“Primarie del PD e un Auditorium alla Manifattura Sud”: questa la ricetta di Veronesi

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Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Alberto Veronesi. Il noto direttore d’orchestra ha da poco inaugurato un centro d’ascolto nel cuore della nostra città, con l’obiettivo di mettersi a disposizione di Lucca e dei suoi cittadini. Dopo aver invocato le primarie del PD, Veronesi ci ha illustrato la sua ricetta per far volare alto la città: internazionalizzazione, rapporti di fiducia con le Istituzioni nazionali, salvaguardia della cultura e impegno per i diritti delle fasce sociali più deboli.

Veronesi, dopo la candidatura alle elezioni regionali lei ha deciso di rimettersi in gioco al servizio della città. Veniamo subito al dunque: perché un centro d’ascolto?

Io voglio rispondere a un interrogativo fondamentale: siamo contenti di come vanno le cose, in generale? Siamo totalmente soddisfatti di come le cose vadano a Lucca, in particolare? La mia risposta è no. La decisione di creare un centro di ascolto nasce quindi dalla consapevolezza che a Lucca, come nel resto del paese, i pochi giovani occupati prendono uno stipendio quasi sistematicamente inferiore a mille euro mensili. La mia decisione nasce dalla consapevolezza che spesso imprenditori senza scrupoli assumono personale che viene pagato per un mese o due e dopo fatto lavorare senza stipendio con la minaccia del licenziamento fino a quando si fa fallire l’impresa, che i commercianti a loro volta sono falliti o versano in condizioni di disperazione, che il giovane che cerca un indirizzo di studio per trovare uno sbocco di lavoro non sa dove sbattere la testa, che la cultura viene usata solo come termine retorico, ma non c’è una vera iniziativa per promuovere una vita culturale degna di questo nome. La città sta sparendo dal panorama del dibattito nazionale in mancanza di rappresentanza sui grandi tavoli e, fra poco,quando la moratoria sui licenziamenti e sulle cartelle esattoriali finirà, anche a Lucca esploderà la disperazione sociale. In tutto questo deserto i  governi, centrali e periferici, che fanno? Si preoccupano – vedi decreto semplificazioni in discussione in questi giorni – di organizzare per il PNRR una soglia alta per appalti in affidamento diretto, senza gara, e con la deregulation sui subappalti. Se non era per Landini, che ha minacciato lo sciopero generale, ci si ritrovava con appalti al massimo ribasso senza alcuna tutela per il lavoratore. Situazioni di sfruttamento tipo Qatar o Thailandia. Oggi la politica si muove ovunque per collettivizzare i debiti e privatizzare profitti: la vicenda della Manifattura Tabacchi, a livello locale, non deroga da questo comandamento che ormai è il Vangelo delle nostre classi dirigenti. La politica di governo, nazionale o locale, ha tradito totalmente il cittadino, che solo formalmente ha una rappresentanza quando vota, ma di fatto questa rappresentanza è totalmente svuotata. Ecco, il mio è un tentativo di ridare una voce e una rappresentanza a chi non sa né può farsi sentire, e con che credibilità lo faccio? Portando in dote non solo il mio affetto profondo per la città e il mio bagaglio internazionale di direttore per cinque anni, a New York, dell’Opera Orchestra presso Carnegie Hall, quella di  consulente artistico  in Cina, e per vent’anni di direttore musicale e presidente del Pucciniano, ma anche una tradizione di famiglia  fatta di rispetto per la persona, di serietà, di buon senso e di comprensione e superamento del dolore. Aggiungo che la voce ai cittadini si dà con atti concreti, non con le chiacchiere: aprire un centro di ascolto in pieno centro a Lucca, con i prezzi di questa città, fa capire che si intende svolgere questo compito con serietà, non con le migliaia di annunci che si sentono da tutte le parti, di candidati in pectore, di autocandidati, di liste, di movimenti e di associazioni che, all’atto pratico, non fanno nulla.

Lei ha intenzione di essere della partita alle prossime elezioni oppure questa è un’operazione apripista per Giorgio Del Ghingaro, a cui è molto vicino? Come ben saprà, in molti se lo stanno chiedendo…

