Aumentano le competenze digitali. In Toscana la più alta percentuale di famiglie connesse ad Internet

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La Toscana è la regione con la maggiore percentuale di famiglie connesse ad Internet, ben il 90,9 per cento. In questa classifica seguono la Provincia Autonoma di Trento (90,6 per cento) e il Veneto (89,5 per cento); quelle con le percentuali più basse sono, invece, la Sicilia (82,0 per cento), la Basilicata (81,8 per cento) e la Calabria (80,1 per cento).

È quanto emerge dal report di Istat con l’indagine “Aspetti della Vita Quotidiana” che ospita, ogni anno, il modulo sull’utilizzo delle tecnologie dell’informazione da parte della popolazione, armonizzato a livello europeo. Gli indicatori del modulo sono utilizzati per scopi di benchmark e rientrano nel programma strategico per il decennio digitale 2030.

Nel 2025 l’87,3 per cento delle famiglie italiane dispone di un accesso a Internet (+1,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente). L’analisi territoriale evidenzia un persistente ritardo del Mezzogiorno, pari circa 5 punti percentuali in meno rispetto al Centro-Nord. Il 63,9 per cento delle famiglie composte esclusivamente da anziani (65 anni e più) dispone di un accesso a Internet da casa. Una quota, questa, che registra un incremento di 3,3 punti percentuali rispetto al 2024, attenuando la distanza, per quanto ancora notevole, dalle famiglie con almeno un minore (98,7 per cento) e da quelle senza minori ma con membri non esclusivamente anziani (95,1 per cento), ormai prossime a livelli di saturazione.

Il possesso di un titolo di studio elevato tra i componenti della famiglia è positivamente associato alla disponibilità di un accesso a Internet: ne dispone il 98,5 per cento delle famiglie con almeno un componente laureato, il 94,9 per cento di quelle in cui il titolo di studio più elevato è il diploma superiore, mentre si scende al 66,5 per cento tra quelle in cui il titolo di studio più elevato è la licenza media.

La maggior parte delle famiglie che non dispone di accesso a Internet da casa indica come motivo principale l’incapacità di utilizzo (55,3 per cento) mentre una quota significativa (21,2 per cento) non lo considera utile o interessante. Seguono motivazioni di ordine economico legate all’alto costo degli strumenti necessari ad accedere (15,2 per cento) o dei collegamenti (10,3 per cento) o perché ci si collega in Rete in un luogo diverso dall’abitazione in cui la famiglia vive (7,9 per cento).

Nel 2025 l’83,1 per cento della popolazione di sei anni e più ha usato Internet nei tre mesi precedenti l’intervista. L’uso della rete ha raggiunto livelli prossimi alla saturazione per gran parte della popolazione. Oltre il 95 per cento delle persone tra gli 11 e i 44 anni si è connesso alla rete negli ultimi tre mesi, valori molto simili anche tra i 45-54enni (93,6 per cento). La quota raggiunge supera lievemente il 98 per cento tra i 15-24enni mentre diminuisce per le età più anziane: scende al 72,5 per cento tra le persone di 65-74 anni e arriva al 35,7 per cento tra gli over75.

Tra il 2024 e il 2025 l’uso della rete è aumentato di 1,2 punti percentuali, con incrementi di oltre 4 punti percentuali nella popolazione di 65 anni e più (da 68,1 a 72,5 per cento per la classe di età 65-74 anni, e da 31,4 a 35,7 per cento per gli over 75). L’uso delle ICT risulta significativamente diverso rispetto al genere tra i bambini di 6-10 anni e nelle classi di età più anziane di 65 anni e più con una disparità a favore degli uomini. In particolare, tra i 65-74enni l’uso di Internet è più elevato tra gli uomini, con uno scarto di 4,3 punti percentuali (74,8 per cento gli uomini e il 70,5 per cento le donne) e il vantaggio è di ben 12,5 punti tra le persone di 75 e più (43,0 per cento gli uomini e 30,5 per cento le donne).

Nel 2025 l’Italia centro-settentrionale mostra un uso di Internet superiore all’85 per cento , mentre le aree del Mezzogiorno si fermano al 78,5 per cento , divario che rimane stabile rispetto al 2024. Tra le regioni, hanno fatto registrare gli incrementi maggiori le Marche (+4 punti percentuali), la Campania (+3 punti percentuali), seguono la Sardegna (+2,9 punti percentuali), e il Lazio (2,8 p. p.).

