto a presidiare il territorio. E, mentre la Versilia l’ha gestita fino a tempi recenti, la piana lucchese potrebbe costituire terreno di conquista (non è un caso l’accenno apparso occasionalmente su Altopascio, dove i nomi di candidati che trapelano attualmente sono Biagetti, Minicozzi, Toci, in ordine alfabetico). Insomma, per concludere, Del Ghingaro può essere destinato davvero a nuovo leader dell’intero territorio lucchese, per riacquistare una politica concreta, in  linea con le esigenze amministrative adeguate al presente che stiamo attraversando.

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