La tutela dei bambini nel mondo alla rovescia

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In questi giorni è entrato prepotentemente nel dibattito la questione di Milano e della circolare del perfetto cittadino che ricorda la non trascrivibilità di stati di famiglia acquisiti all’estero per minori che siano nati da pratiche non consentite in Italia, ossia le così dette pratiche dell’utero in affitto e della fecondazione eterologa.

Il che, detto così, appare pure banale. Se non è lecito non si può fare e un prefetto deve far rispettare le leggi (come dire che il governo non c’entra poi nulla).

Ma a Milano si faceva lo stesso.

Il conto non torna e, girando per internet, non si riesce neppure a trovare la circolare incriminata ma solo: commenti, alzate di scudi, inviti allo sdegno popolare. Nessuno che riporti con esattezza il contenuto che dovrebbe giustificare tale sdegno. Cercando bene, si trova che qualche giornale annota (con pochissima enfasi) che il problema riguarda sia le coppie omogenitoriali che quelle etero visto che si parla del riconoscimento della genitorialità del partner non biologico. Solo annotazioni all’interno di un giudizio (almeno morale) già fatto.

Il problema non è neppure il fatto che tale partner non possa essere riconosciuto in senso assoluto. Infatti, l’ordinamento vigente (qualche giornale lo riporta) prevede che tale adozione possa avvenire tramite la così detta stepchild adoption (che tradotto in italiano sarebbe l’adozione del figlio del coniuge). Solo che questa adozione, come tutte le adozioni, passa attraverso la valutazione di un giudice chiamato a verificare che esista davvero un rapporto affettivo tra il minore e il genitore adottivo. E c’è un giudice perché si deve tutelare il diritto del minore ad avere una famiglia realmente attaccata a lui e non il diritto dei genitori di avere un figlio anche se non ne sono particolarmente coinvolti. Quello che si chiede, al contrario, è che tale «adozione» avvenga senza filtri e senza che nessuno possa metterci becco. Il che equivale a dire che è un diritto dei genitori avere un figlio e non un diritto di un minore avere una famiglia che lo accolga e lo ami.

La cosa è stata subito utilizzata dal mondo LGBTQ+ (e poi non si sa più quante altre lettere si debba giungere…) per gridare alla discriminazione. Il che è falso visto che il problema lo hanno anche le coppie eterosessuali che ricorrono alla medesime pratiche. Quindi non è discriminatorio.

Quello che però è davvero poco accettabile è la strumentalizzazione e la distorsione delle notizie per fini politici.

Anche qui, per carità, non è certo la prima volta. Eppure è davvero difficile sentire espressioni tipo “la destra lede i diritti dei bambini” (Sen. Malapezzi) o similari (Elly Schlein) quasi che il tema sia davvero quello: i diritti dei bambini. Mentre il tema vero sono i «diritti» dei genitori.

Già, questo è il vero nodo della matassa: è diritto dei coniugi di avere dei figli? Cioè fin dove è legittimo spingersi per “aiutare” la natura perché una coppia abbia un figlio? E poi, perchè no, un sigolo?

Il punto è tutto qui. In Italia la legge dice che, oltre il limite delle cure per la fertilità non si possa andare. E non si possa fare la fecondazione eterologa, che poi significa che il materiale genetico da cui nasce il bambino non possa provenire al di fuori della coppia. Né che si possa impiantare un ovocita in una donna diversa.

È ingiusto?

Forse, dipende da cosa crediamo che sia il diritto alla vita. E, soprattutto, dipende da cosa si intende per diritto.

Andando a cercare la definizione di diritto troviamo: «il diritto soggettivo è il riconoscimento da parte dell’ordinamento giuridico (del diritto oggettivo) di una pretesa, che implica un altrui obbligo di non fare o di fare. Comporta la facoltà di agire per difendere l’interesse riconosciuto ed eventualmente minacciato. Diritti e obblighi sono dunque correlativi».

