#StateSereni – PD. Se ci sei batti un colpo

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La condizione catatonica del PD dura ormai da troppo tempo. La dialettica democratica, che prevede ed esige il ruolo attivo dell’opposizione con funzioni di controllo e di stimolo della maggioranza, non può realizzarsi se viene a mancare chi si incarica e svolge queste funzioni.

Il problema della scomparsa del PD è dunque da intendersi come problema della democrazia italiana nella nuova fase aperta dalla vittoria del centro-destra e del conseguente formarsi del governo dell’onorevole Meloni.

È con questo spirito, sinceramente preoccupato per questo grave impoverimento della scena politica nazionale, ma anche locale, che avverto l’urgenza di formulare qualche riflessione, di avanzare qualche critica e di sollecitare una qualche reazione vitale da parte di quel che rimane del PD.

Intanto moviamo dallo scenario nazionale, ma poi arriviamo ad occuparci anche delle cose di casa nostra. È ormai divenuto un ritornello che passa da un commentatore all’altro la rappresentazione dello stato preagonico di questo partito che non mostra di riprendersi dalla batosta subita alle elezioni politiche del 25 settembre. Di certo non lo aiuta ad uscire da questa sconfortante condizione di inedia e di inettitudine il fatto che il maggior responsabile della disfatta, il segretario Letta, sta ancora ben saldo al suo posto. Da dove continua dirigere il partito con quell’acume felino (“gli occhi di tigre”) che l’ha portato alla disfatta.

Dopo una musata di quella entità, dovuta al fallimento della sua strategia e delle sue mosse tattiche, era quanto meno da pretendere il suo allontanamento dal vertice del partito. Con una mossa questa sì felina (quando sono gioco interessi personali il professore pisano-parigino non conosce rivali) per parare il colpo ha annunciato le sue dimissioni ed ha messo in cantiere il congresso che dovrà rimettere il partito in carreggiata. Così facendo, approfittando della minchioneria accondiscendente degli altri dirigenti, unicamente interessati a partecipare al Gran Premio della futura segreteria, si è messo in sicurezza, ed è rimasto al suo posto a far danni.  Che puntualmente si avverano, come lo dimostra la danza macabra, con tanto di roboanti quanto vane dichiarazioni, messa in scena per la vicenda della candidatura Moratti alla Regione Lombardia. Non riuscire ad approfittare della rottura del fronte avversario per agguantare un risultato che aprirebbe nel centro-destra una guerra fratricida dalle conseguenze letali per quella coalizione merita quanto meno l’interdizione perpetua da ogni ufficio politico. Dotto in Storia Romana Antica e docente a Parigi, il professor Letta vada a rileggersi quell’episodio della storia nazionale che risale 1943 ed è rubricato con la formula di “svolta di Salerno”: vi troverà qualche utile insegnamento per come comportarsi nel pasticcio milanese.

Ma il professore, purtroppo per i suoi accoliti, alle sciagure ci è abituato. Il suo esordio, sarà bene rievocarlo, quello in cui poté mettere in campo le sue doti, avvenne proprio a Lucca quando i maggiorenti dell’ex Democrazia Cristiana diventata Partito Popolare si rivolsero al tigrotto pisano per gestire l’individuazione del candidato sindaco dopo il primo mandato di Giulio Lazzerini. La soluzione individuata dal felino, virgulto ma già esperto auriga, alla prova dei fatti si rivelò propizia per il candidato del centro-destra, Pietro Fazzi che trovò la strada spianata per accedere a palazzo Santini.

Acume, lucidità, senso delle cose che il professor Letta, nel frattempo assurto a timoniere massimo del PD, aveva modo di confermare poco tempo fa quando, nelle nuove vesti di Comandante Supremo delle disorientate truppe piddine, accorreva Lucca a dare il suo sostegno al candidato che, vincente alla vigilia, naufragava con l’Invincibile Armata di supponenti sotto i colpi di un giovanetto alle prime armi.

