4 chiacchiere al telefono sul PD

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Ieri ho ricevuto una telefonata da una mia vecchia amica (in senso di amica da tanto tempo, sia chiaro) che milita attivamente nel PD.

Il tema, a parte qualche chiacchiera iniziale, è virato rapidamente sul piano politico.

Io comincio «amichevole»: “avete preso una gran legnata. Letta, dopo la caduta di Draghi, è andato in confusione e non ci ha capito più nulla”.

“Abbiamo decisamente perso; ma va bene perché ci dobbiamo dare una svegliata. Non possiamo essere sempre quelli del potere. Sono anni che siamo al potere e anche questo si paga”.

Mi sembra un po’ una favoletta che avete perso perché siete stati al potere mentre chi è all’opposizione ha vantaggio e vince. Se tornate sempre al potere anche quando perdete è perché avete stretto solide relazioni con le alte burocrazie dello stato che vi hanno sempre supportato. Temo, anzi, che questo possa essere il principale inciampo dei nuovi arrivati. La burocrazia dovrebbe essere uno strumento di ordine e invece è diventato una specie di sottocultura autonoma. Ormai quasi tutte le leggi e i regolamenti sono scritti non da politici ma da oscuri amministratori di altrettanto oscuri uffici ministeriali. Anche il linguaggio che usano e lontanissimo dalla gente comune. E, al di là delle intenzioni, finiscono con il complicare un po’ tutto dietro a pensieri e idee che sono solo astrazioni inutili

“Noi abbiamo sempre avuto amministratori di livello e questo ci è servito. Il legame con la burocrazia è presente perché abbiamo amministratori che sanno come interfacciarsi con loro. Ma ora che, anche sul nostro territorio, perdiamo ogni riferimento vedrai che ci saranno un sacco di problemi. Prendi Marcucci: uno come lui, che era vent’anni che era a Roma, era fondamentale per risolvere tanti problemi, anche con la burocrazia. Se un sindaco deve aprire una scuola come fa senza avere un riferimento per parlare con il ministero? Uno come lui conosceva un po’ tutti e tutto a Roma e poteva supportarti”.

Basterebbe che la burocrazia facesse il suo dovere di aiutare e guidare e non ci sarebbe tutto questo bisogno di referenti che dici. Ma con quella burocrazia il PD ci è sempre andata a tarallucci e vino e non la ha mai contrastata. Anzi, vi hanno insediato sempre nuovi soggetti che venivano dalle proprie fila. E poi cambiare fa anche bene. Si chiama anche alternanza. In fondo non è mica bene che siano sempre gli stessi a governare. Anche se l’alta burocrazia, che vi appoggia e che avete sempre appoggiato, fa questo, intendo governare ininterrottamente, da sempre e, per me, questo è un problema. Ti ricordo che il punto di incontro tra PD e alta burocrazia furono le leggi Bassanini che garantirono alla prima di essere sostanzialmente indipendente dalla seconda. Da allora non c’è stato più nessuno che ha avuto la forza di cambiare le cose…

A proposito di cambiare. Ma ora con il congresso?

“Dobbiamo rinnovare. Il tempo è maturo. Altrimenti non ci voteranno mai più. Anche a Lucca, dopo aver avuto quella che è stata una evidente bocciatura della classe politica locale, abbiamo ripresentato un esponente di quella stessa ex-maggioranza come candidato al parlamento. Allora non abbiamo capito nulla di quello che la gente ci dice”.

Mi pare che di «mea culpa» non ce ne siano stati….

“E poi è l’ora di farla finita con i potenti di Roma che fanno e che disfanno”

Che cosa intendi?

“Ti pare possibile che continuiamo a presentare un Casini a Bologna o che la moglie di Franceschino abbia il collegio blindato anche in questo momento? La gente è stufa”.

Beh effettivamente non siete certo percepiti come il nuovo.

“È dai territori che può arrivare il rilancio del partito, non dai capibastone di Roma. Abbiamo perso il contatto con la gente e con i territori. Ma le idee le abbiamo ancora. Solo che poi si perdono per strada”.

