Mark Rutte: è davvero il Primo Ministro olandese il più cattivo d’Europa?

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Dopo che il principe austriaco von Metternich nel 1847 definì l’Italia come “niente più che un’espressione geografica”, risvegliando il sentimento anti-austriaco dei patrioti nel pieno dei Moti Reazionari, e il generale De Gaulle ci apostrofò come “non un Paese povero, ma un povero Paese”, denigrandoci così alla vigilia della fondazione della Comunità economica europea, nei sette passati mesi dall’inizio dell’epidemia del nuovo coronavirus, i cittadini italiani sembrano aver ritrovato il proprio orgoglio nazionale identificando un nuovo comune “nemico”: il Primo Ministro (PM) olandese Mark Rutte.      
Il 53enne capo del governo olandese ama recarsi in ufficio pedalando, ma in Europa (e soprattutto in Italia, Spagna e Portogallo), l’onorevole Rutte è sempre più noto per le sue brusche frenate. Infatti, fin dall’inizio del dibattito su come affrontare unitariamente l’emergenza sanitaria, a causa delle sue rigide posizioni sull’architettura e lo spirito del Recovery Fund e degli aiuti addizionali previsti per i Paesi europei più colpiti dall’emergenza sanitaria, l’onorevole Rutte è stato più volte etichettato come il leader più rigido e cattivo dell’UE. In particolare, in questi mesi il governo olandese è stato criticato per i tre seguenti motivi: l’aver espresso la propria contrarietà ad aumentare il contributo al bilancio dell’UE; la forte opposizione a concedere risorse a fondo perduto ai Paesi più in difficoltà; l’insistenza per introdurre un meccanismo di veto che permette ai singoli governi dell’UE di respingere i piani nazionali di spesa che ciascun paese dovrà presentare per poter accedere ai fondi disponibili attraverso il Next Generation EU. Chi ha letto i giornali italiani in questi mesi, probabilmente si è convinto che i Paesi Bassi, insieme ad Austria, Danimarca e Finlandia, siano paesi avidi, spietati e senza cuore e che ce l’hanno con l’Italia e gli Italiani.

Enrico Letta, politico, professore universitario ed ex-primo ministro, in un’intervista rilasciata a De Volkskrant, un quotidiano olandese, riassume molto bene il sentimento che probabilmente molti di noi stanno covando in questo momento. Secondo Letta, l’immagine che gli italiani hanno dell’Olanda è stata drasticamente inquinata, poiché nessuno si sarebbe aspettato che i Paesi Bassi, uno Stato-fondatore dell’UE, potesse assumere una posizione tanto ostile nel dibattitto sulla solidarietà economica europea.

Ma è davvero così? L’Olanda davvero ci odia? La situazione potrebbe essere ben più articolata e per provare a capirlo potremmo prima scoprire qualcosa di più sul conto dell’onorevole Rutte. Infatti, alla base della posizione del governo olandese potrebbero esservi fattori culturali, economici e politici.

Il PM olandese è tra i leader più longevi dell’UE, e secondo l’Economist, Mark Rutte è tutt’altro che credibile come cattivo. L’immagine pubblica e privata dell’onorevole Rutte riflette i valori fondamentali dell’Olanda, come la modestia, il pragmatismo, la logica e la schiettezza. Infatti, il Premier olandese vive nello stesso appartamento che ha acquistato dopo la sua laurea in storia ottenuta all’Università di Leiden, quando non è in sella alla sua bicicletta guida una Saab di seconda mano e nel tempo libero fa il volontario come insegnate  nelle scuole. Come riporta il New York Times, non accetta che gli si offrano i caffè e rifiuta i rimborsi spese per i suoi viaggi in veste di primo ministro. A quanto pare, si mette in coda quando va al cinema o a teatro per fare i biglietti, e quando (da buon olandese) partecipa ai festival musicali balla in mezzo alla folla. Ci siamo resi conto di quanto il PM Rutte sia virtuoso nel rispetto delle regole a maggio, quando il ministro si è astenuto a visitare la propria madre nei suoi ultimi giorni di vita, poiché le direttive olandesi vietavano di visitare gli anziani nelle case di riposo. La sobrietà e la responsabilità che caratterizzano il premier olandese potrebbero dunque di per sé spiegare la posizione del suo governo rispetto la solidarietà europea verso Paesi “cicala”, spesso economicamente incauti e politicamente instabili/irresponsabili. Cerchiamo adesso di considerare gli altri elementi che potrebbero aiutarci a capire meglio la posizione dei Paesi Bassi.
In seguito alla Brexit, l’Olanda è diventata la nuova Gran Bretagna e per questo ci potrebbe risultare un po’ antipatica. I governi olandesi hanno sempre simpatizzato con il Regno Unito, soprattutto su questioni legate al conservatorismo fiscale, i contributi all’UE e la ripartizione del rischio all’interno dell’Eurozona. Se fino alla Brexit l’Olanda poteva permettersi di “nascondersi” dietro alle rivendicazioni della Gran Bretagna per realizzare i propri interessi, con il Regno Unito fuori dall’UE ha dovuto iniziare ad alzare la propria voce in Europa per farsi ascoltare e controbilanciare le ambizioni dell’asse franco-tedesco, favorevole ad un maggiore trasferimento di competenze e responsabilità a livello europeo, al quale invece i Paesi Bassi si contrappongono con fervore. Insomma, finché c’era il Regno Unito, l’Olanda riusciva a realizzare i propri interessi senza causare alcun clamore.