Per quanto riguarda le prossime elezioni a Lucca, non mi sono posto il problema di cosa vogliono fare altre persone, anche coloro che stimo molto, come Giorgio Del Ghingaro. Non nascondo che la sua competenza e la sua capacità di affrontare e risolvere i problemi sarebbero una risorsa per qualsiasi ruolo amministrativo, di sindaco ma non solo. Di sicuro penso che Lucca abbia bisogno di apertura, di uscire dall’autoreferenzialità, di essere aperta al confronto, di prendere il meglio di ciò che offre il mercato politico. Mi fa piacere che, dopo la mia candidatura della settimana scorsa, avvenuta con l’apertura di una sede elettorale, anche Francesco Raspini – persona che stimo – abbia proposto la propria candidatura: siamo quindi già due e pertanto si prospettano primarie, come da Statuto del Pd, interessanti e aperte, a cui sarebbe bello partecipassero anche altri candidati. Ecco, da quello che ho letto ieri su La Nazione vorrei capire meglio una cosa: se si parla di nuova centralità di Lucca in unione con i territori e di un nuovo rapporto centro-periferia, perché in 10 anni Tambellini non ha realizzato questo programma? Provocatoriamente mi chiedo e chiedo: ci vogliono davvero amministratori esperti per la città? Questa mi sembra un’affermazione autoreferenziale, perché se davvero fosse necessario scegliere il sindaco in base al fatto che è già amministratore nella città, le elezioni che ci stanno a fare? Mi viene in mente la teoria della “Economia della truffa” di Galbraith, la autoreferenzialità del sistema. Io credo che il sindaco dovrà, al contrario, avere ampi rapporti, consolidati, anche di amicizia, con i protagonisti dei grandi tavoli, anche quelli dove si decidono i finanziamenti; dovrà avere  personalità per imporre la città di Lucca all’attenzione nazionale e internazionale e dovrà avere la capacità  di proporre un obiettivo, un’idea di futuro. Io ci sono, sono a fianco dei lucchesi, una settimana fa avevo già esplicitato questa volontà, e sto creando una squadra e un programma. Sono dunque ansioso di partecipare alle primarie e sapere quando si terranno.

Quando ha inaugurato il centro d’ascolto ha raccontato di una città in difficoltà: ci spieghi meglio, come vede attualmente Lucca e perché?

Lucca è in un momento di stasi, che tuttavia non è solo dovuta alla pandemia e alle difficoltà enormi del mondo intero. Guardiamo alle proposte in campo oggi: veramente pensiamo di rilanciare una città con il ponte sul Serchio, la via Francigena e Palazzo Guinigi? Il progetto sulla Manifattura – su cui mi sembra oramai quasi inutile parlare visto come stanno procedendo le cose – sembrerebbe un bel progetto, non c’è che dire. Il Comune ci guadagna 36 milioni, Coima ci guadagna la gestione del parcheggio e i tanti immobili che le vengono regalati, la Fondazione rimane proprietaria del patrimonio, sebbene con una redditività solo del 5% e non del 7% o del 9%, e ci guadagna anche la lucchese Tagetik. Tante altre realtà lucchesi potranno prendere posto negli spazi dedicati alle attività civiche e culturali che la Fondazione ricomprerà. Sfugge però un piccolo particolare­: sembra un accordo stilato durante una cena con quattro amici. Come si diceva prima, sembra una operazione di collettivizzazione dei debiti e di privatizzazione dei profitti: alcune prestigiose società si appropriano di spazi della Città, e i soliti noti si spartiscono il bottino. Sarebbe stato più equo dire che, per esempio Tagetik – che è una grande risorsa cittadina in termini di consulenza sull’innovazione – avesse ottenuto gli spazi non per grazia ricevuta, ma in cambio di un tuteraggio gratuito su 50 start up innovative di giovani lucchesi, cui venissero dati gli spazi in comodato – qui o in altri spazi come il Mulino Pardini o l’ex Cantoni – tra cui annoverare start up di social management per il lancio dei prodotti artistici, turistici, culturali ed economici della città. Inoltre sarebbe stato opportuno pretendere ad esempio che Coima, come corollario del progetto, prendesse in carico la sponsorizzazione permanente di una orchestra sinfonica cittadina, con relativo Auditorium all’interno della Manifattura: un grande Auditorium con finalità anche convegnisti che all’interno della Manifattura Sud, ne vogliamo parlare? Questo sarebbe stato equo, sociale, utile e con interesse pubblico. Se no mi dice qual è l’interesse pubblico? I parcheggi? Gli appartamenti di lusso? I 2500 mq di spazi a destinazione culturale che saranno riacquistati dalla Fondazione con la solita finalità di mostre itineranti? Tra l’altro riacquistati proprio da Coima che, in questo modo, si mette al riparo da qualsiasi rischio di impresa. È vero, Coima ha fatto progetti molto validi, soprattutto a Milano, seppure con un giro di studi di architettura che sono sempre un po’ gli stessi, ma c’è un atteggiamento di soggezione psicologica da parte della amministrazione (sia del Comune che della Fondazione) verso questa società che non è tollerabile, un provincialismo che non fa onore al prestigio della città. E non si venga a dire che il progetto preliminare di Manifattura Tabacchi Sud è paragonabile a piazza Gae Aulenti a Milano o a Pirelli 39! A Piazza Gae Aulenti a Milano almeno l’Auditorium l’hanno fatto – e grande – qui non se lo sono nemmeno sognati!

La nostra è una città complessa: è sicuro che, pur venendo da fuori, troverà terreno fertile? Qualcuno ha ventilato una scarsa conoscenza dei reali problemi di Lucca da parte sua.

