Lucca, città artisticamente distratta? Domenico Raimondi e quell’audace progetto culturale scartato

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Ieri, 21 giugno 2020, in occasione della Festa Nazionale della Musica, la nostra Lucca, definita orgogliosamente “Città della Musica”, non ha festeggiato tale ricorrenza.

In tempi di Covid i problemi legati all’organizzazione e alla gestione degli eventi sono indubbiamente difficile ma tra i lucchesi c’era qualcuno che, da mesi, aveva ideato una manifestazione per questa estate strana e piena di dubbi ma affamata di vita, nel pieno del rispetto delle norme anti-contagio, creando un progetto importante per la valorizzazione artistica e culturale del nostro territorio che sarebbe dovuta partire proprio ieri, il giorno in cui si festeggia la musica.

Domenico Raimondi, art director e creative designer lucchese al timone di TheSignLab, fucina di creativi che operano nel campo progettuale e visivo, è l’ideatore, insieme a un gruppo numeroso di artisti e tecnici, di questo innovativo e audace progetto dal nome “Notte d’incanto” che però, dopo una lunga attesa e rimbalzando da una scrivania all’altra, è stato scartato dall’amministrazione comunale e il sogno di portare musica live in questa strana estate è finito nel cassetto.

L’idea era senza dubbio l’occasione per un rilancio del settore artistico e culturale, messo a dura prova dall’emergenza Covid, e prevedeva un ciclo di appuntamenti tra musica, arte e cultura direttamente a casa delle persone proponendo ogni settimana contenuti diversi e nuovi con l’obiettivo di far cantare e ballare i lucchesi, evitando gli assembramenti, come il tempo di questa stagione appena iniziata vuole.

La speranza era quella di una visione più ampia da parte delle istituzioni che, in questo tempo così eccezionale, si aspettava Raimondi avrebbero dato la disponibilità in nome di un coinvolgimento di una città capace di mirare oltre all’ordinarietà accogliendo con coraggio un’iniziativa nuova e diversa e che avrebbe indubbiamente portato i suoi benefici sia alla cittadinanza che a tutto quel settore artistico spesso dimenticato.

Così non è stato; abbiamo parlato con Domenico che ci ha raccontato il progetto a partire dall’idea, le lunghissime attese aspettando un’approvazione che non è mai arrivata e la delusione l’amarezza di fronte a una città alla quale probabilmente è stato chiesto troppo.

Come nasce questo progetto e da chi è ideato?
L’idea è nata in pieno lockdown, quando un virus sconosciuto ha sospeso le nostre vite. Cosa potevamo fare? Rimanere fermi in attesa del “liberi tutti” o tentare di immaginare una via d’uscita? Attendere che dall’alto arrivasse un aiuto o rispondere alle necessità con qualche novità?
Chi come me lavora in ambito creativo sfrutta il tempo a disposizione per immaginare e fantasticare. Prevedere di cancellare eventi musicali, artistici e culturali a causa del giusto divieto di assembramento mi è sembrata da subito una decisione sbrigativa. La questione andava affrontata con creatività e non in modo arrendevole con il rischio di toccare tutti: i cittadini, isolati nelle loro case, le nostre città, sempre più desolate e silenziose, e i lavoratori dello spettacolo (musica, danza, performance, teatro, tecnici) che ancora oggi non vedono prospettiva. Così ho iniziato a lavorare all’idea di come poter fare e promuovere arte e cultura al tempo del covid-19 senza abdicare allo sconforto e senza dover ricorrere … al plexiglass. Da subito numerosi artisti, tecnici e collaboratori, con cui ho condiviso il progetto, si sono resi disponibili con entusiasmo a contribuire. Tutti con l’intento di lavorare per la città.


