“Putler”

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Abbiamo tutti negli occhi l’orrore per quanto sta accadendo in Ucraina.

Abbiamo orrore perché abbiamo visto che è possibile che uno stato autoritario entri con i carri armati nel territorio di un altro stato. Senza che ci sia una valida motivazione. Senza una provocazione.

Abbiamo visto, forse per la prima volta con chiarezza, che la Russia non è una democrazia: è una dittatura o, più correttamente, un impero. Non c’è discussione là, non c’è un vero parlamento con poteri che possano opporsi al presidente, non c’è spazio per nessuna opposizione o voce fuori dal coro.

C’è solo il potere autoritario, nella sua più schietta e brutale versione. C’è l’uomo che comanda da solo. E c’è l’esercito che, eseguendo gli ordini ricevuti, rende quell’uomo terribile, temibile, incontrollabile.

Poi c’è lo sgomento per il male. Per i morti, per i feriti, per i bambini, per le donne, per i giovani, per la distruzione. E c’è l’immedesimarsi nella tragedia. Il chiederci se può succedere anche a noi. Se il Putin Furioso ha un limite o no. Se siamo al sicuro o siamo abbastanza vicini da essere coinvolti. Se la guerra sarà locale o si contagerà ad altre nazioni. E se sì a quante e in quanto tempo.

Se la minaccia nucleare è un’iperbole o una reale ipotesi in campo.

Ci sono poi, in particolare, i nostri figli. Che ci interrogano, ci guardano e percepiscono la paura.

Oggi guardiamo e cominciamo a reagire. A svegliarci.

Oggi misuriamo la nostra impreparazione verso il nuovo modello imperiale.

Oggi, dopo molti anni, vediamo che gli allarmi di chi diceva che non possiamo trattare la Russia di Vladimir Putin, la Cina di Xi Jinping o la Turchia di Recep Tayyip Erdoğan come trattiamo gli stati democratici non erano infondati. Che gli imperi funzionano in modo diverso.

Che sono cose diverse.

Negli imperi il popolo non ha voce, non conta. La politica degli imperi è sostenuta dalla impossibilità che il popolo si esprima. Perché non c’è spazio per le idee libere. Perché la “storia la fa lo stato” non le persone. Lo stato la fa, lo stato la racconta.

Un ragazzo Ucraino, intervistato dalla nostra televisione, ha detto che andava a combattere per l’Ucraina, contro l’invasione di “Putler”.

“Chi è Putler?” gli ha chiesto il giornalista?

“Putin-Hitler. Putler!” la semplice risposta.

La storia ha spesso il senso dell’umorismo: la motivazione dell’invasione portata da Putin è de-nazificare l’Ucraina. Mentre Putin è oggettivamente l’epigono moderno di Hitler.

La battaglia per l’Ucraina si gioca su molti fronti. Militare, informatico, diplomatico, finanziario. Ma il fronte su cui anche tutti noi dobbiamo combattere è quello morale. Che poi equivale a dire che è il fronte della comunicazione e del senso che diamo a tutto questo. In una parola, dell’opinione pubblica. E, segnatamente, di quella delle democrazie occidentali.

Dobbiamo mostrare compattezza nella condanna senza appello, senza giustificazione.

Ma, anche su questo fonte (interno ai vari paesi), l’esito della partita non è scontata.

Già sono partiti i primi segnali di debolezza.

Ieri una vergognosa dichiarazione dell’ANPI ha aperto le danze.

“Veterocomunisti; hanno sentito il richiamo della foresta”, si dirà. Ma il fronte dell’assoluzione (anche solo parziale) è vasto. Vi si iscrivono anche tutti coloro che, magari da posizioni di destra, amano l’idea del potere dell’uomo solo al comando.

Amano l’idea dell’impero.

Un po’ su tutti i livelli (nazionale, ma anche locale) c’è già chi vuole distinguere, assegnare ragioni e torti, trovare cause di quanto succede nell’occidente, nella Nato, negli USA. Trovare sfumature per dare almeno una parvenza di accettabilità alle scelte di “Putler”.

Così come, magari in altre circostanze, c’è chi cerca di dire che certe derive della storia non erano così buie.

Gli imperi invece sono sempre bui.

E con gli imperi non si negozia, non si discute, non si tratta se non da posizioni di forza. Perché gli imperi rispettano solo sé stessi e chi può annientarli.

La Russia di Putler è più pericolosa dell’URSS. Infatti, non c’è più nessuna “moralità”, per quanto perversa, che guidava e forniva argine alle azioni di chi comandava.

La Russia di Putler oggi è la Germania di Hitler di settant’anni fa.

Quella che invase la Cecoslovacchia per difendere “i tedeschi dei Sudeti”. Come oggi la Crimea e il Donbass.

Quella che invase poi la Polonia senza più neppure preoccuparsi di dover dare una vera giustificazione. Come ora l’Ucraina.

Le bandiere che Putler tiene dietro di sé durante le dichiarazioni sono due: quella della Russia e quella sua personale. Questa seconda riecheggia gli stilemi delle bandiere dei Romanov (e in particolare di Alessandro III imperatore di Russia).

Quindi Putler “si vede e si sente” imperatore di Russia.

“Temo di vivere abbastanza per vedere cose che pensavo la Storia avesse definitivamente bocciato, invece erano solo sopite.”

LILIANA SEGRE

Andrea Bicocchi  @Andrea_Bicocchi

Andrea Bicocchi
Andrea Bicocchi
Imprenditore, editore de "Lo Schermo", volontario. Mi piace approfondire le cose e ho un'insana passione per tutto quello che è tecnologia e innovazione. Sono anche convinto che la comunità in cui viviamo abbia bisogno dell'impegno e del lavoro di tutti e di ciascuno. Il mio impegno nel lavoro, nel sociale e ne Lo Schermo, riflettono questa mia visione del mondo.

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