Tra le persone di 25 anni e più ha navigato sul web, nei tre mesi precedenti l’indagine, il 96,6 per cento di coloro che possiedono un titolo di studio elevato (laurea o titolo superiore) e il 91,2 per cento di chi ha un diploma di scuola secondaria superiore rispetto al 62,2 per cento tra chi ha un titolo di studio basso (al massimo la licenza media). Tra le persone occupate, le differenze tra dirigenti, imprenditori e liberi professionisti da un lato, e operai, dall’altro, si sono gradualmente attenuate negli anni (97,5 per cento contro 93,0 per cento).

Circa il 40 per cento utilizza smart TV, altoparlanti, smart watch per accedere a Internet

Il 79,1 per cento delle persone di 6 anni e più accede alla Rete tramite lo smartphone, il 54 per cento tramite PC fisso o portatile, il 38,2 per cento tramite smart TV, altoparlanti, smart watch o consolle per video giochi, il 27,8 per cento si avvale del tablet. Il numero di dispositivi utilizzati e la loro combinazione evidenziano marcate differenze generazionali. I giovani di 11-24 anni risultano i più orientati a un utilizzo multi-device: quasi il 30 per cento impiega tutti i dispositivi considerati, a fronte del 17,7 per cento nella media della popolazione. Tra gli adulti di 25-34 anni si osserva una maggiore propensione all’uso combinato di PC, smartphone, smart TV incluso altoparlanti, smart watch o consolle per video giochi (27,1 per cento contro il 17,9 per cento del totale). Le persone di 65 anni e più presentano invece la quota più elevata di utenti che accedono alla Rete esclusivamente tramite smartphone (quasi il 40 per cento a fronte del 20,5 per cento della media).

Nella fascia 55-64 anni prevale l’utilizzo di due dispositivi; la combinazione più frequente è costituita da smartphone e PC (24,2 per cento contro il 18,8 per cento nella media). I bambini di 6-10 anni ricorrono soprattutto alla combinazione dello smartphone con la smart TV (inclusi smart watch o consolle per video giochi ecc.).

Il livello di competenza digitale dei cittadini europei viene rilevato, dal 2021, attraverso un indicatore composito costruito su una serie di attività relative all’uso di Internet. Cinque sono i domini definiti dal Digital Competence Framework 2.0, il quadro comune europeo di riferimento per le competenze digitali: Alfabetizzazione all’informazione e ai dati, Comunicazione e collaborazione, Creazione di contenuti digitali, Sicurezza e Risoluzione dei problemi. L’obiettivo target fissato per il 2030 si prefigge di raggiungere l’80 per cento di cittadini (utenti di Internet negli ultimi tre mesi in età compresa tra i 16 e i 74 anni) con competenze digitali almeno di base in tutti i cinque domini individuati.

In Italia, nel 2025 il 54,3 per cento delle persone di 16-74 anni ha competenze digitali almeno di base, un valore inferiore di 6,1 punti percentuali rispetto alla media europea. Tuttavia, rispetto al 2023, si registra un significativo aumento della quota di cittadini con questo livello di competenze digitali (+8,4 punti percentuali), un incremento quasi doppio rispetto a quello registrato nella media Ue27 (+4,8 punti percentuali). Si evidenzia un incremento simile a quello italiano in Germania (+7,3 punti percentuali) e in Francia (+6 punti percentuali), mentre la Spagna mostra una sostanziale stabilità.

Le competenze digitali risultano ancora fortemente associate all’età e al livello d’istruzione. Il differenziale nella diffusione di competenze digitali almeno di base tra le persone di 20-24 anni e quelle di 45-54 anni è di 13,1 punti percentuali e si amplia per le coorti successive. Permane, inoltre, una disparità a favore degli uomini, che nel nostro Paese è di 4 punti percentuali, parzialmente contenuto dal fatto che almeno fino ai 34 anni di età si registra un vantaggio femminile (62,8 e 66,8 per cento rispettivamente per uomini e donne in età 16-19 anni; 69,5 e 74,2 per cento in età 20-24 anni; 68,1 e 70,1 per cento in età 25-34 anni).