Il diritto non è quindi una cosa che non costa: implica obbligazioni di qualcuno verso qualcun altro.

Quindi capire chi è l’obbligato e chi il beneficiario di un diritto è fondamentale.

E qui la finzione si rivela.

Parliamo di diritto del bambino ma poi diciamo che è «un diritto del bambino nascere sano». E se non è sano c’è l’aborto. Che è un po’ difficile far ricadere nel diritto del bambino, ma si dice che è nel diritto della donna di non vedere nessuno che usa il suo corpo. Poi si dice che è «diritto del bambino nascere in una famiglia che lo voglia» e si avalla l’idea dell’utero in affitto. Che confligge brutalmente con il diritto delle donne di non veder mercificato il proprio corpo (principio che è alla base anche del diritto all’aborto). Poi si dice che è «diritto del bambino che possa essere sano, felice e bello» e si avalla il diritto di scegliere i donatori di materiale genetico sulla base di caratteristiche morfologiche e soggettive di donatori che possono restare anonimi e magari vendere il loro materiale genetico.

Tutte queste cose non sono esagerazioni ma pratiche diffuse, se non in Italia, almeno in molti paesi di Europa (a cui le persone possono facilmente, anche se non economicamente, ricorrere).

Il diritto dovrebbe invece essere quello del minore di conoscere i propri genitori (o, ormai, di chi era il materiale genetico che lo ha prodotto). E di non essere un puzzle di pezzi comprati al mercato. E se fare questo non fosse molto costoso ma fosse pure economico sarebbe pure più orribile.

Come concordo con l’idea che il corpo della donna non possa essere oggetto di speculazione, ancora di più sostengo che il corpo e la vita dei bambini non possa essere oggetto di mercato o di egoismi. Neppure da parte di chi un figlio lo desidera e potrebbe offrirgli amore. Ma una offerta di amore che parte dalla negazione del rispetto, non può essere vista come un buon punto di partenza.

Avere un bambino alto, biondo, intelligente e simpatico non è un diritto dei genitori. Non lo è neppure avere un figlio. Un figlio è un dono di Dio, per chi crede; un miracolo della natura, per tutti gli altri. Ma in nessun caso può essere considerato un oggetto, un premio, o un diritto di un altro; nemmeno della madre.

È un mondo alla rovescia quello che pensa che il diritto del bambino possa essere confuso con quello dei genitori.

Abbiamo rovesciato il diritto e mascherato l’egoismo di nobiltà.

Andrea Bicocchi @Andrea_Bicocchi

Foto di Ksenia Chernaya da Pexels

Andrea Bicocchi
Andrea Bicocchi
Imprenditore, editore de "Lo Schermo", volontario. Mi piace approfondire le cose e ho un'insana passione per tutto quello che è tecnologia e innovazione. Sono anche convinto che la comunità in cui viviamo abbia bisogno dell'impegno e del lavoro di tutti e di ciascuno. Il mio impegno nel lavoro, nel sociale e ne Lo Schermo, riflettono questa mia visione del mondo.