Da quella batosta il PD lucchese non si è riavuto. E da allora si attendono invano un gesto, una parola, un atto che diano se non altro testimonianza di un’ancora attiva presenza. Silenzio assoluto. Encefalogramma piatto. Su questa penosa situazione si è poi abbattuto il responso elettorale del 25 settembre che per il PD lucchese è stato reso più grave dalla liquidazione della sua figura più rappresentativa, Liquidazione alla quale il professore di San Giuliano Terme ha sicuramente contribuito. In questa operazione chirurgica, iniziata con la rimozione di Marcucci dall’incarico di capogruppo al Senato, e poi condotta con la sapienza di chi è capace di perfidie, con una certa fondatezza si può ritenere che si siano incontrate una meschina voglia di rivincita che il professore esiliato a Parigi aveva maturato e l’ostilità antimarcucciana che è ben radicata tra le scompaginate file del PD lucchese.

E così Lucca e la sua provincia, senza battere ciglio, hanno perduto la rappresentanza parlamentare con tutto quello che significa in termini di collegamenti con il centro del potere politico. Bravo Letta e bravi i lettini de noantri che sono rimasti folgorati dai responsi delle urne. Il depotenziamento della rete marcucciana è ben visibile nei risultati della valle del Serchio e in Garfagnana dove Fratelli d’Italia ha raggiunto percentuali ben più alte del dato nazionale. Come se nelle urne si fosse verificato un trasferimento in massa di elettorato del centro-sinistra verso la coalizione del centro destra. Fenomeno questo che la dice lunga sulla qualità della partecipazione politica di quelle aree dove, senza alcun segnale apparente, possono verificarsi dei ribaltamenti degli orientamenti elettorali che escludono un vissuto approccio etico-ideale e semmai denotano quella disinvoltura nelle opzioni che a suo tempo meritò alla Garfagnana il titolo di Vandea.

Per la storia si ricorda che nel 1946 al referendum istituzionale la Monarchia stravinse in tutti in comuni e così nel 1974, per il referendum del divorzio i sostenitori della legge furono sommersi dagli abrogazionisti.   Sono passate decine di anni, caratterizzate dalle amministrazioni guidate dal centro-sinistra, che nel frattempo ha piazzato i suoi uomini nei luoghi del potere politico, ma questo denso grumo vandeano non è stato per nulla scalfito. Evidentemente a tutto si è pensato, sistemazioni personali, seggi, posti, incarichi, ma non a fare un’opera di educazione civica che familiarizzasse con i valori e i principi della democrazia.

Il partito che per bocca del suo segretario non perdeva occasione per lanciare l’anatema antifascista ai potenziali elettori di Giorgia Meloni, verificare che Fratelli d’Italia è risultato il primo partito nel Comune di Barga, il più popoloso dell’intera Valle e che addirittura ha superato il 70% a Careggine che così si è guadagnato il titolo di uno dei comuni più a destra d’Italia, quanto meno una domanda dovrebbe porsela: dove abbiamo sbagliato?

Ma dal PD, e da quel che ne resta, non sono venuti segnali che rivelino la coscienza della sconfitta subita, così come non arrivano atti che dimostrino una volontà di riscossa. Abbandonate dai capi che hanno procurato la sconfitta, le smarrite truppe vagano alla vana ricerca di un segno che le rincuori, che dia loro nuove ragioni di mobilitarsi e di impegnarsi.

Per ora l’unica cosa buona che è rimasta di questa argillosa impalcatura di vanità supponenti, di famelici acchiappa-posti, di eterni dispensatori di suggerimenti inutili, di saggi all’oscuro delle più elementari leggi della politica e della vita, sono i tortelli che i bravi compagni della ridotta di piazza San Francesco continuano a cucinare, incuranti delle sconfitte alle quali purtroppo hanno fatto l’abitudine.

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4 Commenti

  1. 😂😂👍 centro anche a questo giro . Sereni fa sfoggio della sua dialettica, usando aggettivi appropriati per definire il PD locale con “supponenti”, e fa la carta D’identitá di Letta “ tradotto minchioneria”. 🥂

  2. Sono perfettament d’accordo col prof Sereni,a l qule vorrei però ricordare qunto fosse lungimirante,quella famosa frase con la qule Matteo Renzi eliminò Il pisano Letta: stai sereno !

  3. sui tortelli non si transige; sono un valore universale al di là dei meri schieramenti politici! Per il resto una analisi direi impietosa, ma PERFETTA !

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