Niki La Rosa e il suo quinto album “Circles”: “le persone si sentono incomplete quando seguono la strada imposta da altri”

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Tutti lo hanno sentito suonare per le strade della nostra città, tutti si sono fermati almeno una volta sulle note delle sue melodie incantati da quella magia che solo l’arte di strada può regalare, qualcuno lo avrà anche visto sul palco del Lucca Summer Festival qualche anno fa, ma sicuramente tutti conoscono Niki La Rosa
Artista di strada, sorridente e malinconico, alle volte irruento come la terra in cui è nato, la Scozia, sempre sincero come la terra che l’ha cresciuto, Livorno. Migliaia di concerti in giro per l’Europa, infiniti volti sconosciuti diventati amici durante il percorso, troppe canzoni che sono diventate la colonna sonora di baci rubati per strada e incontri nascosti nei vicoli di città: adesso è in arrivo il quinto disco, il primo disco in solo di Niki La Rosa.

Circles“, si chiama così l’ultima creazione dell’artista mezzo scozzese e mezzo livornese, per il quale ha avviato una raccolta fondi per sostenere la pubblicazione di esso. “Circles” è un punto di arrivo, un cerchio che si chiude con la consapevolezza di essere nel punto giusto, è la dolce e bellissima malinconia di quel passato che non rimpiangi perchè sai di averlo vissuto appieno, è il bacio in fronte in una stanza semibuia prima di dormire, è quell’abbraccio che non ti aspetti ma nel quale ti perdi: “Circles” è Niki La Rosa, intimo ma irriverente.
La pandemia ha indubbiamente fermato il mondo dell’arte in generale ma Niki La Rosa ha deciso comunque di compiere il gesto coraggioso di lanciare il nuovo album proprio adesso, quando tutto sembra fermo, e lo ha fatto attraverso una raccolta fondi a dimostrazione di quanto i lavoratori della musica stiano davvero vivendo una profonda crisi senza precedenti. 
Abbiamo parlato con lui, di chi è, di chi è stato e di chi non sarà mai.

Cosa è “Circles”, il tuo quinto album, e da dove nasce?
Per prima cosa “Circles” è nato dalla paura in un momento di crisi mondiale in cui volevo fare un’azione audace che non fosse compromessa da tutto ciò che stava succedendo intorno a noi. Ma nasce anche dalla sfida, che riporta in vita il nostro essere.
E’ il mio quinto disco ed è un disco “in solo”, io e la mia chitarra. Sono tanti anni che volevo registrare un disco del genere, anche per tutte le persone che ho incontrato suonando per strada e che hanno espresso il desiderio di ascoltarmi in questa veste. I precedenti  dischi li ho fatti sempre con il mio gruppo e in quelle occasioni spesso non è stato possibile percepire le sfumature del modo in cui suono la chitarra acustica e canto.
Il disco contiene solo inediti in inglese, mia lingua madre, scritti quasi tutti durante il lockdown, tranne alcuni pezzi mai registrati e una rivisitazione.

La quarantena è stata quindi il motore della tua creatività? 
Direi che ho sfruttato il lockdown nel miglior modo possibile, in primis sicuramente perchè questa chiusura ha trovato più impreparati di me tutti coloro che avevano una quotidianità fuori dalla porta di casa, mentre io ho sempre vissuto la quotidianità in modo diverso, non essendo scandita da orari precisi dovuti a un lavoro che impone certi ritmi. La disciplina, essendo un artista, me la sono sempre data da solo e il fatto che ci siamo dovuti “fermare” tutti insieme mi ha permesso di allentare la tensione per il futuro, non dovendo quindi suonare ogni giorno, ed ho potuto così approfondire altri aspetti della mia carriera musicale e aprire altre strade che inevitabilmente si sono concentrate tutte sull’aspetto digitale. Un esempio è stata la scoperta di fare concerti livestream collegando un account paypal in modo da poter ricevere donazioni, come fosse un concerto vero.

