Immigrazione al bivio tra scelte suicide e assenza di umanità

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Sui migranti è difficile trovare qualche posizione condivisibili e non semplicemente faziosa. La discussione è del tenore: “li volete far morire in mare” o “finalmente c’è fermezza”.

Tutto qui. Nessuna seria persa di posizione. Soprattutto nessun dato oggettivo su cui basare una seria presa di posizione.

Quindi ho cercato qualche dato on line: nulla che sia più recente del 2016/2017 almeno in termini di dati circostanziati.

È una proprietà delle discussioni su temi etici quella che, ad un certo punto, si parla da tifoserie e si abbandona la logica.

Il tema dovrebbe, a mio avviso, partire da due domande le cui risposte sono un po’ scontate: Possiamo chiuderci ad ogni richiesta da parte dell’esterno e considerare tutti i migranti come nemici?  E, dall’altra parte, possiamo accogliere tutti quelli che fanno richiesta di asilo?

La prima risposta è no, non possiamo essere totalmente impermeabili alle sofferenze del mondo. Lo impone la nostra coscienza e il senso di umanità. Lo impone la nostra stessa cultura occidentale che dobbiamo difendere. E, per molti di noi, lo impone la consapevolezza di una fratellanza che si basa sul concetto di fede. Quindi qualche cosa dobbiamo pur fare.

Non credo, però, che alle risposte sopra date debba essere aggiunta anche quella che quei migranti “ci servono” per la nostra economia, che cerca personale a bassa qualificazione, o per la cura della nostra popolazione che invecchia. Trovo che queste ultime motivazioni “utilitaristiche” siano il contrario di quello che serve per impostare una corretta discussione. Non è vero che abbiamo un bisogno e quindi dobbiamo agire. L’azione che ci chiama non è figlia di una necessità da compensare. È un’esigenza di giustizia che ci deve muovere.

E da qui parte anche la risposta alla seconda domanda: se ci muove un’esigenza di giustizia, non può portarci a fare qualche cosa che genera povertà al nostro interno. Non possiamo quindi accogliere senza misura. Non è amore per il prossimo quello che fa venire persone che non possono essere integrate e che quindi pone le basi per una disgregazione del tessuto sociale esistente. Né possiamo pensare che l’accoglienza possa tradursi in un semplice lasciapassare alla frontiera per poi far vivere queste persone per strada.

Dobbiamo quindi chiederci come possiamo fare ad organizzare una reale dinamica dell’accoglienza. E una tale organizzazione (che non c’è) non può che partire da dei flussi contingentati e verificati. Non possiamo non chiederci come poter gestire delle persone senza sapere quante sono, che tipo di persone sono e come intendiamo integrarle nel sistema. Come non possiamo non porci domande su cosa significhi l’integrazione: a partire dalla conoscenza della lingua, per arrivare alla conoscenza della nostra cultura e delle nostre leggi. Perché conoscere la nostra lingua è la condizione necessaria per ogni interazione tra persone. Conoscere la nostra cultura è parte integrante di una integrazione. E conoscere le nostre leggi è fondamentale per avere delle persone che non siano consapevoli di limiti che esistono e che devono essere rispettati da tutti.

In tutto questo, quindi si deve leggere anche il tema delle ONG che fanno interventi in mare. In origine il comportamento era anche moralmente alto: cercavano di soccorrere dei naufraghi che si trovavano ad attraversare il mare con gommoni e altri mezzi di fortuna e che realmente naufragavano. Oggi le cose sono in parte cambiate: una quota consistente dei salvataggi sono effettuati al confine delle acque territoriali libiche (per operare all’interno le autorità libiche chiedono la loro preventiva autorizzazione e intervengono sequestrando le navi se l’operazione non è autorizzata).

Le mappe sottostanti mostrano l’andamento delle operazioni di soccorso.

fonte: guardia costiera italiana – report attività SAR 2017

Il problema non è mettere sotto accusa le ONG, che pure hanno comportamenti non così commendevoli. Quanto, piuttosto, osservare come una “carità” non ragionata finisce con il diventare una parte del problema. È evidente che lo spostamento delle operazioni e il loro numero provoca almeno il dubbio di un “utilizzo” dei natanti delle ONG da parte dei trafficanti per conseguire il passaggio in mare. E che questo sistema finisca anche con l’incentivare i trafficanti ad utilizzare natanti ancora più di fortuna, consapevoli che devono, non già affrontare una traversata, ma semplicemente superare il confine di acque territoriali. Il che, a sua volta, aumenta grandemente il rischio di naufragio e perdite di vite.

