Tordelli vs. cibo etnico: in centro storico la sfida è aperta

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Avete presente la notizia dell’apertura di una nuova pokeria nel cuore del Centro Storico? Ne abbiamo parlato nei giorni scorsi anche qui a Lo Schermo… Ebbene, è la seconda attività che tratta questo tipo di cibo ad aprire dentro le mura dall’inizio del 2022. Da amante del buon cibo, è sorta automatica una riflessione: Lucca, città d’arte e cultura, anche enogastronomica, ama ancora la sua cucina tradizionale?

Attraverso una ricerca su Tripadvisor, piattaforma che raccoglie nel mondo le attività food e beverage, nonché la più usata da turisti ma non solo per cercare ristoranti, bar e simili, è emerso che in Centro Storico e prima periferia si trovano 79 ristoranti etnici, che toccano Europa, Asia, Medioriente, etc.; i ristoranti tipici italiani sono in totale 416, di cui 140 offrono cucina tipica toscana.

Facendo un rapido conto, in pratica, il 16% delle attività di ristorazione a Lucca propone cibo etnico e il 28,3% invece è concentrato sulla tradizione regionale. O almeno, questa è la proposta che milioni di persone, sia straniere che italiane e lucchesi, si vedono presentare nel momento in cui effettuano una ricerca online. 

Foto di Welcome2Lucca

Come possiamo interpretare questo dato: i giovani non conoscono o non apprezzano la cucina tipica locale? La città sta progressivamente cedendo alle spinte della globalizzazione, a scapito della sua identità?

Non credo che in questo caso la “colpa” sia da imputare totalmente e direttamente ai giovani: moltissimi ragazzi di 25-30 anni (ma anche più piccoli) non assaggerebbero mai pesce crudo o kebab, preferendo di gran lunga una bistecca o una semplice pizza. Anzi, una tendenza della cucina degli ultimi anni, diffusasi poi al grande pubblico grazie a programmi televisivi come Masterchef o 4 Ristoranti, è proprio quella di andare alla ricerca di prodotti antichi e materie prime poco note o poco utilizzate nel comune mangiare di oggi, come ad esempio il cavolo nero o il baccalà, che poco si trovavano nei ristoranti e oggi stanno ricominciando a comparire.

La spiegazione è, forse, meno pessimistica di quello che potrebbe sembrare: e se, semplicemente, ci stessimo aprendo oltre la spessa cinta di mura che ci circonda? Se stessimo scoprendo che c’è anche altro? Occhio alla frase: c’è ANCHE altro.

Chi scrive è una persona profondamente amante del cibo, cresciuta dalla nonna a tegami di matuffi e farinata e la cui colazione preferita rimane sempre e comunque quella con caffè e una fetta di torta coi becchi. Ma chi scrive è anche una persona che a 6 anni ha assaggiato per la prima volta il riso alla cantonese, che ha scoperto il sushi a 18, poi ha provato l’indiano, il messicano, il siriano, il kebab… e adesso, quando torna a casa la sera, si ferma a comprare un poke sotto casa. 

Perché alla fine il cibo è cultura e assaggiare un piatto etnico è una piccola forma di viaggio ed esperienza di un’altra cultura. Ma la parte migliore di ogni viaggio rimane sempre una: tornare a casa. 

E allora, ben vengano le nuove attività e i ristoranti che propongono cucine da ogni parte del mondo, ma che ci si ricordi e si mangi il cibo della nostra città, perché quello rimane un pezzo della nostra storia e un pezzo di noi. Perché l’aperisushi è delizioso, ma il tordello della nonna è un mondo a parte.

Chiara Bini
Chiara Bini
Classe 1988, Lucchese per nascita e per passione. Giornalista ed esperta di marketing e comunicazione, amo raccontare storie e giocare con le parole. Profondamente curiosa, sono sempre in cerca di nuove realtà, prospettive e punti di vista. A “Lo Schermo” per andare oltre la notizia e scoprire qualcosa di più.

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