Di cosa parla il disco?
“Circles” significa “cerchi” e questo perchè mi piace pensarmi come un essere umano completo a livello emotivo. A questo punto della vita sento di poter affermare che dentro di me ci sono tutte le risorse per essere felice – che non dipendono da quello che ho raggiunto o da quello che ho – ed essere felici di se stessi è, e deve essere, per ognuno una grande vittoria. La completezza deriva proprio dall’aver avuto il coraggio di seguire una strada che era solo mia, senza pensare ai risultati, perchè le persone si sentono incomplete quando seguono la strada imposta da altri. Credo fortemente che la vita sia incompleta quando sono più i rimpianti di non aver fatto determinate cose, rispetto a tutto ciò che abbiamo scelto di fare seguendo ciò per cui siamo nati, con tutte le rinunce. Il disco è nato poi da una mia consapevolezza, che dà il titolo alla canzone “Your mind is a prison (ora a paradise), per ricordarmi che l’unica cosa veramente importante è quello che provo nella mia mente, che costruisce poi la mia realtà soprattutto nei momenti di maggiore crisi.
“Circles” è come un abbraccio, il modo in cui ho cantato abbassando anche la tonalità delle canzoni mi ha permesso di fare un disco intimo che mira ad arrivare dritto al cuore delle persone, quell’abbraccio appunto che proprio in questo momento non possiamo darci e che ci manca profondamente.

E’ coraggioso scegliere di  far uscire un disco in tempi di Covid, perchè hai fatto questa scelta?
Ho fatto questa scelta perchè avevo paura. La paura di fallire e di mettermi in gioco da solo mi stava bloccando, avevo bisogno di dare una scossa a me stesso, di sfidarmi. Parlando con il mio amico e collaboratore, vostro concittadino, Piero Perelli, ho deciso di registrare il disco nel suo “SoundSet Studio”, posto incantevole sulle colline lucchesi, e per questo motivo ho deciso di avviare una raccolta fondi, che è indubbiamente un’azione di coraggio di fronte all’ulteriore paura di fallire davanti agli occhi degli altri.
Ovviamente ne avevo bisogno anche a livello economico, considerando il periodo tragico che sta affrontando l’arte e la musica a causa di questa pandemia.

Hai avviato quindi il crowdfunding per sostenere la pubblicazione dell’album, hai molti affezionati in ogni parte del mondo grazie alla tua arte di strada?
Indubbiamente sì, ho persone in giro per il mondo che mi seguono con affetto e alle quali tengo molto. A proposito di questo devo dire che, se durante i miei livestream in quarantena la stragrande maggioranza del sostegno economico proveniva dagli stranieri, durante questo crowdfunding gli italiani che mi seguono si stanno dimostrando molto vicini a me -come hanno fatto nella raccolta fondi del disco precedente – e per questo gliene sono molto grato. Ogni volta che qualcuno decide di donare qualcosa per sostenere la mia musica io mi emoziono perchè è una cosa meravigliosa, molto profonda e decisamente incoraggiante. Vedere che le persone spendono dei soldi per la tua arte dà tanta forza.

E’ cambiata la tua visione della musica o sei ancora affezionato all’arte di strada?
Ovviamente l’arte di strada mi ha permesso di viaggiare, suonare davanti a migliaia di persone in tutte le piazze europee, di farmi le osse e soprattutto mi ha dato modo di essere pronto nel momento in cui sono stato chiamato ad esibirmi in grandi occasioni. Adesso, consapevole del fatto che a meno che non succeda qualcosa di eclatante, l’unico modo che ho per far sì che la musica mi dia un sostegno economico tale da poter andare avanti e mantenere la mia famiglia, è quello di modificare la mia immagine e considerarmi come un’azienda, usando quelli che sono i mezzi oggi più efficaci, cioè i social. Questo comporta uno studio della materia, impegno e dedizione a capire le fondamenta del digital marketing, approfondendo come valorizzare il prodotto, che nel mio caso è la musica, per farla arrivare a più persone possibili. E’ bene ricordare che nella nostra società, nonostante sembri che online tutti possiamo fare tutto, ci vuole tempo e pazienza per ottenere dei risultati. 

