Un “Ardito” di Lucca: Dario VITALI.

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Iniziamo quindi un piccolo percorso di conoscenza storica locale, con la presentazione di un personaggio lucchese, un soldato, sconosciuto ai più, citato dalla toponomastica locale con la titolazione di una vietta trasversale di campagna, verso Mugnano.

Un “Ardito” di Lucca. Dario VITALI.

Ebreo, figlio di Moisè Agostino e di Regina Corcos, nato a Lucca il 15 Novembre del 1899.

Abitavano in Corso Garibaldi al civico 40. I genitori erano importanti personaggi artistici. La mamma era una “Corcos” figlia di un celebre pittore livornese.

Questi scarni dati anagrafici a molti non diranno tanto.

Ma a saperli leggere ci raccontano che il Vitali era uno dei famosi “ragazzi del’99” dove appunto il numero ’99 rappresenta la “classe di leva”. Furono i famosi coscritti -i ragazzi del ‘’99- precettati e arruolati in fretta dopo il disastro di Caporetto, per rimpinguare le esigue schiere del Regio Esercito Italiano, ridossate sulla sponda destra del fiume Piave per fronteggiare in extremis la poderosa offensiva tedesco-austroungarica.

Migliaia di giovanissimi italiani, tra essi il giovanissimo Vitali, che furono chiamati alle armi addirittura a 17 anni, tanto che le uniformi rimaste nei magazzini erano troppo larghe per la loro statura ancora da ragazzini.

Il fucile di ordinanza, il ’91 con la baionetta inastata era più alto di loro! Venne addirittura coniata una canzoncina per meglio rappresentare questa tragedia anagrafica: “Il General Cadorna ha ordinato tante vacche perché il ’99 prende ancora il latte”.

Ma in prima linea si comportarono da bravissimi soldati.

Di loro il Generale Diaz, che aveva sostituito Cadorna dopo la rotta, dirà”:

 «Li ho visti i ragazzi del ’99. Andavano in prima linea cantando. Li ho visti tornare in esigua schiera. Cantavano ancora!»

Storie della Grande Guerra… Lo Stato Maggiore decise di approntare in riserva anche la classe 1900, da mobilitare per una ipotetica grande offensiva del 1919; per fortuna gli eventi bellici volsero prima per il meglio, e dopo la fortunata riuscita dell’offensiva di Vittorio Veneto («…MA STO’ VITTORIO VENETO ‘ADDO C…ZO STA?» Cit. Diaz…) i “ragazzi del ’99, tra i quali il nostro lucchese Dario Vitali, si impegnarono a fondo per ribaltare le sorti del conflitto. Riuscendoci.

Il giovane Vitali, dopo l’arruolamento nel Deposito del 3° Reggimento Genio-Trasmissioni in Firenze (tra l’altro lo stesso reggimento dove si arruola come volontario Guglielmo Marconi), è assegnato come “Aspirante” (un grado prima degli Ufficiali) alla 48° Compagnia Zappatori, ma chiede ed ottiene di essere trasferito al “IX Reparto d’Assalto”, negli “Arditi”, le truppe Speciali di recente costituzione, coraggiosi e “fegatacci” soldati, impiegati con efficacia verso la fine del conflitto, per azioni episodiche e rischiosissime!

Il nostro Aspirante lucchese partecipa quindi alla Battaglia del Solstizio sul Monte Asolone, sul Fenilon, e sul Col Moschin!

Quest’ultimo toponimo darà poi il nome di battaglia all’unico reparto attuale di Forze Speciali dell’Esercito Italiano, il IX Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin”. Molti pseudo storici, giornalisti un tanto al chilo, ignorantoni e superficiali anche a livello nazionale (!), equivocano spesso per mera ignoranza e superficialità su questo nome, il “Col Moschin”, credendo – sbagliando –, che sia attribuibile ad un immaginario e inesistente COLONNELLO MOSCHIN. Son talmente ignoranti da non vedere nè leggere che dopo la prima parte del nome “Col” non c’è il puntino di troncatura che si viene messo nel caso il nome Col. fosse l’abbreviazione di Colonnello. Il “Col” senza puntino significa Colle, cima montuosa, tipo “Col del Vento”, “Col della Luce”, “Col del Sole”, “Col Moschin” (1278 m.sl.m), appunto… Tutto qui… è anche facile.

