Tambellini, oltre il Sindaco l’uomo:“Grazie al Covid so cosa conta davvero nella vita”

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A tre mesi dal suo ricovero dovuto al COVID-19, Alessandro Tambellini ci ha concesso alcune importanti riflessioni a metà tra professione e vita. La confessione di un politico e la storia di un uomo, la tenacia di non perdere di vista i propri ideali e la consapevolezza del fatto che ci sono tutta una serie di cose lontane dalla sfera pubblica che sono degne di essere vissute: questo emerge dalle parole del nostro Sindaco in quella che più che un’intervista è la testimonianza di un uomo, di un padre e di un marito che è rimasto sempre fedele ai propri valori. Il primo cittadino ci ha raccontato il tempo della malattia e l’intelligenza di prenderla come un’occasione per rivalutare le priorità di un’esistenza troppo frenetica, il rapporto con la nostra Lucca e il suo ideale di città, fino ad arrivare al prossimo appuntamento elettorale.

Al di là dell’aspetto istituzionale, alla luce dell’esperienza COVID-19 che l’ha toccata così da vicino, che uomo è oggi Alessandro Tambellini?

Quando si fa il Sindaco di una città rilevante come la nostra si ha una quantità di cose da fare che non consente nemmeno di pensare. L’esperienza della malattia è stata sì complessa, ma anche positiva. Positiva perché mi ha consentito di rimettere in ordine varie questioni, di capire che cosa conta realmente nella vita. Ho preso davvero consapevolezza del fatto che non si è eterni, e che l’esistenza di un uomo può cambiare da un momento all’altro. Soprattutto, però, la malattia mi ha insegnato a tendere all’essenziale. Mi ha permesso, ad esempio, di passare del tempo con la mia famiglia. Quindi in questo senso c’è stata anche una riscoperta, perché spesso nella vita ordinaria si fanno così tante cose che ci si perde e si vive meno insieme. Poi ci sono anche questioni che vanno al di là della mia persona, poiché speravo che l’esperienza COVID-19 ci rendesse tutti più consapevoli di quanto conta il senso di unità, di vicinanza agli altri e di solidarietà. Tutte cose che sono state ampiamente dette durante la quarantena e che, invece, adesso si corre il rischio di veder sfumare di nuovo. Ecco, io ritengo di dover continuare a lavorare ogni giorno per questi principi fondamentali.

Venendo al suo rapporto con la città, com’era Lucca prima dell’amministrazione Tambellini e com’è oggi?

Prima della mia amministrazione Lucca era indirizzata verso realizzazioni che avevano un controllo limitato. Si avanzavano ipotesi che non avevano una reale rispondenza rispetto alle necessità della città. Da un punto di vista amministrativo, poi, Lucca aveva largamente bisogno di essere ricollocata sui binari giusti, e in questo senso abbiamo fatto un grandissimo lavoro per rimettere le cose al loro posto. Il nostro impegno è andato in questa direzione e, a tal proposito, bisogna ricordare che nella riarmonizzazione del bilancio del 2015 abbiamo rimesso in ordine situazioni debitorie pregresse per un ammontare di circa 20 milioni di euro: una cifra ingente che, in quattro anni, abbiamo interamente saldato. Il compito, in generale, è stato notevole e complesso. Così come complesso è stato anche il dover risolvere il discorso delle società partecipate, dove si è proceduto ad un riordino davvero importante. Oggi Lucca si presenta complessivamente più ordinata, con delle caratteristiche diverse rispetto al passato. Per la prima volta dopo decenni, infatti, abbiamo messo le mani nei quartieri: San Vito, San Concordio e Sant’Anna. Anche Pontetetto, ad esempio, non è più il quartiere estremamente periferico che era in passato. Basti pensare che proprio lì si realizzerà il nuovo centro socio-sanitario. Tutto fatto? Ovviamente no, perché sul territorio rimane ancora moltissimo da fare, però alcuni interventi fondamentali li stiamo portando a compimento. Inoltre c’è stato anche un riordino fondamentale da un punto di vista urbanistico, e mi preme sottolinearlo. Quando in città si parla di cementificazione, infatti, si dicono delle vere bestialità. Questo perché il piano strutturale approvato nel 2017, oltre ad essere il primo in Toscana fatto da un capoluogo di provincia dopo la legge n. 65/2014, è uno dei piani più rigorosi che si possano immaginare sotto il profilo dell’uso del territorio. In questo periodo stiamo procedendo con il piano operativo, e anche tale attività sarà fondamentale per mettere da parte il vecchio regolamento urbanistico, che poi è ciò che ha creato svariati problemi all’urbanistica di questa città. Rimangono in sospeso alcune grosse questioni, non lo nego. Ad esempio quella relativa al mercato del Carmine, alla quale cerchiamo di dare una risposta rendendoci conto, tuttavia, del fatto che non c’è certamente la fila per rilevare il mercato. E poi, è inutile negarlo, c’è in sospeso anche la questione Manifattura. Quindi, come vede, il centro storico ha ancora alcune linee di incertezza, basti pensare anche alla zona nord. Però la nostra intenzione è quella di sistemare tutto, comprese quelle aree.