Cosa significa essere cantautori oggi, nella nostra epoca, a più di 40 anni?
Sicuramente è una sfida, capita che mi guardo allo specchio, vedo i capelli bianchi e mi accorgo di tutti gli anni che sono passati e che non ritorneranno più, ma allo stesso tempo l’esperienza mi dà la possibilità di concentrarmi davvero su quello che voglio fare, senza distrazioni e sfruttando al massimo ogni occasione.  
Indubbiamente il mainstream è rivolto ormai a un pubblico relativamente giovane -vedi X-Factor, Amici – ma la bellezza del mio percorso è che arrivato a 42 anni, con 5 album all’attivo e canzoni per altrettanti, migliaia di concerti in giro per l’Italia e per l’Europa e l’essere stato scelto da Francesco Nuti come suo successore, mi rendo conto che nonostante ci sia sempre da migliorare, sono arrivato a una maturità artistica tale da potermi permettere anche di concentrarmi sull’aspetto del business, cosa che non ho mai fatto. La nostra epoca è l’epoca del digitale e, seppur pericolosa in tanti frangenti, ci offre innumerevoli opportunità soprattutto in campo artistico: un cantautore, grazie ai mezzi social a disposizione e lo studio di essi, può benissimo con finanze ridotte crearsi il suo pubblico e fidelizzarlo in modo che le persone diventino veri e propri clienti assidui. Questo penso sia l’unico modo ormai per non far morire gli artisti indipendenti; l’era delle case discografiche, dei produttori e delle etichette è finita, o meglio ciò che è rimasto lavora solo ed esclusivamente con prodotti usciti dalla scatola televisiva che hanno una durata limitata e che si rivelano, nella stragrande maggioranza, fuochi di paglia. Gli artisti che conosco che fanno le tournée non hanno di certo risolto la loro situazione economica e questa comporta che ci si debba reinventare lungo il cammino usando i mezzi a disposizione. Ogni artista deve essere ormai imprenditore di se stesso per ambire a un percorso più lungo e più vero e soprattutto per riuscire a rimanere sempre fedele a se stesso e alla sua arte. Pazienza, duro lavoro e consapevolezza che il percorso, il “qui ed ora”, sono la cosa più importante.

Vedendo Sfera Ebbasta che, notizia di ieri, in una settimana ha raggiunto il disco di platino, cosa pensi?
Non ci penso! Mentre prima molte cose mi toccavano personalmente, adesso sono completamente concentrato a trovare il mio pubblico. E’ logico che questa deriva musicale, principalmente nei testi, ma anche nella musica tutta uguale, che purtroppo rispecchia la società, rappresenti un decadimento intanto della bellezza della lingua, ma anche dei temi affrontati e della cultura intesa come la storia della nostra musica. Quando ascolto gli artisti simbolo dei ragazzini di oggi mi sento male sinceramente, ma probabilmente è una cosa generazionale ed io ormai sono vecchio!
Quello infatti che mi sento di consigliare ai giovani che sognano una carriera nella musica è il fatto di non aspettare quel qualcuno che bussa alla porta per farti diventare una star, ma lavorare duro su se stessi e cercare di costruire intorno una comunità per vendere il proprio prodotto.

Qual è il tuo posto oggi (musicalmente parlando)?
Il mio posto è dove sono ora. Come ho detto prima, ognuno di noi deve ritrovare la gioia del percorso, del momento presente come creatore del nostro futuro. Se è vero che oggi la popolarità si basa sulla comunità che si crea intorno a un artista, oltre che sul talento, non è detto che il mio percorso da indipendente non mi porti ad aprire altre possibilità più grandi che magari in passato non ho avuto. Io continuerò a fare musica, perchè è quello che amo, cercando di vivere quella vita che ho sempre sognato senza mai far mancare niente alle persone che ho vicino. Il messaggio che mi preme far arrivare è che la musica ha bisogno di pubblico, altrimenti muore; gli artisti hanno bisogno del sostegno delle persone, anche minimo, perchè senza quello verrà a mancare il valore della condivisione che sta alla base dell’arte. 

E’ possibile sostenere il nuovo album di Niki La Rosa attraverso la raccolta fondi: “CIRCLES” my new album, Il mio nuovo album. by Niki La Rosa — Kickstarter

Bianca Leonardi
Bianca Leonardi
Classe 1992, Lucca. Una laurea in giornalismo e tanta voglia di dar voce a chi troppo spesso resta in silenzio. Lavoro da anni nella comunicazione e nell'organizzazione di eventi, saltando tra musica, teatro e intrattenimento. Perché "Lo Schermo"? Perché siamo giovani, curiosi e affamati di futuro.

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