Che intendi?

“Il reddito di inclusione, per esempio, è una necessità come anche il salario minimo. Sono cose importanti che dobbiamo sostenere”.

Personalmente ritengo che le parole abbiano un peso e chiamare una misura contro la povertà con un nome come «reddito», di cittadinanza o di inclusione cambia poco, induce le persone a ritenere che ci sia una specie di diritto ad avere senza obbligo di lavorare. Una misura contro la povertà deve essere temporanea, almeno nella sua idea di fondo.

“Sono d’accordo ma comunque è una misura necessaria e andava difesa con più forza”.

A me pare che il PD sia ad un bivio: o segue il peronismo di Conte verso l’Italia dei sussidi, o la linea riformista e moderata di Renzi e Calenda.

“No. La linea giusta è sempre quella di aggregare. Io sono abituata a considerare che i voti in politica si sommano e noi dobbiamo parlare con tutti per essere abbastanza forti da contrastare la destra”.

Ma un partito senza identità forte come può parlare con tutti senza farsi inglobare dall’ultimo padrone? Non mi pare che il PD sappia che cosa vuole diventare.

“Il PD sui territori è diverso da quello di Roma. Noi, sui territori, sappiamo come gestire le cose perché funzionino ma dobbiamo rinnovarci. Noi dobbiamo parlare con tutti ma, soprattutto, dobbiamo ripartire dagli amministratori di qualità che abbiamo sui territori”.

Io non credo che potrete tenere insieme le due anime dei sussidi a pioggia e riformista, del no alle armi all’Ucraina e del sì, delle tasse e della crescita, ecc. O venite su posizioni moderate o su andate su posizioni estreme. Avete già provato con «il punto di riferimento dei moderati» e non mi pare che sia andata un granché bene.

“La tua è una posizione miope. Noi dobbiamo aggregare in qualche modo tutti quelli che possono dire qualche cosa di sinistra. I voti si sommano”.

La telefonata si scalda e preferisco abbozzare. Chiudo con un “può darsi che sia così. Mi pare che siamo ad un bivio della storia. Credo che ci sia uno di quei momenti in cui ci sono due porte: una porta alla salvezza e l’altra alla disfatta. Spero che, come paese, prenderemo quella buona che, per me, è una destra moderna e conservatrice che si confronta con una sinistra riformista e moderata. Oppure va tutto in vacca e avremo una sinistra peronista dei sussidi pubblici che si confronta con una destra populista della spesa pubblica. Per la destra spero che Meloni sia abbastanza forte da non farsi prendere per mano dai burocrati e che la Lega ritrovi la strada maestra della rappresentanza del mondo produttivo. Per la sinistra mi auguro che possa essere libera dall’impero dei (5) sensi di Caligola”.

La risposta che mi arriva preferisco non riportarla…

Andrea Bicocchi @Andrea_Bicocchi

Foto di Victoria Akvarel

Andrea Bicocchi
Andrea Bicocchi
Imprenditore, editore de "Lo Schermo", volontario. Mi piace approfondire le cose e ho un'insana passione per tutto quello che è tecnologia e innovazione. Sono anche convinto che la comunità in cui viviamo abbia bisogno dell'impegno e del lavoro di tutti e di ciascuno. Il mio impegno nel lavoro, nel sociale e ne Lo Schermo, riflettono questa mia visione del mondo.

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1 commento

  1. Lei ha perfettamente ragione quando parla della burocrazia che condiziona i politici e fa sempre i propri interessi. Guardi per esempio l’inserimento di soppiatto dell’abolizione del tetto ai compensi per le alte cariche dello stato, sventato fortunatamente da Draghi. Per esperienza diretta le posso dire che, sia pure in misura minore, ciò avviene anche negli Enti Locali. Giusto anche il suo riferimento alla nefasta legge Bassanini, che, pur nata con altri intenti, ha finito per dare un grande potere alle varie burocrazie.
    Massimo Di Grazia

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