La Buca di Sant’Antonio: la storia affascinante di un locale senza tempo

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La Buca di Sant’Antonio è un luogo suggestivo, che occupa un posto speciale nel cuore di tutti i lucchesi. Gente comune e grandi personaggi, nel corso degli anni tutti si sono resi conto dell’immenso fascino che esercita tale locale meraviglioso. Accogliente ed elegante allo stesso tempo, è uno degli ultimi ristoranti lucchesi in cui non si respira un’aria patinata e costruita.

Defilato e nascosto, a due passi da San Michele, il ristorante conserva ancora oggi un’aura magica e forte. Una storia lunga secoli, che prende le mosse all’inizio del ‘700, quando la Buca era una semplice locanda/foresteria, un rifugio per mercanti e forestieri di passaggio in città.

Subito dopo la seconda guerra mondiale, poi, c’è stata la svolta: a Sermide – piccolo paese nell’Oltrepò mantovano tra Lombardia, Veneto ed Emilia – la Sig.ra Drusilla Barbieri gestisce un’accogliente osteria di campagna, deliziando i suoi avventori con piatti semplici, saporiti e sostanziosi, cosa rara vista la povertà imperante ai tempi. Il figlio Giulio, in servizio a Lucca con la Folgore, viene a sapere che la Buca è in vendita e non ci pensa due volte a proporre alla madre e al fratello Franco di trasferirsi in città per rilevare il locale. Dopo qualche incertezza, i due accettano e la famiglia Barbieri prende dimora nel centro storico.

All’arrivo della Sig.ra Drusilla, la Buca ha ancora la struttura della locanda che fu: una sola stanza per gli avventori (l’attuale spazio occupato dal bar e dalla sala d’attesa) con appena dieci tavolini, una stalla (quella che adesso è la leggendaria sala degli ottoni) e otto camere poste al piano superiore. Sin da subito, con la nuova gestione, il locale cambia marcia e comincia a conquistare il cuore dei lucchesi grazie alle ottime ricette emiliane della “padrona di casa”, che in poco tempo inizia a prendere dimestichezza anche con le pietanze locali.

Nel frattempo il giovane Franco fa esperienza fuori dal locale di famiglia, dapprima in Versilia e poi a Venezia. Poi, quando torna a Lucca, nel ’55 assume un giovane cameriere che sin dall’inizio dimostra di avere una marcia in più e che, per questo, di lì a qualche anno farà il suo ingresso nella società che gestisce il ristorante. Da quel momento comincia l’era moderna della Buca di Sant’Antonio, che negli ultimi settant’anni ha indissolubilmente legato il suo nome a quello dei due personaggi che l’hanno resa ciò che è oggi: Franco Barbieri e Giuliano Pacini.

Una storia di cibo e di vino, di ospitalità, di amicizia e di tantissimo lavoro: un locale magico che ha saputo coniugare tradizione e innovazione, che ha fatto dell’accoglienza e dell’eleganza i suoi tratti distintivi. Per questi motivi, nel corso del tempo molti grandi personaggi si sono innamorati della Buca: Ezra Pound, Curzio Malaparte, l’Avvocato Paolo Rossi, Mario Tobino, il grande Bruno Vangelisti e i suoi amici Luchino Visconti e Gina Lollobrigida, Mario Soldati, Jean Cocteau, Ugo Tognazzi, Chet Baker, Giancarlo Giannini, Mario Pannunzio, Nilde Iotti e Indro Montanelli, ciascuno con i suoi tavoli prediletti e con i suoi piatti preferiti.

Ma la Buca è stata anche altro. Anzi, la Buca è stata molto altro: un luogo di incontro fondamentale per la città, un luogo di condivisione e di discussione vera, perché in fondo le decisioni importanti si prendono a tavola, davanti a un piatto caldo e a un buon bicchiere di vino. Un ruolo – questo – che la Buca ha saputo incarnare alla perfezione, con quell’atmosfera accogliente, elegante e riservata che caratterizza da sempre Lucca e i lucchesi.

In merito alla affascinante storia del locale, qualche anno fa è stato pubblicato un bellissimo libro (edito da Maria Pacini Fazzi Editore e scritto da Samuele Cosentino, il quale ha recuperato e rinnovato una vecchia raccolta di Aldo Santini, intervistando di nuovo Giuliano Pacini e Franco Barbieri) che ripercorre la lunga storia della Buca attraverso le parole e i racconti di coloro che, con passione e fatica, l’hanno resa grande. Un libro che – grazie anche alla lucida post-fazione di Marco Innocenti – permette di comprendere davvero quale sia il legame viscerale che unisce Lucca a questo storico ristorante, che ha elegantemente accompagnato (e accompagna ancora) la città dal dopoguerra a oggi.

Giovanni Mastria
Giovanni Mastria
Nato a Lucca, classe 1991. Scrivo con passione di cultura, attualità, cronaca e sport e, nella vita di tutti i giorni, faccio l’Avvocato. Credo in un giornalismo di qualità e, soprattutto, nella sua fondamentale funzione sociale. Perché ho fiducia nel progetto "Oltre Lo Schermo"? Perché propone modelli e contenuti nuovi, giovani e non banali.

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