Marco Bachi, bassista della Bandabardò, racconta la sua passione per ‘la musica del cuore’

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Conosciuto come Don Bachi, ha girato il mondo grazie alla sua musica. Bassista e contrabbassista della Bandabardò, Marco Bachi, capannorese di adozione, ha collaborato con artisti come Daniele Silvestri, Paola Turci, Patty Pravo. Con la Bandabardò ha realizzato undici dischi e suonato in oltre mille e 450 concerti, ma, grazie ai suoi studi, ha anche fatto parte di orchestre di musica classica e camerista. Aveva quindici anni quando ha scelto quella che oggi è diventata la sua vita: “La musica che si suona con le orecchie e con il cuore, anche senza spartiti. Il bassista ha un ruolo di collante, mediano e rispecchia perfettamente il mio carattere che da sempre si sposta con ‘il fare squadra’, ‘lo stare dietro’”.

La sua carriera passa poi per l’insegnamento e negli ultimi anni ha intrapreso anche una strada politica essendo consigliere comunale a Capannori, come racconta in questa intervista.

Com’è nata la tua passione per musica e cos’è oggi per te?

Nella mia famiglia nessuno era appassionato di musica. A quindici anni mi sono innamorato del basso elettrico e chiesi a mio padre di comprarmene uno. Lui non ha voluto e mi ha regalò una pianola quindi ho iniziato così. Dopo qualche anno, grazie a qualche risparmio, sono riuscito a comprare il mio primo basso e ho iniziato a prendere lezioni. Nella mia band avevo compagni che avevano studiato musica o erano figli d’arte, quindi stare a fianco a loro mi ha formato fin da subito. Già a diciassette anni suonavo ogni sera nei locali. Sono stati anni di gavetta. A diciotto, diciannove anni invece insegnavo nelle scuole e studiavo il contrabbasso al conservatorio: mi sono avvicinato così alla musica classica. Suonare è una ragione di vita, è parte di tutto quello che faccio. Negli ultimi anni mi sono appassionato all’educazione musicale in ambito prescolare perché la musica è una passione, un linguaggio di comunicazione, prima di essere un mestiere”.

Com’è nata la Bandabardò e cosa significa per te?

La Bandabardò si forma l’8 marzo del 1993. Riprende un modo di fare musica che esisteva già in Francia ma non in Italia. E in musica, quando hai un’idea nuova, hai anche la chiave. La nostra chiave è stata l’annullamento della distanza che c’è tra palco e pubblico per cercare di ricreare quel tipo di clima da festa sulla spiaggia, dove si balla, ci si diverte ma si pensa anche. Più volte ci hanno identificati come una band folk ma in realtà la nostra componente sonora si è sempre più allargata negli anni. E’ stata una band ‘trasversale’, perché ognuno di noi veniva da mondi e studi diversi: l’anima rock del batterista, quella gitana di Finaz (Alessandro Finazzo), la mia anima più soul funk di bassista, l’apporto caraibico di Ramon, quello del nostro tastierista. La banda è stata la mia vita, ventisette anni li ho passati con loro, i fratelli che non ho e lo è anche oggi dopo la scomparsa di Enrico il 14 febbraio scorso. Enrico resterà insostituibile. Non appena avremo metabolizzato questa perdita e la situazione pandemica migliorerà, siamo pronti a ricominciare con la nostra musica, la nostra vita”.

Qual’è la collaborazione che ti ha reso più orgoglioso?

“Quando ho avuto l’occasione di suonare con Glen Hansard, cantautore e chitarrista irlandese. Qualche anno fa è venuto a Lucca e ha chiesto un contrabbassista. Sono stato contattato io e ho dovuto studiare il suo materiale ma non avevo la scalette quindi mi sono detto ‘usiamo orecchie e cuore e buttiamoci’. E’ stata la più bella perché mi sono trovato sul palco con un talento unico e abbiamo suonato due ore senza prove, semplicemente ascoltandoci l’un altro e senza preparazione. Si è creata un’alchimia naturale, una magia che ad oggi è una grande amicizia”.

Perché la decisione di intraprendere una strada anche in politica?

“Sono sempre stato interessato alla politica. La Bandabardò si è occupata di temi sociali schierandosi apertamente: uguaglianza, rispetto dell’ambiente (Sciopero del sole, 1998), il nostro impegno per il social forum (2002). Io dal 2001 vivo a Capannori e due anni fa ho deciso per la prima volta di dedicare il tempo anche al ‘mio posto’ e sono entrato in consiglio comunale. Oltre a questo sono presidente della commissione sociale e sono membro della commissione ambiente. Avevo molti piani, anche dal punto di vista culturale ma il momento è molto drammatico per tutti e l’emergenza sociale è diventata la priorità e sentire di poter dare una mano è molto importante”.

Cosa diresti ad un giovane che ama la musica?

Gli direi di continuare ad amarla a preiscindere perché la musica non ti abbandona mai, anche in un momento come questo. Io non lavoro dal 2020 e ho molti colleghi che stanno vendendo gli strumenti perché devono pagare l’affitto, fare la spesa. Tutti stiamo cercando ‘un piano B’ per sopravvivere. Ma detto questo, le passioni trovano sempre uno sbocco nella vita, l’importante è non chiudersi le strade: tentare il mondo della scuola, dell’insegnamento, della scrittura musicale, dell’esecuzione. Scoprirsi. Ad oggi è più difficile, anche per via di internet, che ha portato ad una svalutazione totale del nostro mestiere. Prima si comprava il disco, adesso non più. Ai giovani dico poi di ascoltare tutti i generi di musica possibili, perché tutta la musica è importante. Bisogna studiare, non con i tutorial di You Tube ma assimilando la melodia, sentendola, cantandola. Per impararla davvero bisogna approfondirne l’essenza, cercarla dentro di noi e tirarla fuori. Altra cosa molto importante è la costanza, oltre al gioco. Nella lingua francese suonare e giocare hanno lo stesso significato e questa sfumatura è importante: suonare uno strumento è prima di tutto gioia. Io quello che sono adesso lo devo agli studi di musica classica, ma anche alle frequentazioni dei musicisti africani che non hanno studiato ma suonano di cuore e con le orecchie. Io stesso non uso più gli spartiti ma seguo il suono. Alla fine tutto quello che è naturale, è anche puro.

La storia di una passione che è poi diventata un sogno quella di Marco Bachi e della Bandabardò, pronti a tornare sul palco non appena sarà il tempo giusto di ricominciare: “La musica non ti abbandona mai”.

Rebecca Del Carlo
Rebecca Del Carlohttps://pennasciutta.it
Classe 1996, Lucca. Liceo Classico e poi ho studiato Scienze della Comunicazione a Pisa. Scrivo da sempre. E’ il mio modo di esprimermi. Vorrei dare voce alle ingiustizie e dire la verità: credo che essere una giornalista sia anche questo. Lavoro anche come articolista, copywriter e SMM. “Lo Schermo” perché è giovane, dinamico e di qualità.

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