L’Ardito Vitali partecipa successivamente alla decisiva battaglia di Vittorio Veneto, durante la quale, in seguito al ferimento dell’alfiere del IX Reparto, l’Ardito Ciro Scianna, l’Aspirante Ardito Vitali sostituisce quest’ultimo per portare la bandiera all’attacco. Il prestigioso incarico di “Alfiere” gli viene concesso in virtù della giovane età e del grado. Nei combattimenti del 25 ottobre, il Dario Vitali viene ferito gravemente all’occhio destro che perderà, ma rifiuta le cure fino all’ultimo, mantenendo in avanti la bandiera di guerra del IX Reparto.

Per questo motivo, successivamente, verrà decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare (la massima onorificenza al Valore!); unico soldato ebreo vivente dei 5 ebrei decorati della stessa onorificenza nell’intero conflitto!

Terminato il conflitto torna a Lucca, dove aderisce con entusiasmo giovanile, tipico dei reduci della Grande Guerra al nascente sogno del fascismo; assieme a Nino Malavasi e Anatolio Della Maggiora fonda a Lucca un giornale locale “l’Intrepido” organo giovanile del fascio locale, stampato in Via della Polveriera, con un ufficio anche a Pisa (Roberto Pizzi in Documenti e Studi nr 8/9 1988/’89)!  

Ma incontrerà purtroppo assai presto, con i suoi soci, un personaggio assai meno sognatore, ma molto più concreto e squallido, il ras Scorza, noto divoratore di risorse locali, tanto che porterà al fallimento la Banca di Lucca, dopo averci inutilmente ma proficuamente provato anche con la Banca Bertolli. (Per info in merito cit. “Il Fascismo dalle mani sporche”, Umberto Sereni ed. Laterza!)

Lo Scorza approfittò, per le sue azioni finanziarie… della importante posizione amministrativa del fratello Giovanni, funzionario delle Imposte Dirette di Lucca, che aveva accesso a tutte le informazioni finanziari delle più importanti famiglie lucchesi; quest’ultimo infatti si dimise dall’incarico di funzionario e aprì su un “Importantissimo studio Tributario-Amministrativo- Commerciale” in Via Santa Giustina dove il fratello Carlo, il ras lucchese “gravitava” a tempo perso, dedicando il maggior suo tempo al “santo manganello”, piuttosto che alla partita doppia. Il Vitali deluso e amareggiato dal crollo di questo sogno, dallo scontro e dalla presa di coscienza con lo squallore reale e furfantesco dei personaggi che realmente gestivano il partito, tenterà addirittura il suicidio a Pisa, allontanandosi definitivamente da Lucca.

Termina gli studi a Roma dove si laurea in giurisprudenza ed esercita la professione a Mogadiscio. Partecipa anche alla campagna d’Etiopia; successivamente, nel corso del Secondo Conflitto Mondiale viene catturato dagli Inglesi nel ’41; rimpatria come convalescente tramite la C.R.I. nel ’43 in Italia. Morirà poi il 15 ottobre del 1955 a Roma.

Il Vitali è presente a Roma per la grande cerimonia del 4 Novembre 1921 dedicata alla traslazione del sacello del Milite Ignoto, dal treno dell’Eroe all’Altare della Patria; è incaricato come “portatore d’onore”; infatti compare tra le 30 Medaglie d’Oro che compongono il corteo, e portano a turno il sarcofago. Si vede in una immagine di un filmato LUCE, assieme, tra gli altri, al Ten. Alessandro Tandura, (due cm più alto del Re!) primo Paracadutista Militare aviolanciato nella Grande Guerra, e alla doppia Medaglia d’Oro Amm. Luigi Rizzo, l’affondatore della flotta austroungarica.

Abbiamo ritrovato nel carteggio comunale la lettera di compiacimento che l’Amministrazione gli invia in occasione del conferimento postumo (nel ’21…) della Medaglia d’Oro, e la lettera di risposta del Vitali che ringrazia.

A lui è intitolato il nuovo “Comprensorio Militare” di Pisa, sede del Comando Forze Speciali dell’Esercito, nella zona Nord dell’ex Camp Darby.

Ringrazio per le ricerche la grande disponibilità e professionalità del personale dell’Archivio Storico Comunale e dell’Ufficio Leva.

Lettera di assegnazione della Medaglia d’Oro
Lettera di ringraziamento al Sindaco di Lucca da parte di Vitali

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