Si chiamava Margherita. Ma non è il titolo di una canzone.

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È la storia di Margherita Kaiser Parodi, una ragazzotta livornese.

Livorno , 18 anni. A quella età la sua vita erano le scuole alte, le passeggiate alla Baracchina Rossa, i primi balli in società, i vestiti di lusso.

Il padre, industriale di origine tedesca, prima di morire si era fatto “italianizzare” l’imbarazzante cognome aggiungendovi quella della nonna, Parodi, una importante famiglia di industriali milanesi.

La mamma di Margherita era Maria Orlando, la figlia di Luigi Orlando, un grande industriale, leader della metallurgia nazionale; cannoni a Terni, navi a Livorno e proiettili a Fornaci di Barga e Campotizzoro. Alta borghesia italiana.

All’ingresso dell’Italia in guerra nel maggio del 1915, Margherita non esitò, con mamma Maria e la sorella Olga e molte altre nobildonne italiane, ad entrare nella Croce Rossa; nella sua domanda di ammissione scrive: “Io sottoscritta, avendo volontariamente chiesto e ottenuto di prestare servizio presso le unità mobili per dare l’opera mia a favore dei nostri combattenti feriti o malati, dichiaro formalmente di assumere tutta la responsabilità delle conseguenze che dal detto servizio potessero derivare” Si firma come Margherita Kaiser Parodi Orlando, aggiungendo il cognome della madre, giusto per ..rafforzare la sua domanda.

Venne assegnata all’Ospedale CRI di Cividale del Friuli.

Senza paga, il volontariato è assoluto e costa. Addirittura le volontarie dovranno pagarsi il vitto e l’alloggio! Anche per questo è quasi esclusivamente riservato a donne della borghesia che possono permetterselo. Saranno oltre quattromila! Tra esse, la prima Infermiera è la Regina Elena, nominata “Donna del popolo”, che ospita nel Quirinale, per sua espressa volontà (tanto il marito Re è al fronte…) “l’Ospedale Territoriale n. 1 della Croce Rossa Italiana, forte di 275 posti letto, 11 Ufficiali Medici e 25 Infermiere volontarie”.

Le altre donne italiane meno abbienti rimarranno a casa a fare i lavori che gli uomini devono lasciare; i campi, le fabbriche, i servizi in città, a guidare i tram, a garantire il funzionamento degli uffici pubblici. Successivamente alla fine del 1916, le volontarie infermiere verranno incorporate e parificate al rango di Ufficiali, ma sempre senza paga. Solo vitto e alloggio. E non tragga in inganno la parola: un pagliericcio spesso separato da una tenda dai ricoverati, bagni promiscui, condizioni igieniche assolutamente precarie, topi nelle corsie. Niente luce elettrica, né riscaldamento, mosche e pidocchi, il rancio delle cucina da campo: non era facile vivere così per una ragazzetta di 18 anni dell’alta borghesia, catapultata di punto in bianco, per sua richiesta, in questo inferno. Eppure queste donne italiane bene o male si meriteranno ben ventidue Medaglie d’Argento e centoventinove di Bronzo. Una d’Argento è di Margherita.

Nell’Ottobre del 1916 la crocerossina Margherita viene trasferita all’Ospedale Mobile nr.2 di Pieris.

Si trova presto coinvolta nel pesante bombardamento austriaco dello stesso ospedale in barba alla grande croce-rossa disegnata sul tetto e a tutte le convenzioni.

Ignorando l’ordine di raggiungere la posizione protetta, rimase sotto il bombardamento in corsia per seguire e curare i soldati ricoverati, meritandosi così un aspro rimprovero e una Medaglia di Bronzo al Valor Militare con questa motivazione: “per essere rimasta al suo posto mentre il nemico bombardava la zona dove era situato l’ospedale cui era addetta”.

Le venne assegnata anche una Medaglia d’Argento di Benemerenza.

