Che cosa deve ancora succedere per decidersi a fondare gli Stati Uniti d’Europa?

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Da qualche parte abbiamo avuto occasione di leggere uno studio della BBC, notissima televisione “pubblica” inglese (nemmeno lontanamente paragonabile alla nostra Rainoi non si sa nemmeno copiare, ma questo è un altro discorso). La notizia è che nel dopoguerra i figli del boom economico risultanola “generazione più fortunata della storia”. E il riferimento non riguarda solo l’Italia e l’Europa bensì si allarga all’occidente: in pratica, diciamo che fra il 1950 e il 2000 un’immensità di esseri umani hanno goduto di tanti diritti, di democrazia, di crescita, di pace! E allora uno riflette, si confronta e si chiede: come è stato possibile? Oggi economie disastrate, debiti alle stelle, politica (?) impazzita, guerre alle porte, e così via…

Sono un  semplice osservatore di ciò che ci circonda, ho avuto anche un occhio di riguardo ai partiti della prima Repubblica e non avrei mai pensato di doverli rimpiangere. Nel tentativo di ricercare il momento che il mondo ha cominciato a girare all’incontrario, lo spunto me l’ha dato un libro, “In trappola” di Franco Bernabè, manager pubblico di livello internazionale. Riportiamo ad esempio una frase: “E’ stata fatale l’idea di esportare la democrazia, la globalizzazione, la liberazione dei mercati finanziari e della tecnologia, di fare insomma un mondo a immagine e somiglianza degli USA, pensando che essi rimanessero al centro del nuovo sistema”. E all’interno inoltre leggiamo: penso che con Clinton sia cominciato il declino dell’occidente e soprattutto il declino della democrazia – e vengono ricordati lo smantellamento dei meccanismi di protezione sociale introdotti da Roosvelt e l’ammissione della Cina al Wto (i cinesi allora avevano un pil di 1.300 miliardi di dollari, oggi è moltiplicato per quindici, in pratica l’intera manifattura del pianeta). Quanto meno, viene da aggiungere, sarebbe stato meglio procedere gradualmente, magari con verifiche in corso (ecco, piccolo significativo esempio, forse i leader del dopoguerra sarebbero andati coi piedi di piombo).

Insomma, ci siamo capiti. Gli americani sono fatti così, non a caso una delle canzoni più famose è “money, money”. Poi negli ultimi tempi anche la loro situazione è peggiorata, il risultato è…Trump: infatti dalla Silycon Valley all’industria dell’automobile in tanti si rivoltarono ai democratici della Harris e optarono per Trump (chissà come spiegarono alla Schlein, che là è di casa, come hanno fatto a perdere). Comunque, in un continente immenso come quello del “Nuovo Mondo”, con visioni diverse fra gli abitanti nell’entroterra con il loro patriottismo e quelli della coste con il loro politicamente corretto e il wokismo, trasmissibile al solito in Europa, gli Stati Uniti federati  si è dimostrata la soluzione. Per un regime autocratico come la Cina invece è diverso, non hanno nemmeno il problema di non apparire invasori, infatti stanno conquistando il mondo rifacendosi a Confucio: per loro il passato è una cosa seria, la storia antica è strumento di cultura e di potere, offrono un’ antica civiltà saltando direttamente al futuro (e in filigrana è già facile capire come andrà a finire). Non resta, a questo punto, che introdurre l’argomento che ci interessa: l’ Europa. Abbiamo già avuto occasione di scrivere che “si fa davvero l’Europa oppure l’UE muore”; nel frattempo la situazione si sta ulteriormente aggravando, giorno dopo giorno, eppure nessun “europeista” prende l’iniziativa per costituire una Federazione di stati, che significa un vero cambiamento. Spiace dirlo ma in tale prospettiva, chi ha maggiormente deluso è questo Pd. Al Parlamento Europeo  è il gruppo più numeroso dei socialisti e democratici – e il punto di riferimento è appunto il PSE. Ebbene, qualcuno forse ricorda quando l’anno scorso si parlò molto di Ventotene? Un gruppo di nostri deputati, una domenica, si recò proprio sull’isola del Tirreno per rilanciare il valore del Manifesto considerato giustamente il testo fondante del federalismo europeo: il federalismo di Hamilton – di concreto significato politico antifascista – che sostiene la necessità di un governo federale solido e centralizzato, in pratica rifacendosi al modello degli Stati Uniti, quindi trasformandoci da una debole Unione (come oggi) in una Nazione europea con un parlamento e un governo democratico, lasciando ai vari stati un’autonomia che consenta lo sviluppo di una vita politica secondo le caratteristiche di ogni popolo. L’impronta del documento è socialista, per cui viene da chiedersi: perché la sinistra europea non ha provveduto, perché non vogliamo un’Europa federale? Siete tutti sovranisti? In realtà bisogna ammettere che questo Pd si dedica più alla propaganda che agli insegnamenti e all’azione dei dirigenti del passato. Un’occasione poteva esserci alla nascita della cosiddetta seconda Repubblica  (oppure i compagni avevano il veto di Mosca?), viene da pensare che, se fosse stato sempre attivo una personalità come Craxi, vicepresidente dell’Internazionale Socialista, poteva essere lui il federatore. A questo punto, quanto i politici europei pensano davvero di andare avanti così, con il mondo che viviamo?

Lettore 46

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