Ho girato molto, ma da 45 anni passo a Lucca una certa parte della mia esistenza e da 20 anni una parte grandissima di essa. A Lucca sono residenti buona parte dei miei più stretti familiari, presso cui ho la mia abitazione. Faccio parte di una famiglia di cui sono orgoglioso, la Fondazione Veronesi, presieduta da mio fratello: ha sede in tutte le regioni italiane, e sono particolarmente orgoglioso che Mario Draghi, come primo indirizzo di saluto pubblico ed ufficiale a una Fondazione scientifica, dal sito istituzionale della Presidenza del Consiglio abbia scelto proprio la Fondazione fondata da Umberto Veronesi, di cui Draghi era appunto intimo amico. È ora che Lucca guardi ai propri possibili amministratori con più distacco, con più senso critico, oserei dire con più cattiveria, tralasciando il buonismo verso i concittadini o i consanguinei. Lucca ha bisogno, ad esempio, di un Assessorato per l’internazionalizzazione, per contare sui grandi tavoli, compresi quelli del P.N.R.R., per attrarre investimenti internazionali, per diventare  a sua volta internazionale. Con Accademie di alta specializzazione vere, non finte come quelle annunciate, per attrarre studenti internazionali, quegli studenti che pagano rette di 20.000 euro al mese per andare a studiare in Occidente. Nello stesso tempo Lucca ha le carte in regola per diventare una città modello in termini di vivibilità e benessere. L’orario di lavoro per i dipendenti pubblici non dovrebbe superare le 30 ore settimanali, facilitando nuove assunzioni tra i giovani. In pratica dovremmo puntare sul tempo libero, sul benessere psichico oltre che fisico, sul tempo di vita, sulla qualità della vita. Tutto ciò si può fare investendo sulla innovazione, sulle tecnologie innovative, sulla telemedicina. La nostra città potrebbe davvero diventare un centro italiano leader per la intelligenza artificiale, per esempio specializzandosi sulla micro tecnologia, che è la tecnologia del futuro. E, proprio sullo sviluppo impresso alla città, dovremmo innestare il reddito minimo universale per tutti i suoi cittadini.

Passiamo alle questioni nazionali: come valuta il recente cambio di marcia all’interno del PD, si sente ancora a suo agio nel partito?

Io sono tesserato PD dal 2008, e dal 2017 sono anche segretario di circolo a Milano. Il PD è l’unico vero partito che ancora possa incidere per cambiare il paese. È L’unica speranza che rimane all’Italia, e oserei dire anche all’Europa, se guardiamo al PSE. Penso che però faccia degli sbagli. Vedere sfilare Letta insieme a Salvini con la bandiera di Israele mentre questo massacrava centinaia tra donne e bambini, non è stato un bel vedere, così come sprecare la giusta proposta di un fondo ai diciottenni correlandola, in questo momento storico, ad una ulteriore tassazione. Ma l’errore più grande è non combattere ogni giorno per i diritti sul lavoro, per la sicurezza, per alzare le retribuzioni dei lavoratori sfruttati, per dare tutele e reddito di continuità agli autonomi. Le sembra giusto e normale che in Francia i salari medi siano esattamente doppi rispetto a noi, e in Germania quasi tre volte tanto? Sembra quasi che si cerchi di mettere la bandiera sulle lotte per i diritti, Ius Soli, Legge Zan, diciottenni e sedicenni – cose sacrosante, intendiamoci – al fine di  non voler “disturbare il manovratore”, cioè i  grandi squali del capitalismo italiano, che ne escono sempre garantiti.

Lei è un uomo di spettacolo, uno dei settori più falcidiati dall’attuale situazione pandemica e socio-economica: come vede la ripartenza e quali soluzioni propone per risollevare il tutto?

La situazione dello spettacolo dal vivo è terribile. Ne scrivo nel libro “Lucevan le stelle, manifesto per i lavoratori dello spettacolo”, che presto presenterò a Lucca. I lavoratori dello spettacolo e della cultura sono i veri schiavi di oggi. In pratica, ti compro il contenuto per 50 euro al giorno e poi ti lascio morire: sul lavoro dei prestatori di contenuto guadagnano tutti meno che i poveri artisti. Prova a fare un concerto e mandarlo online, il giorno dopo il video sarà su tutte le piattaforme, preceduto da un bel promo di consigli per gli acquisti. E questo ormai è un destino che accomuna tutti. Ma il Pnrr non parla di questo, si limita a fare investimenti edilizi sotto la voce cultura: uno scandalo. Anche qui è necessaria una grande mobilitazione.

Siamo in chiusura: quattro parole che descrivano la sua ricetta per il rilancio di Lucca.

Internazionalizzazione, giovani, sviluppo e tutele. Perché Lucca si riappropri della sua bellezza, e perché di questa bellezza possano goderne tutti.

Giovanni Mastria
Giovanni Mastria
Nato a Lucca, classe 1991. Scrivo con passione di cultura, attualità, cronaca e sport e, nella vita di tutti i giorni, faccio l’Avvocato. Credo in un giornalismo di qualità e, soprattutto, nella sua fondamentale funzione sociale. Perché ho fiducia nel progetto "Oltre Lo Schermo"? Perché propone modelli e contenuti nuovi, giovani e non banali.

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