L’agosto della politica visto da una redazione.

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Non è il solito agosto, c’è la guerra alle porte di casa nostra, la preoccupazione per imminenti problemi di gas e energia in generale, c’è l’inflazione, la pandemia, l’eccessiva siccità; perfino il calcio stravolge le sue abitudini… E poi c’è la crisi di governo, che però stavolta è seguita davvero dalla campagna elettorale, con tanto di elezioni estive. Il che è una vera novità: in Italia non si è mai votato le politiche tra agosto e dicembre.

Tuttavia, è una novità che non scalfisce minimamente usi e costumi dei politici. E, infatti, non si evidenzia niente di nuovo; anzi, forse proprio perché di grandi sorprese sui programmi o sugli schieramenti non ce ne sono, ora si nota di più l’overdose di enfasi con cui le stesse vengono somministrate.

Un esempio di una parola abusata è “duro”: Duro attacco di X a Y; Dura risposta di Y a Z. È una continua ricerca del “duro”, dello scontro; che se poi vai a ben vedere spesso di duro c’è poco… è dai tempi di Bossi che la parola “duro” non viene più usata per nulla di interessante…

E poi ancora: “attacco!”, “rottura!”. Quando magari i due, nel frattempo, sono a cena insieme.

E questo per quasi tutto l’anno sulle prime pagine, come se la politica fosse l’interesse principale della gente.

E in effetti non lo è. Lo è di più il gossip (che, in italiano, si dice pettegolezzo): cioè la curiosità per fatti facilmente comprensibili e poco complessi da analizzare. Ciò significa che pure la stampa ci mette del suo, forse convinta di aumentare l’audience. E, di fatto, cerca e riesce a trasformare la politica in pettegolezzo.

Ma siccome noi siamo un giornale di provincia, ci siamo chiesti che cosa succede nelle grandi redazioni nazionali.

E siccome non lo sappiamo, lo abbiamo chiesto ad un giornalista esperto, che meglio conosce certe dinamiche e che, chiedendoci l’anonimato, ci ha proposto questo racconto.

Inizia: «Immaginate la scena:

Riunione del mattino.

Il caporedattore: “apriamo il notiziario con la guerra in Ucraina perché stanotte un missile russo ha colpito Donetsk. Poi la politica in primo piano. Ci sono già le prime dichiarazioni di qualche leader?”

Un cronista: “no”.

Il caporedattore: “sollecitate un paio di loro addetti stampa e invitate in studio X, Y e Z. Intanto leggiamo i giornali e commentiamo”.

Un cronista: “Si parte con la Meloni o con Letta?”

Qui la risposta dipende dalla linea del quotidiano: attaccare o difendere? Ma indipendentemente da questo…

Un cronista: “Letta afferma che la Meloni si «incipria» per coprire le sue vere origini, partiamo con lui?”

Il caporedattore: “C****, c’è la notizia!”

Un giovane e inesperto cronista commenta: “ma fino a poco tempo fa sembravano amici…”

Un cronista: “la Meloni risponde che è un caso di misoginia. Inoltre, rilancia il presidenzialismo”.

Il caporedattore: “presidenzialismo – Presidente della Repubblica, e allora sul tema sentiamo Berlusconi”.

Un cronista: “Sembra che sia d’accordo e ha aggiunto «se entrasse in vigore, il Presidente dovrebbe dimettersi per procedere all’elezione diretta, magari dello stesso Mattarella»”.

Il Caporedattore: “C****, c’è la notizia!”

Si allargano i commenti: Berlusconi cerca di chiarire «ho detto una ovvietà».

Qualche osservatore pensa che ormai sia bollito. Qualche altro che sia ancora molto furbo nonostante l’età e che le spara grosse per conquistare le prime pagine. E che è troppo pensare che sia così ingenuo da non aver visto la trappola nella domanda dell’intervistatore.

Il caporedattore: “e Salvini che fa?”

Un cronista: “Scrive una lettera dove ribadisce che «credere è vitale», ed ecco così svelato il mistero di alcuni manifesti a Milano dei giorni scorsi con la parola «Credo». Tiriamo fuori tutto il repertorio fotografico di santi e madonne del capo della Lega?”

Il Caporedattore: “C****, c’è la notizia!”

Un cronista: “Letta insiste «Questa destra è pericolosa!»”

Un giovane e inesperto cronista, a bassa voce: “ma non è la solita destra da un sacco di tempo?”

“No”, taglia corto il caporedattore.

A proposito di Letta, uno commenta: “si pensava diventasse l’erede di Aldo Moro e invece il suo referente è Speranza”. “Ma Speranza è meglio o peggio rispetto a Conte «punto di riferimento dei progressisti»?” chiede un altro. “Boh…”

“È colpa della pessima legge elettorale che li costringe a stare insieme” gli replica un simpatizzante di sinistra.” “Ma se la hanno votata quasi tutti i partiti e porta il nome di un allora esponente del PD…” si osserva. “Boh…”

Il caporedattore: “no, andiamo avanti! Qui non c’è notizia”

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Beh, su questo tema interrompiamo un attimo il racconto e ci permettiamo di aggiungere noi: perché non l’hanno cambiata? E perché nessuno pensa ad un’assemblea costituente che spazza via tante chiacchiere inutili?

Ah già!

La hanno proposta: prima a sinistra e poi a destra. Ma ogni volta, chi la propone resta solo e chi ascolta ha un sacco di importanti motivi per rifiutare come pericoloso per la costituzione ciò che la volta prima riteneva una grande opportunità per il paese… (se vi gira la testa mentre leggete queste ultime righe – e vi sembrano cervellotiche – non preoccupatevi: voi siete normali e fanno girare la testa anche a noi che le scriviamo. È un effetto collaterale – e documentato – dell’abuso di supercazzole in politica. Abuso generalmente correlato all’esigenza di giustificare il perché è sempre meglio non fare nulla di importante).