Le competenze digitali continuano a essere prerogativa delle persone con titolo di studio elevato. Infatti, l’86,1 per cento delle persone di 25-54 anni con istruzione terziaria ha competenze digitali almeno di base, un valore in linea con quello medio Ue27 (85,8 per cento). La quota scende invece al 33,5 per cento sempre in riferimento alle persone della stessa coorte ma con titolo di studio basso (fino alla licenza media). Rispetto al 2023, incrementi inferiori a quello medio si registrano per chi ha un titolo di studio basso.

Differenze sensibili si riscontrano anche considerando la condizione occupazionale. In Italia, il divario tra gli occupati che hanno usato Internet negli ultimi tre mesi e che hanno competenze digitali almeno di base rispetto a chi è in cerca di occupazione è di 18 punti percentuali. Inoltre, osservando la posizione professionale degli occupati, emerge come gli operai presentino i livelli più bassi di competenza digitale, con una distanza di circa 37 punti percentuali rispetto a quella riscontrata tra direttivi, quadri e impiegati (81,5 per cento contro 44,6 per cento), valore stabile rispetto al 2023.

Dall’analisi delle singole regioni italiane si conferma un forte gradiente tra Centro-Nord e Mezzogiorno, con l’eccezione della Sardegna che si attesta poco distante dal valore medio. Le regioni in migliore posizione in questo ambito sono l’Emilia-Romagna (61,2 per cento) e la Provincia Autonoma di Trento (61,1 per cento). In fondo alla graduatoria si collocano la Campania (42,7 per cento) e la Calabria (40,2 per cento).

Se si analizzano separatamente le cinque dimensioni in base alle quali è calcolato l’indicatore composito, è possibile tracciare una mappa degli elementi di forza e debolezza nei livelli di competenza digitale dei cittadini. Tra la popolazione di 16-74 anni che ha usato Internet negli ultimi tre mesi, l’84,3 per cento dichiara di avere competenze avanzate nel dominio Comunicazione e collaborazione, il 65,5 per cento in quello legato all’Alfabetizzazione su informazioni e dati, il 59,9 per cento ha competenze avanzate nella Sicurezza e il 54,8 per cento nella Risoluzione dei problemi. Nel dominio Creazione di contenuti digitali si registrano, invece, quote più elevate di persone con nessuna competenza digitale (27,7 per cento).

Va evidenziato, inoltre, che rispetto al 2023 si registra un incremento di 14,3 punti percentuali delle competenze digitali almeno di base dichiarate nel dominio Sicurezza, di 4,4 punti percentuali nel dominio Risoluzione di problemi, di 3,9 punti percentuali nel dominio Comunicazione e collaborazione, di 3,6 punti percentuali per il dominio Alfabetizzazione su informazioni e dati. Più contenuti gli incrementi relativi alla Creazione di contenuti digitali (+2,3 punti percentuali).

Al pari dell’indicatore complessivo sulle competenze, ognuno dei cinque domini singolarmente considerato presenta al suo interno divari che si legano al genere, all’età, al titolo di studio e all’occupazione, salvo rare eccezioni. Ad esempio, nel dominio Comunicazione e collaborazione e in quello su Alfabetizzazione su informazioni e dati i divari di genere risultano pressoché nulli.

Nel 2025 l’indagine ha rilevato per la prima volta l’uso di strumenti di intelligenza artificiale generativa (IA) da parte dalla popolazione. L’obiettivo è misurare l’uso consapevole e intenzionale di tali strumenti, con riferimento a tutti i tipi di contenuti creati dall’IA, quali testi, immagini, codici di programmazione, video, audio e musica. A livello europeo il 32,7 per cento della popolazione di 16-74 anni ha utilizzato strumenti di IA mentre in Italia la quota è pari al 19,9 per cento , collocando il Paese al penultimo posto nella graduatoria europea, davanti alla sola Romania (17,8 per cento). Allargando l’analisi a tutta la popolazione di 14 anni e più, per la quale il confronto europeo non è possibile, la quota di chi ha utilizzato l’IA in Italia è del 17,8 per cento.

