Lucca riparte dal Buccellato, simbolo della città nel mondo

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Per i lucchesi è un simbolo storico. Un’istituzione gastronomica secolare. Tradizione per gli eventi importanti delle famiglie lucchesi e attrazione irresistibile per turisti e avventori, incuriositi dal gusto così particolare di un dolce che è 100% made in Lucca e solo in Lucca (diffidare sempre dalle imitazioni).

Un pane dolce dalla tradizionale forma a ciambella o di sfilatino. Stiamo parlando ovviamente del nostro amato Buccellato, un prodotto tipico della tradizione lucchese le cui origini molto antiche si intuiscono dal suo nome ‘buccellae’, che in latino significa ‘boccone’, e che era in origine una specie di biscotto diffuso tra le classi più povere e distribuito dal buccellaro come razione quotidiana all’epoca della colonizzazione romana e della fondazione della città di Lucca. 

Successivamente, intorno al 1450, i pasticcieri lucchesi lo iniziarono a proporre per deliziare i palati anche della nobiltà cittadina; mentre un documento lucchese risalente al 1485 racconta del processo ad una donna che uccise il marito con un Buccellato avvelenato. Successivamente, nel 1578, visto l’elevato consumo del dolce, pare che la Repubblica di Lucca avesse anche applicato una tassa sul prodotto, per poter ricostruire gli argini del fiume Serchio. 

Ad oggi il Buccellato resta un simbolo indiscusso della città, a cui i lucchesi sono molto affezionati. E oggi, con un turismo da ricostruire e un futuro ancora incerto, Lucca riparte da qui. Dalle sue certezze, dalle sue peculiarità. E quindi, viva il Buccellato!

La ricetta della tradizione è molto semplice: farina, acqua, zucchero, semi di anice, lievito di birra, uvetta di Corinto. Ma il procedimento poi non è così scontato: non esiste una ricetta consacrata come unica, bisogna saperlo amalgamare bene nelle giuste dosi. Di solito viene accompagnato da un bicchiere di vin santo. 

Se si vuole assaggiare il vero Buccellato, i lucchesi (che qualcosa ne sanno) non hanno dubbi: bisogna andare alla pasticceria Taddeucci in piazza San Michele, che con i suoi 138 anni d’attività, e d’esperienza,è un riferimento assoluto per le antiche e più tradizionali ricette lucchesi. Una sorta di tempio del Buccellato.

Il suo successo è dovuto alla semplicità – commenta Marino Taddeucci, attuale proprietario della storica pasticceria di famiglia –è un prodotto molto semplice, senza grassi, leggero. Al contrario di come tanti pensano, un ingrediente segreto non c’è, l’unico segreto è l’amore e la passione della famiglia Taddeucci, che porta avanti la creazione del Buccellato ormai dal 1881 e lo fa con l’autentico lievito madre da quasi 140 anni“.

Il buccellato della famiglia Taddeucci è finito anche su una recensione di una famosa critica gastronomica del New York Times (Mimi Sheraton), che ha inserito il famoso dolce nel suo libro “I 1000 cibi da mangiare prima di morire”. E come darle torto. D’altronde, come recita un antico detto lucchese: “Chi viene a Lucca e non mangia il Buccellato, è come se non ci fosse mai stato”. 

Virginia Volpi
Virginia Volpi
Giornalista pubblicista, classe 1992, nata a Lucca. Credo nel giornalismo come un modo per dare voce a chi spesso non viene ascoltato. Perché Lo Schermo? Perché è una voce diretta e fuori dal coro.

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