Ma riprendiamo la nostra narrazione.

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Nel frattempo, altre trasmissioni vanno avanti ripetitivamente. Alcuni insistono, ad esempio, se sia ancora possibile che Letta imbarchi il Movimento 5 stelle: “lei cosa ne dice, Conte?” “Neanche a parlarne”.

Lo stesso Letta nega.

“Tanto si metteranno d’accordo dopo il 25 settembre”, insinua un commentatore più navigato. “La prassi è: «Facite Ammuina». Ricordate? «Tutti chilli che stanno a prora vann’a poppa e chilli che stann’a poppa vann’a prora; chilli che stann’a dritta vann’a sinistra e chilli che stanno a sinistra vann’a dritta»”.

Nelle dichiarazioni la parola che emerge e ora va assai di moda è “fascismo”. La pronunciano tanti. Altri non la pronunciano però ricordano altre negatività degli avversari. Qualcun altro ricorda che Fratoianni è comunista, forse nel tentativo di riequilibrare.

Un giovane e inesperto cronista chiede: “facciamo un approfondimento sui programmi e sulle possibilità di realizzarli?”

Il caporedattore: “no, andiamo avanti! Qui non c’è notizia”.

Durante l’intera giornata, comunque, proseguono programmi televisivi simili, ripetitivi e di aggiornamento.

E infine la prima serata spesso si apre con appuntamenti sui medesimi argomenti, che iniziano con una frase rituale: “una giornata davvero importante” (o interessante, ma forse questo dovrebbero deciderlo i telespettatori, che magari non sono molti, però rinforzano le nostre idee).

Soltanto ora in redazione si accorgono di non avere neanche accennato alla novità del Terzo polo, Azione e Italia Viva (Calenda e Renzi). Non è dimenticanza o sottovalutazione; il fatto è che ne hanno parlato perfino troppo fino a pochi giorni fa e magari ora il pubblico è saturo (si sa, il pettegolezzo, ha differenza del ragionamento politico, ha bisogno di ricambio frequente).

Il caporedattore: “potremmo però parlare di quanto quelli del terzo polo riusciranno a ottenere, quale percentuale; e se porteranno via voti al centrodestra. Queste sono ipotesi che generano un dibattito interessante. Ascoltiamo gli ospiti in studio!”

Gli ospiti: “difficile capire sul momento, sono nati da poco”.

“Dipenderà ovviamente da come sapranno comunicare le loro intenzioni, il loro programma, e far comprendere la loro diversità”.

“Potrebbero fare un risultato importante, magari un 10 o un 15%, ma anche uno trascurabile, come un 2 o 3%. Dipende da quanto saranno capaci di comunicare!”

“Forse saranno l’ago della bilancia nel prossimo parlamento o forse saranno irrilevanti”.

Il caporedattore: “bene dibattito interessante ed equilibrato!”

E questo è il racconto di una nostra normale giornata di lavoro» conclude il nostro informatore.

Illuminante…

Come concludere? Anche noi, in maniera diversa dal solito ma consona al clima agostano. Con un’ulteriore considerazione. Per catturare l’attenzione del lettore (e dell’elettore) si fa di tutto.

E qual è una categoria di contenuti che attira? L’evasione! (e, nel caso dei programmi elettorali dei politici, il termine può essere declinato in vario modo…)

L’evasione di coloro che diffondono allegria, umorismo, ironia: i comici (cosa è riuscito a combinare Grillo è sotto gli occhi di tutti, ma pure Crozza…).

Una volta c’erano anche gli artisti come Giorgio Gaber e Rino Gaetano che trattavano l’argomento, il primo col brano “Destra-Sinistra” (“l’ideologia malgrado tutto credo ancora che ci sia, /è il continuare ad affermare un pensiero e il suo perché, /con la scusa di un contrasto che non c’è”) e il secondo con “Nuntereggae più”. Oggi, però, se ne tengono a debita distanza (forse temono che i politici vengano a fare gli showman… improbabile ma…).

Cercando l’evasione fra gli scrittori, scegliamo un libro del grande John Steinbeck pubblicato dalla Bur di Rizzoli nel maggio 1979, intitolato “Il breve regno di Pipino IV”; è una sarcastica satira della mentalità e della cultura europee: nella Francia (potrebbe essere l’Italia) in un anno del secolo scorso causa una irrisolvibile crisi, i partiti politici decidono all’unanimità che il paese ritorni al sistema monarchico. Ed è davvero divertente cosa succede. Se riuscite a trovarlo, potrebbe essere un’idea trascorrere così le ferie agostane.

Un’ultima nota: prima di andare abbiamo chiesto al nostro interlocutore: “ma il tuo ruolo in redazione quale è?”

“Caporedattore”

(D’improvviso la richiesta di anonimato non appare più così strana…)

Andrea Bicocchi @Andrea_Bicocchi

Andrea Bicocchi
Andrea Bicocchi
Imprenditore, editore de "Lo Schermo", volontario. Mi piace approfondire le cose e ho un'insana passione per tutto quello che è tecnologia e innovazione. Sono anche convinto che la comunità in cui viviamo abbia bisogno dell'impegno e del lavoro di tutti e di ciascuno. Il mio impegno nel lavoro, nel sociale e ne Lo Schermo, riflettono questa mia visione del mondo.

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