L’utilizzo di strumenti di IA è particolarmente diffuso tra i giovani: in Italia ne fa uso il 51,2 per cento dei 14-19enni e il 43,1 per cento dei 20-24enni. Nel complesso, l’uso dell’IA è più elevato tra gli uomini (19,6 per cento) rispetto alle donne (16,1 per cento). Tuttavia, questa differenza non si riscontra nelle fasce di età più giovani: tra i 14 e i 19 anni ha utilizzato strumenti di IA il 53,3 per cento delle ragazze a fronte del 49,1 per cento dei coetanei maschi. Solo a partire dai 25 anni la differenza di genere cambia segno, con un maggiore utilizzo tra gli uomini.

L’adozione di strumenti di IA è positivamente associata al livello di istruzione: la quota di utilizzatori di 25 anni e più raggiunge il 32 per cento tra le persone con titolo di studio elevato, si riduce al 14,6 per cento tra chi possiede un diploma di scuola secondaria superiore e si attesta al 3,6 per cento tra coloro che hanno al massimo la licenza media. Dal punto di vista territoriale, l’utilizzo è più diffuso nel Nord (19,7 per cento) e nel Centro (18,8 per cento) rispetto al Mezzogiorno (14,6 per cento).

Tra coloro che non hanno utilizzato strumenti di IA, il 59,9 per cento ha dichiarato che il motivo risiede nella mancanza di necessità, seguito dal 21,6 per cento che ha indicato di non saperli utilizzare; il 5,5 per cento ha sollevato preoccupazioni relative alla sicurezza o alla protezione dei dati personali, il 4,8 per cento non era a conoscenza dell’esistenza di tali strumenti e il 5,3 per cento ha indicato altri motivi per il non utilizzo,

Un particolare aspetto dell’uso di Internet nella vita quotidiana è il commercio elettronico. Nel 2025 il 49 per cento della popolazione di 14 anni e più ha fatto acquisti online nei 12 mesi precedenti l’intervista, con un aumento di 2,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Più di un terzo di queste persone (38 per cento , +1,6 punti percentuali rispetto al 2024) ha ordinato o comprato merci o servizi nei tre mesi precedenti l’intervista, l’11 per cento nel corso dell’anno e il 5,8 per cento più di un anno fa.

Gli uomini mostrano una maggiore inclinazione ad acquistare online (53,0 per cento degli uomini ha acquistato online negli ultimi 12 mesi contro il 45,3 per cento delle donne), così come i residenti nel Nord (53,3 per cento contro il 41 per cento del Mezzogiorno). La propensione risulta particolarmente elevata tra i giovani tra i 20 e i 24 anni, il 75,6 per cento dei quali dichiara di aver comprato online negli ultimi 12 mesi.

L’indagine rileva informazioni sull’interazione dei cittadini con la Pubblica Amministrazione (PA) centrale, regionale o locale o con i gestori dei servizi pubblici mediante l’uso dei siti web o di app.

Nel 2025 il 29,1 per cento delle persone di 14 anni e più che ha utilizzato Internet negli ultimi 12 mesi ha visitato i siti web della PA per accedere a informazioni personali, ad esempio, pensione, salute o sanzioni amministrative (+3,8 punti percentuali rispetto al 2024); il 28,1 per cento per ottenere informazioni su servizi, benefici, diritti, leggi e orari di apertura (-1,0 punti percentuali); il 26,6 per cento ha utilizzato i siti web o una app della P.A. per prenotare appuntamenti, ad esempio presso ambulatori, biblioteche o con funzionari pubblici (+3,5 punti percentuali); il 25,3 per cento ha scaricato o stampato moduli ufficiali (+1,6 punti percentuali). Infine, il 14,3 per cento utilizza le banche dati o i registri pubblici della P.A. (+1,2 punti percentuali).

L’indagine rileva, inoltre, informazioni riguardo l’uso dei servizi di e-government, cioè quelli che consentono di svolgere le pratiche online invece di recarsi fisicamente presso le sedi delle autorità o dei gestori dei servizi pubblici. A tal proposito, nel 2025 il 15,1 per cento dichiara di aver fatto online richiesta di certificati o documenti (es. nascita, residenza, carta d’identità), il 12,2 per cento di aver effettuato l’iscrizione alla scuola o all’università, il 10,2 per cento ha richiesto prestazioni di previdenza sociale (es. pensione o assegno unico) e il 10,4 per cento ha compilato, modificato o approvato la propria dichiarazione dei redditi tramite siti web o app. In questo ambito risultano essere più propense a usufruire del servizio le persone di 35-44 anni e quelle residenti nel Centro-Nord.

