Pirlo allenatore della Juve e i politici che ci rubano il bonus: storia di una società che non fa più sognare chi non ha niente

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Recentemente e sempre più sovente, mi è capitato di chiedermi se stiamo vivendo in una società di imbecilli. Ce lo aveva detto anche Umberto Eco, nel 2015: “I social network danno diritto di parola a legioni di imbecilli”. 

In effetti questa è ormai un’epoca in cui tutti esprimono ragioni scritte, confondono fatti e opinioni, si posizionano come esperti globali a giorni alterni: oggi di calcio, domani di politica, domani l’altro di economia, nel week end di turismo e la settimana successiva, di medicina. 

Non so se la colpa sia davvero dei social network che hanno aperto le porte di casa di tutti noi, mostrandoci al popolo, alla collettività, togliendoci gli abiti del personaggio che recitiamo nel quotidiano e mettendoci tra le mani una delle armi più letali della modernità: una tastiera. O forse prima semplicemente non ce ne accorgevamo e perdevamo lo stesso tempo a infiammarsi in discussioni impossibili e insensate al banco di un bar.

Fatto sta che, proprio nella settimana di Ferragosto, quella che dovrebbe essere delle “ferie”, mi è capitato di scorrere con maggiore attenzione del solito le notizie del giorno e approfondire lo spostamento dell’opinione pubblica

Pirlo nuovo allenatore della Juventus. Questo il primo fatto che mi ha colpito particolarmente. Niente da dire sul campione, sul personaggio di calcio, sulla sua grandezza a prescindere. Ma siamo sicuri che sia un messaggio buono per la nostra società? I social network si sono infiammati e, come al solito, non si è riusciti ad approfondire realmente le conseguenze sociali di tale avvenimento. Le tastiere hanno scritto fiumi di parole, altro che Jalisse, ma siamo rimasti alle schermaglie tra tifosi, al campo, al calcio, al concetto di vincere a tutti i costi. Alle esposizioni tattiche. Lo capiamo, però, che questo è un colpo basso a tutti noi che facciamo dell’impegno, della voglia di farcela, di riscattarsi, di imparare, di uscire dall’anonimato di una vita già preconfezionata con il sacrificio? No, impossibile. Perché di fronte a figure come queste, di fronte al calcio, il popolo, ormai assediato da post, condivisioni, notizie spot, non si ribella, non cerca di costruire un messaggio critico. 

Via Sarri, ha perso la Coppa, non ha raggiunto l’obiettivo del bel gioco, non è un vincente. Questo basta al tifoso di calcio armato di smartphone. Ma non vi piaceva l’idea dell’uomo venuto dalla provincia, dai campi dei dilettanti, da un semplice impiego in banca, sul tetto dello sport italiano? Forse no. Meglio fare gli spettatori e i commentatori, che provare a cambiare qualcosa, anche di microscopico di ciò che ci circonda. 

Di attualità anche i famosi 600 euro del bonus partite iva. Lo ammetto, io sono una umilissima partita iva, un giornalista iscritto all’albo e quindi alla cassa della nostra categoria che ha preso i suoi 600 euro. Penso di averne diritto visto che nei mesi di lockdown non ho mai lavorato. Però poi sono saltati fuori i soliti furbetti della politica, gente che insomma guadagna minimo dieci mila euro al mese netti. Alcuni di loro, come me, sono titolari di una partita iva e tecnicamente con tutti i diritti per ricevere il bonus. Giorni e giorni tra privacy nomi oscurati e sussurrati alla stampa e le prime ammissioni:“sì, i soldi li ho presi ma per fare beneficenza”. Eccoci qua. Che succede nel pianeta dei social network? Ci si divide, come sempre, come nel calcio, come in una perenne campagna elettorale. Ognuno difende il suo orto, il suo simbolo: a destra, sinistra, nel mezzo, ovunque. Chi vola più alto prova addirittura a rigirare la frittata: “i soldi sì, li hanno presi perché il decreto è stato scritto male e ha dato modo a queste persone di approfittarsene”. Quasi incredibile. Il risultato è che siamo al nulla, nemmeno in questo caso, quando lo schifo è palese. Tanto a noi cosa cambia? Niente. Ci ritroveremo sempre lì, con la testa in giù, a scrivere, discutere senza approfondire, indossando una maglia e non il cervello. Ad alimentare una società di imbecilli divisa tra élite e utenti. Tra chi ha il profilo Instagram con il bollino blu e chi al massimo può commentare

Io non ci sto. Ridateci la possibilità di inseguire un sogno. Ridateci le belle storie, come quella di Sarri.

Fonte foto: profilo Facebook Andrea Pirlo

Andrea Spadoni
Andrea Spadonihttp://www.andreaspadoni.com
A 25 anni potevo aver già fatto tutto: il diploma di ragioniere, il lavoro in banca e la villetta a schiera. Non è andata così. Sono un giornalista mio malgrado, e oggi mi guadagno da vivere aiutando le persone a comunicare su internet, ma il mio sogno è sempre stato quello di tagliare il prosciutto di Parma al banco di una gastronomia.

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