Martino Spera: “Il Mai][Mai resta chiuso, discoteche aperte solo dopo la scomparsa del virus o il vaccino”

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Le notizie sul Coronavirus sono ogni giorno più confuse, domande ne abbiamo molte, risposte poche e poco chiare. Le aziende e le imprese stanno affrontando momenti bui e il malcontento cresce. Il settore dell’intrattenimento è stato particolarmente colpito, in primo luogo dal lockdown che ha imposto la chiusura totale e, successivamente, dalla Fase 2 che è stata fin da subito scenario di polemiche e dibattiti sulla gestione di una possibile riapertura. Siamo tutti in balia dell’incertezza, a metà tra la voglia di ricominciare e la prudenza di saper aspettare il momento più idoneo, sia per la salute che per l’economia.

Martino Spera, manager titolare del Mai][Mai, cuore della movida lucchese, ha le idee chiare a riguardo ed è per questo che ha deciso di non riaprire.
Abbiamo parlato con lui, anche Presidente della sezione merceologica Commercio e Turismo di Conflavoro PMI, che ci ha raccontato quanto la smania di riaprire subito possa portare conseguenze dannose per le aziende, anche se stanno indubbiamente affrontando una situazione molto difficile.

A fronte dell’emergenza sanitaria che stiamo affrontando come pensi sia stata gestita dal Governo?
Bisogna dire che il momento è veramente complicato, sfido ogni parte politica a dire che sia stato semplice poter legiferare in questo periodo. Punto importante è la mancanza di liquidità di uno stato con un debito pubblico tra i più alti in Europa, secondo solo alla “drammatica” Grecia.
Gli emendamenti sono stati il massimo che si poteva fare in tempi abbastanza brevi. Questi però si sono scontrati con una burocrazia e struttura burocratica  ( punto debole dell’Italia ) molto lenta e farraginosa. Molti erano i contrasti, prime le banche costrette a dare soldi e darli a tassi bassi, la cassa integrazione che doveva passare tramite Inps e regioni.

E le istituzioni lucchesi?
Per quanto riguarda le istituzioni lucchesi, ma anche tutti i comuni in generale, si sono trovati con poche armi per poter contrastare questa emergenza, considerando anche che essi devono comunque rispettare dei conti, molti dei quali in deficit. Per quanto riguarda Lucca in particolare credo che più di così le nostre istituzioni non potevano fare.

Tu, manager titolare del Mai][Mai e Presidente della sezione merceologica Commercio e Turismo di Conflavoro PMI, come vedi la situazione per le imprese e le aziende che in questo momento stanno tentando di rinascere? Si poteva fare di più, e meglio?
Per quanto riguarda il settore imprenditoriale e quello delle imprese c’è da dire che, soprattutto le PMI, sono completamente disorientate. Il problema principale al momento è quello di riuscire a capire, facendo intelligentemente i conti, quanto sia davvero redditizio aprire le attività. Bisogna considerare che una riapertura di oggi e l’ipotetica perdita presenterà le conseguenze economiche tra qualche mese e in quel caso bisogna essere sicuri di saperle affrontare.

Questione movida: hai detto che non avresti riaperto il Mai][Mai a queste condizioni. E’ davvero impossibile per realtà come il Mai][Mai adattarsi alle norme imposte?
Il Mai][Mai, del quale sono manager titolare, è un’azienda che ha come core business l’intrattenimento. Alla base dell’intrattenimento c’è la socialità e l’incontro tra le persone e, ora come ora, è impossibile farlo. Sono convinto che un’apertura adesso, che sarebbe a tutti gli effetti un’apertura a metà, non porterebbe niente di buono né a noi, né tantomeno ai nostri clienti, comporterebbe solo una perdita di denaro e di appeal.

I lucchesi sono davvero irresponsabili come si dice?
Non si può negare che i nostri concittadini lucchesi sono stati un esempio durante il periodo di lockdown, rispettando le regole senza esitazioni. Più complicata è la gestione della Fase 2. Il punto è che, con le norme anti-contagio dettate dal Governo, è inevitabile da parte delle aziende, soprattutto quelle nel settore dell’intrattenimento, non riuscire a lavorare al 100%. Gestire le persone in una modalità di “mezzo servizio” non funziona, né in Italia, né nel resto del pianeta e i comportamenti ne sono la conseguenza.

Pensi che i provvedimenti adottati per arginare il possibile contagio, come l’istituzione degli assistenti civici o la chiusura anticipata dei locali, siano indispensabili?
Per quanto riguarda la decisione di arruolare gli assistenti civici riprendo il pensiero del Presidente della Campania De Luca:”60mila venditori di cocco e raddrizzatori di banane”. Detto così può sembrare un’affermazione forte ma in realtà descrive esattamente le responsabilità degli assistenti civici di controllare la popolazione. La gestione degli assembramenti, in questo periodo più di sempre, è già un compito difficile per le forze dell’ordine, figuriamoci per un semplice disoccupato con il reddito di cittadinanza che non ha le competenze necessarie.

Si legge, anche se ancora non è sicuro, che tra qualche settimana potrebbero riaprire le discoteche, insieme ai cinema e ai teatri, sei favorevole o pensi che sia una decisione azzardata?
Considerando che il mio locale è chiuso e sono fortemente convinto della scelta che ho fatto, ritengo che sia giusto affrontare questo tema con prudenza e riaprire le discoteche solo ed esclusivamente quando ci sarà sicura la scomparsa del virus o l’esistenza di un vaccino.

Tra “sceriffi” e “menefreghisti” da che parte stai?
Credo che alla base delle norme e delle linee guida che vengono poi imposte ai cittadini ci debba essere una logica di base. Non è semplice in questa situazione schierarsi e non è nemmeno giusto, purtroppo a volte si scade nel populismo mentre altre nell’autoritarismo. La parola d’ordine è equilibrio.

Bianca Leonardi
Bianca Leonardi
Classe 1992, Lucca. Una laurea in giornalismo e tanta voglia di dar voce a chi troppo spesso resta in silenzio. Lavoro da anni nella comunicazione e nell'organizzazione di eventi, saltando tra musica, teatro e intrattenimento. Perché "Lo Schermo"? Perché siamo giovani, curiosi e affamati di futuro.

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