Nel 2025 il 53,2 per cento della popolazione tra 16 e 74 anni che ha utilizzato Internet negli ultimi 12 mesi ha utilizzato il Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID) o la Carta d’Identità Elettronica (CIE) nei 12 mesi precedenti l’intervista per accedere a servizi online della PA o dei gestori dei servizi pubblici (es. servizi sanitari o fiscali) o ai servizi di aziende, imprese o organizzazioni non profit (es. trasporto), valore di poco superiore alla media Ue (52,3 per cento delle persone tra 16 e 74enni).

Estendendo l’analisi a tutti gli individui di 15 anni e più (l’utilizzo dello SPID in Italia viene rilasciato a partire dai 15 anni), il 47,0 per cento ha utilizzato il sistema SPID o CIE nei 12 mesi precedenti l’intervista, +5,7 punti percentuali rispetto al 2023. L’utilizzo dell’identità digitale nel 2025 è maggiormente diffuso nelle classi di età centrali (25-44 anni), con oltre sei persone su 10 ad aver utilizzato il sistema nei 12 mesi precedenti l’intervista. Emerge un ricorso differenziato all’identità digitale rispetto al genere: se nelle età giovanili e sino alla classe 45-54 anni e più sono le donne a ricorrere allo SPID o CIE per accedere ai servizi della PA o delle aziende, nella popolazione con 55 anni e più, invece, l’uso risulta più diffuso tra gli uomini, con una differenza massima di 11,4 punti percentuali a favore di questi ultimi nella classe di età 75 e più.

Come per l’accesso a Internet, anche per l’utilizzo di SPID o CIE esiste un forte divario territoriale. Nel 2025 le persone residenti nel Nord hanno utilizzato nel 52,3 per cento dei casi l’identità digitale nei 12 mesi precedenti l’intervista, a fronte di un 38,3 per cento delle persone del Mezzogiorno. I valori più elevati si riscontrano in Emilia-Romagna (58,2 per cento), nella Provincia Autonoma di Trento (56,4 per cento) e in Lombardia (55,0 per cento), mentre le regioni con l’utilizzo minore sono la Sicilia (36,7 per cento), il Molise (36,6 per cento) e la Calabria (33,8 per cento). Rispetto al 2023 l’utilizzo dell’identità digitale è cresciuto in quasi tutte le regioni, in particolare in Friuli-Venezia Giulia (+10,6 punti percentuali), Liguria e Puglia (+7,4 punti percentuali) e in Campania (+7,1 punti percentuali).

Le differenze di utilizzo nell’identità digitale emergono anche analizzando i dati per status occupazionale e per titolo di studio. Considerando la condizione occupazionale il 64 per cento degli occupati ha usato SPID/CIE contro il 46,3 per cento di chi è in cerca di occupazione. Osservando la posizione della professione il 73,8 per cento dei dirigenti, imprenditori o liberi professionisti hanno utilizzato il sistema SPID/CIE, contro il 46,1 per cento degli operai. Considerando il titolo di studio nella popolazione di 25 anni e più, il sistema SPID o CIE è stato usato nei 12 mesi precedenti l’intervista dal 77,0 per cento di coloro in possesso di un titolo di studio elevato (laurea o superiore), dal 56,8 per cento di chi ha il diploma di scuola superiore, solo dal 24,7 per cento di chi ha un titolo di studio basso (fino alla licenza media).

In particolare, il 38,2 per cento degli individui di 15 anni e più ha utilizzato l’identità digitale per accedere ai servizi online forniti dalla PA o da gestori di servizi pubblici nazionali; una quota più modesta, il 14,1 per cento , per accedere a quelli forniti da aziende, imprese, organizzazioni non profit e solo il 6,8 per cento se ne è avvalso per i servizi forniti da gestori di servizi pubblici esteri.

Nel 2025 tra coloro che non hanno mai usato l’identità digitale nei 12 mesi precedenti l’intervista, il 19,7 per cento dichiara di non averne avuto bisogno, mentre il 6,7 per cento di non possedere né SPID né CIE sebbene ne conoscano l’esistenza.

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