Lucca e il cinema: una collezione di meraviglie tra locandine e colonne sonore

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Intervista ad Alessandro Orsucci, proprietario della collezione

Torniamo a parlare del legame che unisce la nostra città di Lucca con il mondo della settima arte, un legame intenso e dalle molte sfaccettature. Infatti protagonista dell’articolo di oggi è una prestigiosissima collezione di locandine e manifesti d’epoca (dipinte da storici cartellonisti, i grandi pittori del cinema) e di colonne sonore (vinili, spartiti, ecc…) altrettanto preziose. Ne parliamo dunque con il suo proprietario, Alessandro Orsucci, lucchese doc classe 1961.

Alessandro, quando è nata la tua passione per il cinema?

La mia passione per il cinema è nata fin dalla prima infanzia. Mio padre è sempre stato un grande appassionato sia di musica che della settima arte. In casa giravano dunque molti 45 giri di tanti generi musicali e molti di questi erano colonne sonore dei film del periodo. Rimasi così affascinato fin da piccolo a questo mondo così complesso come quello del cinema e crescendo imparai ad apprezzare sempre di più il fatto che esso rappresenta davvero l’incontro tra tutte le arti conosciute. Iniziai così a voler approfondire sempre più il cinema nelle sue varie declinazioni legandomi in particolar modo al nostro cinema e al periodo del Neorealismo italiano.

In che modo poi hai deciso di intraprendere la costruzione della tua collezione?

Mi ricordo bene come è iniziato tutto. Era una mattina del 1995 e recandomi in libreria entrai in contatto con il libro Platea in piedi del caro amico Maurizio Baroni (altro grande collezionista di cimeli cinematografici. La sua collezione di oltre 25.000 esemplari di affissi cinematografici è stata donata alla Cineteca di Bologna) che purtroppo non è più con noi. Al suo interno vi è una raccolta estremamente esaustiva di locandine e affissi cinematografici e io rimasi folgorato dalla bellezza dei lavori dei pittori del cinema. Ero sempre stato affascinato dalla pitture, in particolare quella degli artisti toscani ma quelle opere mi colpirono particolarmente. Decisi così di iniziare a costruire pure io una mia collezione composta così da musica e pittura e guidata dal mio personale obiettivo collezionistico basato sulla qualità e sul valore storico del film più che sul mero numero di esemplari. Sempre seguendo l’esempio di Baroni e grazie anche al suo contributo.

Parlando più specificatamente della musica la folgorazione arrivò invece quando comprai un disco di Piero Piccioni (compositore e autore

tra le più belle melodie di musica per film) dal titolo Amore mio aiutami che mi aprì anche in quel caso un mondo che prima avevo solo affrontato superficialmente. Fortuna ha voluto che a farmi da guida ho avuto amici come ad esempio Massimo Cardinaletti (tra i più eminenti esperti di musica in Italia).

Mi sono così dedicato nel corso degli anni alla costruzione della mia collezione, eseguendo ricerche e studi non molto dissimili da quelli che avrebbe portato avanti un archeologo (ride, ndr). Quello che nel tempo si è tramutato nel mio lavoro principale mi ha permesso di conoscere personalmente eminenze del cinema italiano come il regista Dino Risi o il compositore Armando Trovajoli e lo stesso Piero Piccioni.

2002, Alessandro Orsucci insieme a Nino Manfredi.

Quando hai cominciato a organizzare mostre costituite dagli esemplari del tuo archivio?

Onestamente non ricordo di preciso, ma su Lucca ricordo bene che la prima esposizione fu fatta alla biblioteca Agorà e aveva come tema i film di Alberto Sordi. Fu un bel successo e da lì iniziai a investire di più nella possibilità di organizzare eventi dove mettere in mostra oltre alle locandine anche i manifesti e le colonne sonore. Il mio ultimo lavoro è stata la partecipazione al Roma Film Music Festival, il primo festival interamente dedicato alla musica per film, nel quale ho ricoperto la figura di responsabile delle mostre allestite. Caso ha voluto che si tenesse in concomitanza con l’edizione di quest’anno di Lucca Film Festival e non ho potuto perciò parteciparvi. Con il festival di Lucca infatti sono tanti anni che è attiva una collaborazione e con loro abbiamo allestito eventi ad esempio per gli onorare Mastroianni o uno interamente dedicato ad Alberto Sordi, rispettivamente nel 2021 e nel 2020.

