Il Colonnello Giuseppe Giovannetti.

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Un soldato lucchese

Via G. Giovannetti. Piazzale Kennedy, San Marco.

Persone note, altre meno, santi, poeti e trasvolatori; nomi su targhe toponomastiche.

Ci passiamo davanti molte volte al giorno, ma poche volte una curiosità ci spinge a sapere chi era questo G. Giovannetti, che ha fatto, come mai gli hanno intitolato una via. Certo “Kennedy” è molto più noto, qualcosa c’è rimato in mente: Dallas, l’attentato, il fucile italiano, la ganza Marylin Monroe…

Ma questo G. Giovannetti alla fine, chi è stato?

Per la verità questo nome Giuseppe Giovannetti, con il grado di Colonnello, lo abbiamo già trovato nel pezzo precedente relativo a Matteo Trenta, il “monaco guerriero” di Lucca. Era il suo superiore diretto a montanara nel ‘48. 

I Guerra di Indipendenza. Lucchesi che combattono.

Il Giovannetti nacque a Lucca il 16 marzo 1788 da una famiglia tradizionale; era uso avviare i ragazzi alla carriera ecclesiastica, e la famiglia lo fece entrare giovanissimo nel seminario Arcivescovile di Lucca. Ma al Giovannetti la vita da prete non confaceva, e quindi alla età di 14 anni, approfittando della scarsa sorveglianza saltò il muretto di Via del Seminario e raggiunge “pedantibus” Milano, nella neonata capitale della Repubblica Italiana. La Repubblica Cisalpina!

La suggestione delle idee napoleoniche era affascinante. Ma il Giovannetti era troppo piccolo, e per un po’ razzolò nei bivacchi dei soldati, fino a quando, nel giugno 1802 i soldati di Napoleone, mossi a pietà lo arruolarono come trombettiere del prestigioso battaglione degli Ussari, poi denominati Dragoni Napoleone. Da lì in crescendo partecipò a tutte le battaglie napoleoniche, ma davvero a tutte! 

Il Giovannetti ebbe modo di far valere la propria attitudine militare e, dopo essersi distinto nella guerra contro la terza Coalizione, prese parte attiva, sotto la direzione del generale A. Masséna, alla conquista del Regno di Napoli. Il 16 settembre 1806 Giovannetti fu promosso brigadiere. Un grado importante, comandate di una piccola unità di uomini, una brigata di circa 10 soldati. Partecipò sempre con i Dragoni all’assedio della città di Stralsund in Pomerania (1807). Prima era stato al campo di Boulogne, pronto per l’invasione (mancata) dell’Inghilterra; poi sarà a Ratisbona, Jena, Auserlitz; partecipò anche alla feroce campagna di Spagna sotto il generale Ph.-G. Duhesme.

Qui il 27 apr. 1808 fu promosso al grado di furiere; il furiere è il “segretario” del reparto, conserva la cassa e provvede a tutte le incombenze amministrative. Un incarico di eccezionale importanza e fiducia! il controllo della contabilità di tutto il suo reparto. Nella battaglia di Manresa, in Catalogna, il 1° apr. 1811 si meritò l’importantissima menzione d’onore sul “Giornale militare” insieme alla promozione al grado di maresciallo “d’alloggio”. 

Il Giovannetti partecipò il 25 ott. 1811 alla battaglia di Sagunto, durante la quale, con altri 14 dragoni spezzo la resistenza di un intero battaglione nemico; questa azione gli valse il conferimento direttamente “sul campo” dell’Ordine della Corona di Ferro, il massimo riconoscimento militare, istituito da Napoleone, il 5 giugno 1805 a Milano. L’onorificenza italiana è paritetica alla francese Legion D’Onore. Premiava, anche con un vitalizio, “eccezionali atti di valore e servigi resi alla Corona”… Impegnato ancora in Italia contro la sesta Coalizione, fu ferito tra il 9 e il 10 nov. 1813 sul fiume Adige, vicino ad Ala; una coraggiosa carica condotta da ferito contro il nemico, gli vale la promozione a Ufficiale. Sottotenente Alfiere

Poco dopo terminava il suo servizio sotto Napoleone ormai in disgrazia. Rifiutò il passaggio sotto la dominazione austriaca ritornando a Lucca, alla casa natale. 

Per motivi economici accettò di malavoglia l’incarico di “tenente dei guardacoste” a Viareggio.

La duchessa Maria Luisa di Borbone Spagna, cui il congresso di Vienna aveva affidato temporaneamente il Ducato di Lucca, il 25 febbraio 1818 dette l’incarico al Giovannetti di “Capitano aiutante maggiore” di tutte le truppe lucchesi, conferendogli successivamente anche l’incarico di organizzare il corpo dei “Cacciatori a cavallo” che divento presto il miglior reparto del piccolo esercito lucchese!