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1 commento

  1. Ho letto un po’ frettolosamente, ma mi sembra di aver capito alcuni punti, tra cui:
    1 “… il problema riguarda sia le coppie omogenitoriali che quelle etero visto che si parla del riconoscimento della genitorialità del partner non biologico. …”; e, se ho ben capito, non mi sembra poco.
    2 “… si dice che è «diritto del bambino che possa essere sano, felice e bello»…”; allora, secondo tale tesi, la mia “normale” perfetta e affettuosissima famiglia che ha fatto ogni sacrificio possibile per darmi il massimo per una vita migliore, peraltro riuscendoci, dovrebbe aver sbagliato in qualche cosa? Perché sono stato sano (ormai sono anziano e qualche acciacco inizia a vedersi), bello non saprei, normale direi; felice?
    No, nonostante tutto, sin dall’infanzia, a circa quattro anni, quando seppi, anche tentando inutilmente di rianimare una rondine morta gettandole acqua addosso (lo avevo visto fare in Tv in un western ove si rianimava un cowboy che si era beccato un pugno) che esisteva la morte, prima o poi, la fine della vita, e i tormenti possibili della malattia, io non sono stato mai più felice; e non solo per me, ma anche per tutte le persone care e i miei animali cari che, prima o poi, vedevo lasciarmi! E anche per ciò di brutto che accadeva agli estranei.
    Però non credo che i miei genitori abbiano sbagliato in nulla.
    Non sembri strano che io scriva di aver letto un po’ frettolosamente ma, ultimamente, tali importanti concetti “dei diritti”, alcuni più che giusti, tra cui quello all’aborto che, invece, io non considero tale (come può essere un diritto quello di sopprimere una vita?),
    pur essendomi sempre considerato DI SINISTRA
    ma, ripeto, tale enfasi sui “diritti”, alcuni più che giusti, in un Paese che periodicamente mi sembra, posso sbagliare, calpesti i diritti più elementari, come quello di andare in pensione nell’anno pattuito e, poi, vedersela procrastinare di 6 o 7 anni in una nottata
    (Vive la France, en effet vive les travailleurs français: da noi si fece uno sciopero di “ben” tre ore e, poi, tutto avanti senza problemi),
    come quello alla “restituzione” (perché di ciò si tratta) entro quindici giorni del TFS, diritto procrastinato per anni ed a tranches nella stessa nottata summenzionata), come può esistere?
    Come si può parlare di ciò mentre per strada rischi che ti accoltellino, sulla metro rischi che ti derubino, ogni giorno rischi che, tornando a casa, trovi la serratura cambiata e dentro casa tua qualche estraneo che se ne è appropriato, e passeranno mesi prima che tu possa riaverla distrutta; magari c’è ancora una pandemia dichiarata finita come emergenza che, salvo errori, uccide in Italia ancora circa tenta persone a settimana, e chiamandola endemia il risultato pratico è lo stesso, c’è un rischio nucleare e di guerra nucleare… L’elenco sarebbe troppo lungo.
    E parte di tutto ciò, oggi, neanche viene più perseguito d’ufficio, ma solo dietro denuncia, con le relative conseguenze, spese e trafile burocratiche.
    Mentre si continuano a far pagare sempre le tasse agli stessi e, poi, alcuni partiti all’opposizione, che novità, rilanciano l’idea della “patrimoniale”, insensata cosa
    chissà perché considerata di sinistra,
    a meno che sia di sinistra far ripagare di nuovo, a seconda di ciò che si acquisti, o si risparmi, con il rimanente dei tuoi soldi già tassati sul reddito, invece di far pagare gli evasori per milioni di euro ben individuati da serie trasmissioni di inchiesta e denuncia?
    E’ un assurdo di logica,
    indipendentemente dalla ricchezza di cui goda colui al quale tale patrimoniale si voglia far pagare; se ha già pagato il dovuto sul reddito, perché dovrebbe ripagare di nuovo secondo come spenda o risparmi ciò che, tanto o poco, gli rimanga?
    Allora si aumenti la progressività delle imposte, cosa costituzionale, e poi lasciamo in pace i contribuenti, anche i più ricchi!
    E come si risolve, anzi si continua a progettare di risolvere, il problema? Con la moneta elettronica!
    Con il cercare di limitare i leciti pagamenti in contante, ovvero con la moneta di Stato coniata dalla Zecca di Stato e, immagino, anche dalla BCE, come se fosse un qualcosa che viene dalla mafia! Con l’aumentare sempre più il tetto al contante, per spingerti a non pagare come tu desideri, magari per comodità, abitudine, per non incorrere in truffe informatiche, per principio, facendo campagne mediatiche che rischiano di farti sentire sospettato di essere un evasore, un riciclatore, un delinquente, se tu paghi con la moneta battuta dallo Stato invece che con la moneta venduta dai privati!
    Inimmaginabile: tracciatissimi prelievi bancari in contanti, scaturenti da tracciatissime pensioni o stipendi!
    Allora la zecca smettesse di battere valuta, PER TUTTI! e per legge, emetta lei le carte, però senza dare volumetti in corpo otto da leggere e, soprattutto, capire, per l’uso delle stesse e, in caso di truffa informatica, che rimborsi entro dieci minuti il maltolto e senza trafile burocratiche e tempo perso!
    Si è arrivati al punto di vietare di detrarre dal 730 le spese mediche sostenute per visite private, e veterinarie, se non pagate con mezzi bancari ma in contanti! Anche se, la fattura, inviata in copia all’Agenzi delle Entrate, come accadeva prima, è tracciamento del lecito pagamento, entro il tetto al contante consentito, dell’IVA!
    Si è arrivati al punto di dare, con soldi pubblici, “ricchi premi e cotillons” (mi si consenta l’umorismo) a chi paghi con carte! Soldi pubblici pagati, tramite le tasse, da tutti, anche da chi abbia gusti leciti di pagamento diversi!
    C’è stata una campagna mediatica che, forse, cercava nei cappuccini pagati in nero i 110 miliardi di evasione fiscale? Come se veramente ciò provenisse da pensionati e impiegati furbetti che stringevano accordi coi baristi? A me hanno sempre dato lo scontrino pur se ho sempre pagato in contanti!