L’idea prevedeva una serie di appuntamenti a cadenza settimanale nei quali erano direttamente gli artisti a spostarsi a servizio del pubblico, limitando così il rischio di assembramenti e rispettando le norme anti-contagio?
Ho guardato cosa era capitato nei primi giorni di blocco e ho immaginato che balconi, finestre e terrazzi, da cui gli italiani hanno cantato, applaudito, esposto messaggi, illuminato le notti, potessero essere ancora una volta il nostro affaccio sul mondo, spazio di incontro per condividere vita e socialità. Utilizzare palazzi, residence, corti come gli spalti dei palazzetti o le balconate dei teatri, mentre la strada, la piazza, il cortile sarebbero tornati ad essere il naturale palco per gli artisti che si sarebbero potuti esibire rispettando il dpcm del 17 maggio.
Invece di chiamare molte persone a radunarsi in un luogo, oggi vietato dalle norme anti contagio, sarebbe stata l’arte e la cultura a raggiungere il suo pubblico andando tra le case, nei giardini o nei cortili. Luoghi che per una sera si sarebbero trasformati in spazi emozionali grazie all’utilizzo di proiezioni, laser e luci architetturali. Abbiamo individuato luoghi del territorio con alta densità abitativa così da poter coinvolgere un alto numero di famiglie e dare vita a un evento itinerante che oltre al centro storico avrebbe coinvolto il resto della città. 10 serate, una la settimana per tutta Lucca, e in diretta social.
E questo per la nostra città sarebbe stata un’ulteriore novità: arrivare in quei luoghi che spesso lamentano l’esclusione dai calendari degli eventi estivi che animano prevalentemente il centro storico.
Senza creare assembramenti e rispettando le norme avremmo dato l’opportunità ai cittadini di godere a casa loro per una sera di uno spettacolo live cantando e ballando grazie alla disponibilità di numerosi artisti (musica, fotografia, arte).
Un progetto che nasce dall’emergenza sanitaria, capace di rispondere alle necessità delle persone. È semplicemente design.


Quando avete presentato il progetto al Comune e quale risposta avete avuto?
A fine aprile eravamo pronti. Solo a metà Maggio, dopo i primi allentamenti governativi, siamo riusciti ad ottenere un incontro per presentare il progetto forti anche della disponibilità di due importanti sponsor locali a sostenere in parte il progetto. Da subito ci è stato fatto presente il problema delle risorse economiche ma visto l’interesse e l’apprezzamento sarebbe proseguito il confronto.

Cosa è andato storto secondo te? Perché Lucca non ha abbracciato questo progetto?
Probabilmente abbiamo chiesto troppo. Visto il difficile momento per l’ambito degli spettacoli ho ritenuto corretto che artisti e tecnici ricevessero un riconoscimento economico seppur ridotto. Progettualmente l’assenza di un palco e una platea di sedute significa ridurre ulteriormente i costi. L’emergenza sanitaria si è trasformata in emergenza economica e questo non è il tempo per spese che risulterebbero incomprensibili soprattutto di fronte a particolari situazioni di difficoltà che coinvolgono famiglie, lavoratori e imprenditori del nostro territorio. Tutti coloro a cui abbiamo raccontato il progetto si sono dimostrati responsabili rendendosi disponibili a partecipare a un progetto dai budget ridotti. Ecco, l’idea di condivisione e partecipazione, anche economica, l’ho pretesa anche dalla Città ritenendo questo un segno necessario di corresponsabilità. Sia chiaro non parliamo di cifre esorbitanti. Probabilmente avessi richiesto solo un supporto tecnico oggi staremmo a parlare del calendario di un nuovo evento.

Questa poteva essere un’occasione sia per i cittadini, stanchi e frustrati dall’immobilismo post-Covid, sia per tutto il settore dello spettacolo messo a dura prova dall’emergenza.
Un’occasione per tutti. Cittadini che avrebbero avuto l’occasione di godere di piacevoli momenti di musica e arte nei propri luoghi di vita trasformati per l’occasione, artisti che, dopo aver visti cancellati eventi e contratti, sarebbero tornati ad esibirsi live con il risultato di contribuire a rendere Lucca una città viva e animata in questa strana estate senza Summer Festival e altri eventi locali.
Quante volte ci siamo detti che l’arte e la cultura sono cibo per l’anima? Proprio in questa difficoltà dobbiamo privarcene? Se arte e cultura sono cibo oggi vanno concesse – nonostante il covid19 – con fantasia, in modo nuovo e, certamente, in sicurezza.

