Alberto Paradossi, l’attore lucchese che sogna di interpetare Piero Ciampi: “Per fare questo mestiere ci vuole fede e un bel po’ di incoscienza!”

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Da anni stabilitosi a Roma per motivi professionali, Alberto Paradossi si sta facendo notare in tutta Italia grazie alle sue brillanti interpretazioni cinematografiche. Di recente, infatti, ha ottimamente vestito i panni di Bobo Craxi nel film “Hammamet” e quelli di Federico Fellini nel film, dedicato ad Alberto Sordi, del regista romano Luca Manfredi. Nell’intervista a Lo Schermo, il giovane attore lucchese ci parla dei suoi ultimi lavori e dei suoi progetti futuri, senza risparmiare alcune amare considerazioni sul mondo del cinema.

Alberto Paradossi, da Lucca a Roma il percorso per affermarti è stato lungo e non si è ancora concluso. Quando e come hai deciso di provarci?

Me lo chiedo sempre anche io. Sinceramente non saprei, non vorrei essere banale ma sono costretto a darti la classica risposta del «è successo da sé, in maniera molto naturale». È andata proprio così, perché ho iniziato frequentando senza pretese un laboratorio teatrale ai tempi del liceo. Poi col tempo il divertimento cresceva sempre di più e diventava inversamente proporzionale alla voglia di continuare un’Università che non mi dava nulla, anzi a cui io non davo nulla. Di sicuro il fatto di ritrovarmi fuori corso e sempre più spaesato ha accelerato il tutto e così, dopo due anni di nulla cosmico, mi sono trasferito a Roma. E qui mi trovo ancora.

Di recente hai ottenuto un buon successo studiando e in seguito interpretando due personaggi importanti come Federico Fellini e Bobo Craxi. Da un punto di vista umano a chi ti senti più vicino?

Sono due personaggi molto diversi tra loro, con una differente profondità. Peraltro li ho affrontati in due progetti che non hanno praticamente niente in comune, quindi è abbastanza complicato contestualizzare la risposta. Diciamo che Bobo Craxi è più introverso e indirettamente vittima della situazione che ha vissuto, mentre Fellini era invece uno scanzonato visionario e un po’ patacca, come dicono dalle sue parti. Personalmente ritrovo me stesso un po’ in tutti e due, o forse sono distante da entrambi. Ecco, diciamo che io mi sento esattamente a metà strada tra i picchi di vitalità di Fellini e l’immobilismo triste e solitario di Bobo.

Chi ti piacerebbe interpretare tra i grandi del passato? E perché?

Nonostante fino ad oggi io abbia prevalentemente fatto film biografici, ti confesso che non sono un fan di questo genere di lavori. È chiaro che questo è un modello di film che adesso va tantissimo e riscuote grande successo tra gli spettatori, che possono fare subito un confronto immedesimandosi e sentendosi più partecipi rispetto alla storia e alle vicende narrate. Peraltro, da un punto di vista professionale fare un film biografico è anche molto difficile. È molto difficile perché è necessario stare attenti a non cadere nell’esercizio di stile e capire davvero il senso di riportare nel presente un personaggio del passato. Diciamo che è importante, anzi fondamentale, che il film non diventi solo un’operazione celebrativa. Detto questo, mi piacerebbe interpretare un personaggio su cui un film non lo farebbero mai, ovvero Piero Ciampi. Ecco, un film su di lui sarebbe davvero una bella “ruzzata”, come si dice a Lucca.

Questo, purtroppo, non è un periodo facile per gli attori e per gli artisti in generale. Tu come affronti le difficoltà quotidiane e le sfide professionali?

Di sicuro il mio è un mestiere in cui ci vuole fede e un bel po’ di incoscienza. Sin dall’inizio sai già che, salvo grandi colpi di fortuna, non avrai una vita facile. I miei amici e coetanei che svolgono un altro mestiere adesso iniziano ad avere una famiglia…io solo al pensiero non so se ridere o svenire! Durante la quarantena, poi, per la prima volta ho sentito davvero sulla pelle cosa vuol dire far parte dell’ultima categoria dell’ultimo paese dell’Europa che conta: in Italia prima arrivano tutti gli altri, e poi arriviamo noi artisti. Ti dico solo che ho ricevuto appena tre settimane fa il bonifico INPS di Aprile e Maggio! È ovvio che stiamo parlando di un momento di estrema eccezionalità, ma di sicuro questo mi ha dato modo di riflettere e pensare molto. Diciamo che il mio lo si è venduto un po’ come un mestiere per tutti, mentre invece è un lavoro decisamente per pochi. È come per la politica, e non credo che questo sia un paragone azzardato, perché il mondo dello spettacolo è veramente il riflesso di quanto accade nel Paese a livello politico. Ad ogni modo, per rispondere alla tua domanda, ultimamente mi accorgo che sul lavoro ho imparato ad essere più leggero rispetto a come sono nella vita quotidiana. E menomale, mi viene da dire, altrimenti non credo che sarei sopravvissuto in questo settore!

Che progetti hai in cantiere? Tra quanto ti vedremo di nuovo sugli schermi e in quali vesti?

Il Covid ha bloccato e posticipato tutto. Adesso abbiamo ripreso i lavori interrotti a Marzo e ad Ottobre, invece, dovrebbero cominciare finalmente le nuove produzioni. A breve dovrebbe uscire il nuovo film di Paolo Genovese, “Supereroi”, in cui io ho un piccolo ruolo insieme a Jasmine Trinca, Vinicio Marchioni e Alessandro Borghi. Poco prima della quarantena, poi, ho avuto anche l’opportunità di prendere parte ad una commedia indipendente dal nome “Maschile Singolare”, con un cast di ragazzi tutti Under 35 tra cui Gianmarco Saurino, Giancarlo Commare, Eduardo Valdarnini e Michela Giraud. Ecco, a breve uscirà sugli schermi anche quello!

Giovanni Mastria
Giovanni Mastria
Nato a Lucca, classe 1991. Scrivo con passione di cultura, attualità, cronaca e sport e, nella vita di tutti i giorni, faccio l’Avvocato. Credo in un giornalismo di qualità e, soprattutto, nella sua fondamentale funzione sociale. Perché ho fiducia nel progetto "Oltre Lo Schermo"? Perché propone modelli e contenuti nuovi, giovani e non banali.

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