Il problema, quindi, non può essere affrontato con faciloneria: non si tratta di fermare le ONG ma, magari, di convincerle e spingerle a non diventare strumento ingenuo di trafficanti. A tornare a fare il soccorso in mare ma coordinandosi con autorità e non da cani sciolti.

Né si tratta di accogliere tutti per poi sperare che vadano in Germania o in Francia a piedi e lasciare che si accumulino disperati per le nostre strade come se fossero spazzatura da abbandonare.

Dobbiamo aprire le nostre frontiere in modo graduale e ragionata mettendo però in moto una macchina della solidarietà e un sistema di accoglienza e integrazione. E con integrazione dobbiamo intendere che chi viene deve entrare in un sistema di valori che è il nostro; in una cultura che è la nostra; in un ambiente che può lentamente cambiare ma che non può essere stravolto da questo innesto di persone.

Andrea Bicocchi @Andrea_Bicocchi

(Foto di James Frid da Pexels.com)

Andrea Bicocchi
Andrea Bicocchi
Imprenditore, editore de "Lo Schermo", volontario. Mi piace approfondire le cose e ho un'insana passione per tutto quello che è tecnologia e innovazione. Sono anche convinto che la comunità in cui viviamo abbia bisogno dell'impegno e del lavoro di tutti e di ciascuno. Il mio impegno nel lavoro, nel sociale e ne Lo Schermo, riflettono questa mia visione del mondo.

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2 Commenti

  1. Come mai da qualche tempo nessuno si interroga su quanto costa annualmente al nostro paese l’accoglienza ai migranti? Gli ultimi dati , risalenti a 3 anni fa, parlavano di 3, 5 miliardi di euro (!!!).
    Chi paga i costi delle ONG che fanno da taxi ai clandestini, andandoli a raccogliere su segnalazione al limite delle acque territoriali libiche e tunisine? Quanto guadaganano le organizzazioni di volontariato e la Caritas con l’accoglienza ( Lo Stato Italiano paga 25 euro al giorno a rifugiato) ? chi fornisce ai migranti i soldi per pagare gli scafisti? Come disse qualcuno ( Leggi Buzzi) il traffico di migranti rende più dello spaccio della droga. Seguite sempre i soldi ( Falcone Dixit). Per questo la piaga dell’immigrazione indotta ( venite in Italia, come minimo sarete mantenuti, e potrete fare ciò che volete, dallo spaccio allo sfruttamento della prostituzione) non finirà mai. Tanto i soldi si trovano, basta non aggiornare, o aggiornare solo parzialmente, le pensioni all’inflazione. Tutto il resto sono solo chiacchere.

  2. Basandosi sul principio dei buonisti comunisti che dice quello che è tuo è mio, quello che è mio è mio. In base a questo piccolo ragionamento ecco spiegato l’invasione degli scappati di casa e non dalle guerre. Abito nella Republica Dominicana, qualcuno direbbe delle banane, per ottenere la residenza voglio a garanzia:
    Dimostrare che si ha un reddito superiore ai 1500 dollari mensili perciò se pensionato dichiarazione dell’Ente erogatore
    Dichiarazione della banca o posta italiana che non ci sono pendenze, o in atto sequestri di beni o fallimenti e importo medio annuo
    Se sposato con una dominicana atto di matrimonio con i relativi atti di nascita di entrambi,
    Se possessori di casa nella RD apposito certificato
    Se possessore di auto o motore o altri mezzi, relativi certificati
    Certificazione del tribunale di residenza italiana che la fedina è pulita.
    Tutti questi documenti devono essere apostillati da un legale indicato da loro al modesto costo di 1000Peso a documento.
    Una volta pronti i documenti devi presentarti all’Ufficio Immigrazione della Capitale munito di foto fatte da loro personale di fiducia Poi devi passare una visita medica presso una clinica indicata dall’Ufficio Immigrazione con analisi urine feci e lastre ai polmoni, tutto a pagamento. Non mi ricordo il costo perché si fa una volta sola. Mentre ogni anno, se il tribunale della RD non ha segnalazioni anche di multe stradali, devi rinnovare la residenza e la loro Carta d’Identità altrimenti rischi l’espulsione a spese tue. Se vuoi penare e fare da solo costa circa 16000 peso ogni anno se invece vuoi sbrigare prima la pratica devi aggiungere altre 15000 peso per l’avvocato. Escluso la prima volta che ci vuole oltre 2000 Euro, per gli altri cinque anni, la spesa si aggira intorno ai 500/600 euro. Dopo 5 anni se la fedina locale è pulita il rinnovo avviene per 10 anni a in costo notevole. Ripeto se ti fermano e non sei in regole ti possono rimpatriare immediatamente a spese tue. Come in Italia
    peso 56,64 16.11.2022

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