Quali altri progetti sono stati accolti per il rilancio dell’arte e della cultura a Lucca? Credi che il tuo fosse troppo ambizioso per la nostra città?
Altri progetti? Non ho idea. Ad oggi non mi sembra sia stato presentato un programma. Sono state annunciate alcune iniziative del Teatro del Giglio. In questi giorni è ripartito il “Puccini Festival e la sua Lucca” e il cinema all’aperto a Villa Bottini. Ci meritiamo tutti una città e un’estate viva. Mi auguro che altri riescano dove questa volta non son riuscito: portare novità. Per risollevarci, anche emotivamente, è chiaro che l’ordinarietà non può bastare.
Non credo che il nostro progetto fosse troppo ambizioso dal punto di vista artistico. Forse lo è stato dal punto di vista civico e sociale. Certo consola, dopo due mesi di lavoro, aver visto nei giorni scorsi Samuel, leader dei Subsonica, realizzare un evento simile a Torino
(https://www.facebook.com/464840776918086/posts/3107666975968773/?vh=e&d=n ). Le immagini parlano chiaro. Come consola aver letto stile e metodo degli eventi estivi promossi da Parma, capitale della cultura italiana 2020 e 2021 ( https://www.ansa.it/emiliaromagna/notizie/2020/06/15/parma-2021-tante-anticipazioni-nel-calendario-estivo_4d9cf524-612d-478f-a578-b8b45be4c062.html ). Ma è chiaro che una buona idea non basta, come non bastano le parole di apprezzamento.

Tenterai di proporre nuovamente il progetto con la speranza che venga accettato in futuro?
C’è un tempo per ogni cosa e se non ci sono le condizioni è inutile insistere. Sono un progettista, vivo di proposte e confronti da 20 anni, so quando è il momento di metter via i disegni e tornare in studio.
Una cosa mi preme dirla: la ripartenza deve essere l’occasione per migliorare ciò che siamo, ciò che facciamo e i luoghi che viviamo. Mai come oggi tutte le istituzioni locali (amministrative, economiche, culturali, sociali), dovrebbero agevolare e intraprendere percorsi di condivisione e sperimentazione. Coinvolgere esperti, professionisti, certi della necessaria fantasia e immaginazione di designer, architetti e creativi utile a individuare soluzioni capaci di conciliare la sicurezza e il distanziamento sociale con i bisogni di socialità, convivialità, culturali e la fruizione di spazi domestici, negozi, servizi, musei, luoghi dell’arte e dell’incontro.
E’ importante e necessario fare sistema, avviare sinergie mettendo a disposizione esperienze e competenze. Riconoscendo i propri limiti bisogna esser disponibili a cambiare pelle, anticipare i tempi, sviluppare nuove strategie, nuovi progetti che si nutrono di studio, fantasia e bellezza. Chi amministra oggi ha il dovere di governare questo tempo di cambiamento storico con slancio e fantasia senza aver timore delle novità.


Come ti senti di fronte a questa “sconfitta”?
Se un progetto rimane nel cassetto non è un dramma. Non la ritengo una sconfitta. Ogni proposta progettuale comporta dei rischi e questi aumentano quando l’interlocutore è l’ambito pubblico dove i fattori son molti e spesso esulano dalla qualità di una proposta. Più volte mi è stato detto “Lucca fa fatica ad accogliere le novità”. In passato ci siamo riusciti, riusciremo anche in futuro. Lucca, forte del suo patrimonio storico e artistico, spesso si adagia sui suoi tesori coltivando e curando l’esistente. Credo debba trovare il coraggio di guardare in avanti, imparando a cogliere le novità e le opportunità che si presentano. Per noi ci saranno altre occasioni.

Bianca Leonardi
Bianca Leonardi
Classe 1992, Lucca. Una laurea in giornalismo e tanta voglia di dar voce a chi troppo spesso resta in silenzio. Lavoro da anni nella comunicazione e nell'organizzazione di eventi, saltando tra musica, teatro e intrattenimento. Perché "Lo Schermo"? Perché siamo giovani, curiosi e affamati di futuro.

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