Il 26 dic. 1822 il Giovannetti fu nominato capitano “comandante dei fucilieri”; poi cambiò Specialità passando ai “Granatieri”. Il 3 ag. 1829, fu promosso maggiore comandante del battaglione “Carlo Lodovico” e, dal dicembre 1835, comandante in capo dell’esercito. Nell’agosto 1835 aveva anche accettato il delicato incarico di presidente dell’amministrazione militare lucchese. Fu quindi promosso tenente colonnello il 2 luglio 1842, ma si scontrò con il carattere velleitario e irascibile del figlio del duca, Ferdinando, che si atteggiava a condottiero e che il 6 ag. 1847 lo mise a riposo. 

Però una volta effettuato il passaggio dei territori del Ducato lucchese sotto la sovranità del Granducato di Toscana, il Giovannetti venne richiamato da Leopoldo II a comandare direttamente la piazza di Firenze.

Nel marzo 1848, anche la Toscana volle partecipare alla guerra del Piemonte contro l’Austria, (I Guerra di Indipendenza). Leopoldo II affidò pertanto al Giovannetti il compito di organizzare in tutta fretta un corpo di spedizione.

I soldati toscani partirono alla fine di marzo, e a maggio erano schierati a ridosso di Montanara: purtroppo questo nome segna una sanguinosa sconfitta, pur se combattuta con valore. Il 28 e 29 maggio 1848 gli italiani subirono una disfatta, conseguenza alla superiorità strategica e tecnica dell’esercito imperiale austriaco. Il Col. Giovannetti tenne l’assedio di Montanara per ben sei ore in condizioni di assoluta inferiorità numerica. Ma poi dovettero capitolare. I militari italiani si ritirarono verso Mantova e poi, tra insubordinazioni e sconforto, partendo da Borgo San Donnino presero per la via appennina verso la Toscana.

Durante il percorso di ritorno, in località Pecorile presso Castelnuovo nè Monti, il Col. Giovannetti ebbe un alterco con un sergente pistoiese, tale Bartolomeo Capecchi; costui gli piantò una palla fraticida nella schiena e lo uccise. A poca distanza, due giorni di viaggio, da casa, Lucca. 

I tempi erano confusi, la gente anche e quindi …“per viltà codarda degli uomini de’ tempi”, come scrisse Giovani Scorza, il Capecchi non venne perseguito né punito. Non solo, il 4 gennaio 1982 l’Amministrazione gli conferì una pensione di guerra per un importo di £. 358,60. Succede…

L’epilogo di questa bella e triste storia lucchese lo scrive l’Avv. Carlo Massei, nel suo “Elogio del Colonnello Giuseppe Giovannetti”, scritto nel 1861 e stampato dalla tipografia Baccelli.

“Sopra il giogo di quell’Appennino che parte la Toscana dalla Terra lombarda, trovi un sito chiamato Castelnuovo ne’ Monti, al quale sta presso a due miglia l’umile villaggio di Pecorile. O tu che percorri quella via, ferma quivi per poco il tuo viaggio; pasciti di dolore; e versa un tributo di lacrime sulla tomba di Giuseppe Giovannetti. Non una pietra lo cuopre, non una scritta parola lo ricorda al passeggero, ma giace colà negletto, inosservato, frammisto al volgo dè morti:

           Turba di morti che non fur mai vivi…

Vittorio Lino Biondi.

Vittorio Lino Biondi
Vittorio Lino Biondi
Sono un Colonnello dell'Esercito Italiano, in Riserva: ho prestato servizio nella Brigata Paracadutisti Folgore e presso il Comando Forze Speciali dell'Esercito. Ho partecipato a varie missioni: Libano, Irak, Somalia, Bosnia, Kosovo Albania Afganistan. Sono infine un cultore di Storia Militare.

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5 Commenti

  1. Mi ripeto: Vittorio, dopo le pagine meritoriamente pubblicate da “Lo Schermo”, alla fine dei discorsi sparsi, occorrerà un libretto unico, un compendio, di Memorie Militari Lucchesi, magari un po’ ampliato, arricchito come certo sai fare. Tempo, come pensionato, ne hai, quindi…forza!

  2. Vita avventurosa e cursus honorum senza aver frequentato scuole e o accademie militari, ma promozioni sul campo. Dov’è sepolto Giovannetti se è lecito conoscere?

    • è scritto nella parte finale; opra il giogo di quell’Appennino che parte la Toscana dalla Terra lombarda, trovi un sito chiamato Castelnuovo ne’ Monti, al quale sta presso a due miglia l’umile villaggio di Pecorile. O tu che percorri quella via, ferma quivi per poco il tuo viaggio; pasciti di dolore; e versa un tributo di lacrime sulla tomba di Giuseppe Giovannetti.. un tomba semisconosciuta…

  3. Complimenti per averci spiegato chi era Giovannetti e la sua carriera. Dovuta l’intitolazione della strada. Grazie Vittorio come al solito è un piacere leggerti

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