E la Lucca di domani, Sindaco, come la immagina?

Immagino una Lucca che conservi le sue attività manifatturiere e industriali, una Lucca che sia città di servizi. Immagino lo sviluppo di un turismo responsabile e non di massa, anche se il fenomeno è difficilmente controllabile da parte di un’amministrazione comunale. Penso poi ad una città che sappia svilupparsi culturalmente, e a tal proposito faccio un esempio concreto: il “centenario Pucciniano” del 2024. Ecco, questo dovrà essere un momento di forte celebrazione della musica di Puccini. Però, a prescindere dall’appuntamento, sarà interessante anche cercare di creare – e vediamo se il Ministero ci verrà dietro – una struttura permanente che rimanga oltre il centenario, valorizzando così la presenza di un istituto musicale importante come il “Boccherini”. Poi vi è il settore del commercio, e tutta la questione relativa alla spietata concorrenza dovuta alle vendite online. In questo senso dobbiamo attrezzarci e fare in modo che le attività commerciali, se necessario, si modifichino e si attrezzino. Il Comune, di concerto con le varie categorie produttive, può vedere quali sono le azioni da intraprendere per fermare tale fenomeno. Un fenomeno che, non possiamo negarlo, anche a Lucca riduce fortemente il commercio tradizionale. Poi dobbiamo raccogliere la sfida dell’innovazione intesa come ricerca e, a tal proposito, oggi abbiamo già sviluppato un Polo Tecnologico che può dialogare con il mondo dell’Università. Mi immagino, inoltre, una città sempre più in linea con il rispetto del territorio: a breve pianteremo 3000 alberi e costruiremo nuove piste ciclabili per agevolare gli spostamenti in bici. Però, attenzione, poiché qui sono necessari anche alcuni cambiamenti delle abitudini dei cittadini, perché d’estate non ha senso usare la macchina per fare due kilometri! La ratio è quella di incrementare una mobilità in linea con l’ambiente, e a questo proposito ci tengo a sottolineare che abbiamo introdotto sul territorio molte linee di rifornimento per le auto elettriche e ibride. Poi si dovrà lavorare anche sull’efficientamento energetico delle abitazioni, e penso che in questa direzione la nostra ex società Gesam si stia muovendo in maniera ottimale. Quindi, per concludere, la Lucca del futuro sarà una città dell’innovazione, in linea con l’ambiente. Sarà una città con un turismo sostenibile ed intelligente. Una città in grado di valorizzare la cultura attraverso le sue grandi manifestazioni – Comics, Summer e la stagione teatrale – ma anche capace di salvaguardare le sue attività tradizionali.

Sindaco, di lei si dice che sia un amministratore onesto e capace, ma talvolta un po’ timoroso e incline a perdere le staffe. Cosa ne pensa?