    Non sanno forse, tali “ideatori” di “nuovi” programmi che se, finora, uno come me che prima votava a sinistra tappandosi il naso e, poi, ha smesso di votare stanco dell’apnea continua, non è che ora, con tali premesse e “promesse”, riprenda a votare a sinistra?…
    Anzi, forse si corre il rischio che, invece di smettere di non votare, tappandosi il naso inizi a votare a destra, per difendersi!

    Magari è stanco di pagare solo lui, perché pensionato o dipendente, per tutti!
    Magari non ritiene giusto, PER PRINCIPIO, che, indipendentemente dal reddito, si possa ritassare di nuovo ciò che, col rimanente del già tassato, si possa far ripagare, a seconda di cosa acquisti o si risparmi!
    E, posso sbagliare ma, io penso che, se cade la logica nell’agire, contemporaneamente cade anche il diritto che, dalla logica e dall’equità, dovrebbe scaturire.
    E la logica mi dice che un principio non possa essere valido a seconda dell’importo su cui venga imposto: che la patrimoniale parta, come a volte ventilato, da un milione di euro, da 500.000 euro, o da 50 milioni di euro, la logica è la stessa: secondo me non si può far ripagare come patrimoniale chi abbia già pagato sul reddito! Allora, semmai, si faccia pagare solo sul patrimonio, ma non sul reddito! Però potrebbe esistere chi abbia un patrimonio, ereditato, ma nessun reddito; e allora?
    E, a parte la logica della giustizia della cosa, poi, forse, gli italiani non potrebbero immaginare che, una volta creato un precedente, si parte da 50 milioni, poi si passa a 5 e, poi, a 500.000 euro e, poi, magari a 30.000…?
    Perché subentra un’altra delle tante innumerevoli emergenze che in Italia si trascinano da decenni, tanto che, ormai, emergenze neanche sembrano più, sembrano la normalità!
    E, ancora più ridicolo nel ridicolo, mi sembra considerare ricco chi magari abbia un appartamento, col mutuo, e qualche risparmio in banca per le eventuali emergenze; cose su cui calcolare il patrimonio.
    Bene, la mia normale casa, con mutuo, in una grande città può costare 600.000 euro; e allora sono ricco! Una casa come la mia, o magari anche migliore, in un piccolo centro può costare 100.000 euro! E allora il proprietario è povero?
    Sei ricco o povero a seconda di dove tu nasca, o di dove tu debba vivere per lavorare?
    Vive la France, en effet vive les travailleurs français!

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