L’obiettivo è far conoscere ai giovani non solo il mondo del cinema ma anche tutti gli altri mondi artistici che vi ruotano intorno, come appunto quello della cartellonistica. Prima dei social, della televisione, ecc… erano le locandine poste nei bar, nei negozi dei parrucchieri o nei centri commerciali a fare il grosso della pubblicità, oltre ovviamente ai grandi manifesti posti lungo le strade. Parlare di queste forme d’arte è estremamente importante, affinché non si perdano questi importantissimi retaggi storici e culturali.

Il lavoro del pittore del cinema era molto importante, tanto che a loro era consegnata in anteprima una copia del film per potervi poi lavorare per la creazione dell’opera pubblicitaria, esattamente come nel caso dei compositori delle colonne sonore. Spesso poi i registi più scrupolosi lavoravano anche a stretto contatto anche coi cartellonisti, come nel caso di Sergio Leone che supervisionò personalmente la realizzazione della locandina di C’era una volta in America fatta da Renato Casaro (tra i più grandi pittori per film, chiamato anche da Tarantino per C’era una volta ad Hollywood).

Attualmente la mia collezione consta tra gli 8000 e i 10000 esemplari tra stampe e colonne sonore.

Hai qualche pezzo particolarmente pregiato e del quale ti piace vantarti?

All’interno della collezione posseggo diversi pezzi unici, ovvero esemplari estremamente rari, ma il legame affettivo prevale anche su quello effettivo dei pezzi e dunque ti dico che il manifesto di Ladri di biciclette del 1948 è forse quello che più amo. Anche se siamo in pochi a possedere questo esemplare (ride, ndr). Nel tempo ho raccolto tanti esemplari peculiari, di diverse edizioni anche. Questo perché ovviamente i film sono stati spesso riproposti nelle sale e a volte con varianti delle vecchie locandine o addirittura di nuove. Lo stesso vale per le colonne sonore, spesso riarrangiate o mixate diversamente. Bisogna stare dunque attenti perché si possono scoprire così edizioni che nemmeno si conoscevano e allo stesso tempo tutelarsi dagli eventuali falsi, che girano come in tutti gli ambienti artistici. Ho vissuto tante avventure in quasi trent’anni di ricerca, alcune a buon fine, altre no, però sempre senza perdere di vista l’obiettivo di allestire un archivio basato sulla qualità.

Però il vanto che voglio darmi è più che altro quello di cercare di diffondere la storia del cinema, ricordando di un tempo dove questo era la più grande forma di intrattenimento e anche la forma più importante di diffusione della cultura. In molti ambienti artistici contemporanei, soprattutto per quanto concerne la musica, c’è una riscoperta in corso di lavori una volta considerati di nicchia come le opere di Piccioni ad esempio. Io vorrei però che la cultura cinematografica a 360 gradi fosse insegnata a partire dalla scuola, magari da quelle superiori.

Ladri di biciclette, locandina 1948.

Progetti futuri per il tuo lavoro?

Il 28 di ottobre sarò a Monza per l’evento Stregherie ed io curerò la sezione “Streghe nel cinema” e porterò materiali da lavori come Le vergini di Norimberga, Le streghe, Il mago di Oz,ecc…

Altro evento a cui tengo molto e parteciperò volentieri è il centenario del regista pistoiese Mauro Bolognini che si terrà nella Sala monumentale della città dal 5 novembre a febbraio inoltrato. Lì di nuovo curerò le mostre e cercherò di coinvolgere il più possibile il pubblico anche con l’ausilio di ospiti importanti, esperti del settore.

La collezione di Alessandro è una rarità e un vanto per l’intera città e il lavoro che svolge è una preziosa risorsa non solo per l’ambiente culturale locale ma bensì nazionale. Non possiamo che complimentarci con lui per la missione divulgativa che svolge e augurarci che Lucca stessa investa ancor di più su figure come la sua.

Fabio Belgrano
Fabio Belgrano
Da sempre legato al mondo della settima arte e della scrittura, ho sviluppato anche un forte interesse per la buona informazione. Ne "Lo Schermo" vedo una realtà giovane ed entusiasta che condivide il mio stesso credo giornalistico: qualità ed eccellenza.

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