Lunedì 4 novembre 1918, nel fiore dei suoi 21 anni, raggiunge a Triste per salutare i triestini liberati, abbracciando e cantando la sua felicità per la fine della guerra e la vittoria italiana. Sulle spalline le due stellette di tenente guadagnate sul campo; sul petto la Medaglia di Bronzo.

La guerra è terminata, Margherita può rientrare a Livorno.

Ma lei chiede di rimanere in servizio, lì a Trieste per seguire i suoi soldati ricoverati fino alla loro dimissione; non vuole abbandonarli.

Questa decisione le sarà fatale.

…“Il lavoro in ospedale, una bolgia dove i feriti si ammassano insieme ai malati di Spagnola, sempre più numerosi. Finché, qualche settimana dopo, comincia a cedere anche lei: quello strano senso di spossatezza, quei dolori alle ossa, e poi di colpo, violentissima, la tosse, gli sbocchi di sangue, la febbre, il delirio. A niente servono le iniezioni di antipirina e di olio canforato, le stesse che faceva ai suoi pazienti. Non vedrà il primo Natale di pace”. Da: Riccardo Chiaberge “1918. La grande epidemia” .

Margherita muore di malaria a Trieste il 1 dicembre 1918.

Altre 18 crocerossine moriranno per la terribile febbre spagnola, dopo la guerra.

Fortissima l’emozione per la Sua dipartita.

Fu tumulata inizialmente presso il Cimitero degli “Invitti” della III Armata, sul Colle di Sant’Elia.

Per lei il politico scrittore Giannino Antona Traversi, uno dei realizzatori del Cimitero degli Invitti, compose uno struggente e emozionante epitaffio, che è un bellissimo riassunto della sua vita:

“A noi, tra bende, fosti di Carità l’Ancella
Morte fra noi ti colse. Resta con noi sorella”.

Sulla croce della tomba, venne appoggiata la sua mantella.

Nel 1935 i resti dei soldati vennero traslati li vicino, nel nuovo Sacrario di Redipuglia; il nome non c’azzecca niente con la Puglia, ma è una contrazione delle parole “sredi polje” letteralmente “in mezzo ai campi”; vi furono sistemati i resti dei 39.857 soldati identificati, e in due enormi fosse comuni in alto i resti di 60.330 soldati ignoti.

In mezzo a loro venne sepolto, per sua espressa volontà, anche il Comandante della III Armata “Invitta”, Emanuele Filiberto Duca D’Aosta, anche se deceduto successivamente alla fine del conflitto. Il Duca non volle abbandonare i suoi soldati anche nella morte.

Subito dietro, sempre in posizione centrale, una lapide diversa tra tutte, una grande croce con due stellette; è il sepolcro dell’unica donna tra oltre 100.000 uomini.

È la tomba della crocerossina Margherita Kaiser Parodi.

Per lei, Massimo Bubbola nel 2019 ha scritto una bellissima canzone “Margherita caduta in guerra” cantata da Lucia Miller e contenuta nell’album “Lampi sulla Pianura”.

A Quercianella (Livorno) nel 1930 le intitolarono una strada interna che collega l’Aurelia.

A Fogliano di Redipuglia è stato inaugurato un parco intitolato a lei.

La sede della locale Croce Rossa Italiana di Redipuglia è a lei dedicata.

Vittorio Lino Biondi
Vittorio Lino Biondi
Sono un Colonnello dell'Esercito Italiano, in Riserva: ho prestato servizio nella Brigata Paracadutisti Folgore e presso il Comando Forze Speciali dell'Esercito. Ho partecipato a varie missioni: Libano, Irak, Somalia, Bosnia, Kosovo Albania Afganistan. Sono infine un cultore di Storia Militare.

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7 Commenti

  1. Bellissima storia. Margherita Kaiser Parodi, pur essendo nata negli agi e nei privilegi, ha sacrificato la sua giovinezza per assistere i feriti . Un grande esempio di generosità e di altruismo. Una grande donna !!!

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