Mentre Conte prolunga il rispetto del distanziamento sociale, ci ritroviamo nell’estate dei “pigia pigia” sulla spiaggia

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Il 14 luglio, in piena estate, è arrivato il nuovo Dpcm del primo ministro Giuseppe Conte. Una consuetudine da mesi che ogni volta attendiamo più dell’esito del campionato di calcio di serie A e che divide il paese più del derby di Milano o di un Juventus – Fiorentina che a noi toscani fa un effetto più importante. 

C’è chi dice:”basta restrizioni è il momento di vivere, godersi il sole, tornare a far lavorare le attività commerciali, troppo penalizzate dal lungo periodo di lockdown”. C’è chi invece dall’altra parte, più cauto, ancora guida l’auto in solitaria con la mascherina e se ti trova in giro per strada non si avvicina nemmeno per salutarti, come fossi tu quello malato. Dobbiamo andarci piano tutti. Sia quelli che vogliono il ritorno alla vita senza controllo, sia chi manifesta ancora eccessiva cautela che spesso si trasforma in una fobia quasi ridicola. La classica via di mezzo, forse, è la formula giusta.

Ciò che c’è da sottolineare oggi, comunque, non è la scelta del governo di posticipare l’emergenza sanitaria che, onestamente, pare giusta, visto che esistono ancora zone dove la gente si ammala e anche se non stiamo più attenti ai numeri dei contagi e non aspettiamo più la conferenza stampa delle 18 come fosse il messaggio a reti unificate di Capodanno, il virus c’è, colpisce ancora, uccide. 

Però, la percezione è diversa. Siamo in giro, a lavorare, a fare le stesse cose che facevamo prima. Poi è estate, la stagione delle vacanze, della superficialità, del mojito e della prova costume. E se hai questo, soprattutto quando sei giovane, il resto sembra passare in secondo piano. Anche le cose serie. 

Così sembra se osserviamo ciò che succede ormai da un mese sulle nostre spiagge, nei centri cittadini e nei locali all’aperto che hanno potuto di nuovo accogliere le persone, dove sembrano già lontanissimi i tempi e le polemiche sul distanziamento dei tavoli a un metro, sulla diminuzione dei posti disponibili, perché se hai uno spazio esterno, in teoria, le persone arrivano da sole ed è quasi impossibile gestirne il flusso. Roba del tipo: si aprono le gabbie e buonanotte.

Tornando alle formalità, se si legge l’ultimo DPCM, qualcosa non torna: “Il dpcm firmato da Conte il 14 luglio conferma lo stop a convegni, fiere e congressi così come impedisce la riapertura delle discoteche al chiuso fino al 31 luglio. Rimane anche l’obbligo di indossare la mascherina al chiuso e all’aperto laddove non sia possibile rispettare il distanziamento di un metro…”. 

Ok quindi, nessuna fiera. Nessuna discoteca al chiuso o comunque locali che prevedono la presenza di tante persone, mascherine e filtro all’ingresso per evitare assembramenti. Nel frattempo, sempre nel documento emanato da Conte, si sottolinea che anche all’esterno, dove non si può garantire il giusto distanziamento, sarebbe necessaria la mascherina. Ma avete visto i video e le fotografie, anche sulle nostre coste, delle persone al mare, la sera alle feste in spiaggia oppure nei centri cittadini? Più che assembramenti sembrano accalcamenti, “pigia pigia”, chiamateli come volete. Di sicuro sono immagini che non dovremmo vedere.

Ma qualcuno potrebbe rispondere: è vero, è estate, la stagione delle vacanze, della tintarella, delle sfilate su Instagram, degli addominali che con sofferenza possiamo mettere in mostra anche in questo anno funesto e degli aperitivi infiniti al tramonto. Ma avete idea di cosa abbiamo appena passato? Forse no, perché, ancora oggi c’è chi crede che siamo stati vittima della sceneggiatura di un film scritta da qualcuno e non di una pandemia che ha causato morte, dolore e solitudine. 

Andrea Spadoni
Andrea Spadonihttp://www.andreaspadoni.com
A 25 anni potevo aver già fatto tutto: il diploma di ragioniere, il lavoro in banca e la villetta a schiera. Non è andata così. Sono un giornalista mio malgrado, e oggi mi guadagno da vivere aiutando le persone a comunicare su internet, ma il mio sogno è sempre stato quello di tagliare il prosciutto di Parma al banco di una gastronomia.

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