Timoroso su che cosa? Abbiamo preso decisioni che a Lucca non erano mai state prese, e devo dire che le abbiamo anche indovinate. Sono incline a perdere le staffe? Io penso di essere una persona che sa stare con gli altri e che ascolta. Però, mi creda, ci sono due cose che sopporto a fatica: la stupidità e il sopruso. Ecco, di fronte a queste cose non mi scordo di essere un vecchio contadino che viene da un paesino in cui l’arrabbiatura era ben consentita. Ci sono questioni che sono francamente insopportabili, e del politicamente correttissimo mi importa fino a un certo punto, perché poi bisogna saper dire anche le cose come stanno. Se di fronte alle provocazioni più stupide uno risponde in maniera non proprio forbita, beh, certe manifestazioni fanno parte anche del nostro essere persone. Però, ecco, nessuno mi potrà mai accusare di aver offeso l’altro.

Continuerà a fare politica dopo le elezioni amministrative del 2022?

Ci tengo a ricordare che tutti dicevano che sarei andato via, che ero pronto a lasciare per altre cariche. Ecco, come vedete io sono sempre qui e non ho risposto a nessuna delle suggestioni ventilate dai miei avversari politici. Devo finire il mio lavoro, e dopo il 2022 si vedrà. In questo momento la mia aspirazione più grande è di tornare a fare ciò che non ho avuto tempo di fare in tutti questi anni. Probabilmente a quel punto sarò anche fuori dalla scuola perché mi manderanno in pensione, ma avrei davvero piacere a tornare ad insegnare almeno un ultimo anno. Consideri che una volta dipingevo anche, così per diletto. Poi non l’ho più fatto e in futuro vorrei ricominciare, così come vorrei ricominciare a leggere e a studiare un po’. Quindi il dopo 2022 è tutto da discutere, anche perché la politica così com’è congegnata oggi mi piace poco.

Come mai?

Perché credo che la politica sia fatta di princìpi, di punti di riferimento ideali forti. Beh, lei vede tutto questo? Io no. Quando uno fa politica la deve fare per cambiare il mondo in meglio! Io ho una formazione, un impianto ideale molto forte che ho cercato di seguire in tutti questi anni senza mai sottrarmi alle responsabilità. Pertanto non intendo fare politica per gioco, non mi interessa. Così come non mi interessa fare politica per ambizione o per guadagnare denaro. Sono aspetti che mi piacciono poco e in cui non mi sento a mio agio. Quindi, se questa dovesse ancora essere la situazione, meglio farsi da parte. Anche perché, come ho detto all’inizio dell’intervista, la vita non si conclude con la politica ed è fatta di molte altre cose fondamentali. Sarò sincero, in questo momento la politica mi piace pochissimo perché la vedo in mano a delle personalità che mi fanno ridere. E questo succede a tutti i livelli, sia a destra che a sinistra. Ci sono personaggi che fanno magheggi vari, situazioni da cui personalmente mi sento lontanissimo.

Chi è il suo erede politico, Sindaco?

È ancora molto presto per questo. E poi non è così semplice, perché ci sono dei passaggi politici a prescindere da un mio eventuale atto di volontà. Naturalmente ci sono delle personalità di rango che stanno crescendo bene e che penso possano prendere in mano le sorti dell’Amministrazione ben al di là di me e della mia figura. Ma, ovviamente, non farò i nomi.

Un aggettivo per descrivere alcune personalità politiche di rilievo per la città e per il territorio: Santini, Barsanti, Andrea Marcucci.

Mi permetta di non esprimere giudizi, perché sintetizzare una persona con un aggettivo può essere interessante ma anche molto, molto complesso. Posso solo dire che è bene che ognuno, nel ruolo di propria competenza, faccia il massimo di quello che può fare. Una cosa che ci tengo a precisare, però, è che l’opposizione è una situazione di controllo e di proposta per poter anche fare meglio. Questo è il senso dell’opposizione in un sistema democratico, senza cadere in un discredito continuo e costante.

Giovanni Mastria
Giovanni Mastria
Nato a Lucca, classe 1991. Scrivo con passione di cultura, attualità, cronaca e sport e, nella vita di tutti i giorni, faccio l’avvocato. Credo in un giornalismo di qualità e, soprattutto, nella sua fondamentale funzione sociale. Perché ho fiducia nel progetto "Oltre Lo Schermo"? Perché propone modelli e contenuti nuovi, giovani e non banali.

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