Dietro ai “no” dell’onorevole Rutte potrebbe celarsi una strategia politica in vista delle prossime elezioni olandesi nel 2021. 
Le elezioni politiche olandesi si stanno avvicinando sempre di più, e il Premier Rutte potrebbe ritrovarsi come avversario l’altro cattivissimo d’Olanda, l’attuale ministro delle Finanze,  Wopke Hoekstra, vero artefice della strategia intransigente olandese. Come spiega Politico.eu, sito di informazioni di politica e affari europei, il ministro Hoekstra avrebbe lasciato trapelare che Rutte ha una naturale tendenza a scendere a compromessi con Bruxelles e che quindi alla fine sarebbe venuto incontro alle richieste dei Paesi del Sud. Potrebbe dunque essere che, per evitare che il ministro Hoekstra facesse breccia nell’elettorato più euroscettico, il Premier avesse assunto fin da marzo una posizione inflessibile rispetto alle richieste di Italia, Spagna e Portogallo. Ma non finisce qui: sia Rutte che Hoekstra sono consapevoli che alle loro spalle sono in agguato i due politici euroscettici di estrema destra, Thierry Baudet e, l’alleato arancione di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, Geert Wilders. Queste due figure non aspettano altro che il governo olandese (quindi Rutte e Hoesktra) commetta qualche passo falso, facendo ad esempio concessioni troppo importanti sul piano europeo.

Infine, non è un segreto che l’opinione pubblica olandese (e di molti altri Paesi del nord Europa) sia fortemente critica verso i Paesi del Sud, che spesso si trovano in difficoltà per aver speso più risorse di quelle disponibili o per aver fallito a riformare strutturalmente le proprie economie. Cerchiamo di metterci per un secondo nei panni degli olandesi: è così strano essere contrari a concedere risorse ad un Paese che è tristemente noto per la sua scarsa capacità di gestione della propria spesa pubblica?
Secondo molti media europeisti olandesi, il Premier Rutte aveva infatti fatto bene a pretendere che prima di concedere fondi ai Paesi richiedenti, quest’ultimi dovessero prima mettere le proprie case (e casse) in ordine. Come spiega su Repubblica Tito Boeri, professore universitario ed ex-presidente dell’INPS, i contribuenti olandesi sono preoccupati, poiché i loro soldi andranno a finanziare iniziative a loro incomprensibili, come quota 100 o i concorsi per diventare navigator, qualora non vengano impiegati per far fronte ad un probabile taglio delle tasse del nostro paese. Concretamente, in seguito agli accordi sul Recovery Fund, gli olandesi potrebbero dover lavorare oltre i 67 anni, per sostenere chi in Italia va in pensione a 60 anni.     

Come sintetizza il professor Boeri, alla fine della fiera, l’Olanda, contrariamente all’Italia, si trova in una posizione di forza. Se non vogliamo sprecare l’opportunità che ci viene offerta tramite gli aiuti europei, dovremmo prima di tutto cambiare metodo e atteggiamento. Ad esempio, il nostro governo dovrebbe prendere concrete decisioni su come spendere i soldi ben prima di chiederli e rendersi conto che all’interno dell’UE gli standard sono ben diversi rispetto a quelli che possiamo permetterci a casa nostra. E per concludere con le stesse parole del Professor Boeri, “la sostanza c’è o non c’è: i nostri partner non abboccano all’approssimazione, alla fumosità, alla verbosità come metodo di lavoro”.

Valentina Fratino
Valentina Fratino
Nata a Parigi, per metà olandese e cresciuta a Lucca. Lavoro in Lussemburgo come consulente strategica e durante i miei studi all'Università Bocconi mi sono fortemente interessata alla politica e agli affari internazionali – perché nessun luogo è lontano. Dopo anni di studi, approfondimenti ed aggiornamenti, è il momento di scrivere qualcosa.

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