Lucca riapre i musei di Palazzo Mansi e Villa Guinigi: un viaggio nella storia attraverso le immagini e non solo

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Porte aperte da oggi (21 gennaio) ai musei nazionali di Palazzo Mansi e di Villa Guinigi. Uno spiraglio di luce per l’arte dopo mesi di chiusura dovuti alle misure per il contenimento del virus. Come previsto dalle regole della zona gialla, le esposizioni riapriranno su prenotazione e vi potranno accedere massimo 12 persone contemporaneamente.

Definiti ‘eccelse chicche’, ad unire le collezioni dei due musei è Pompeo Batoni, il più celebre pittore italiano del diciottesimo secolo. Dall’esposizione a Villa Guinigi infatti, il racconto temporale della storia dell’arte lucchese continua a Palazzo Mansi con un’ importante opera dell’autore: il Ritratto dell’arcivescovo Mansi.

Dietro al portone di legno, Palazzo Mansi sembra cucirsi perfettamente allo status di quella che fu una famiglia di ricchi commercianti di origine tedesca dal titolo nobiliare acquistato a ‘son di danari’. Soltanto dopo divenne ‘palazzo di rappresentanza’ proprio in nome di quella ricchezza. Alle origini, fu Ottavo Mansi ad acquistare un certo numero di abitazioni limitrofe per crearne ‘un’unica casa’ da regalare al figlio Carlo per le nozze. Molti degli arredi sono ancora oggi quelli di un tempo, di mobilia dal gusto barocco imperante. Palazzo Mansi sono le specchiere enormi, i saloni affrescati, gli arazzi preziosi e gli splendidi abiti di seta. Palazzo Mansi è dove Federico quarto di Danimarca si innamorò della lucchese Maddalena Trenta.

Al primo piano la Galleria degli Specchi, disegnata da Tofanelli; segue la Sala della musica, le cui pareti raccontano l’Eneide; una finta architettura sul soffitto amplia lo spazio e proseguendo si arriva nell’alcova e nelle quattro camere di parata lungo le quali si scrive a colori la storia dell’imperatore Aureliano e della regina di Palmira, Zenobia. Particolare è la scenografia dell’alcova, in legno intagliato e dorato. In alto un dipinto di Amore e Psiche. L’esposizione si snoda poi verso La Pinacoteca formata dagli 83 dipinti donati alla città da Leopoldo II di Lorena. Fra questi il celebre Ritratto del giovinetto di Pontormo, Il San Sebastiano di Luca Giordano e Ritratto di senatore veneto del celebre Tintoretto. Al primo piano la sezione ottocentesca, cui ritroviamo i dipinti di Pompeo Batoni. Quelle che una volta erano le cucine, ospitano ora il Laboratorio di tessitura Maria Niemak, dove si conservano antichi telai e produzioni tessili (abiti e tessuti) simbolo della ricchezza lucchese e di quella famiglia di mercanti arricchiti che furono i Mansi.

Si dice che guardando dentro il laghetto dell’Orto botanico sia ancora possibile specchiarsi con il volto dannato di Lucida Mansi. La leggenda racconta di una donna tanto ossessionata dalla sua bellezza da arrivare a stringere un patto con il diavolo: trent’anni di giovinezza in cambio della propria anima. Da quel momento fu amante di molti uomini che prontamente uccideva dopo ogni rapporto d’amore facendoli sprofondare in botole buie tra lame affilatissime. Allo scadere del patto, dopo aver cercato invano di fermare il tempo sulla Torre delle ore, Lucida morì in corsa su di una carrozza infuocata verso la porta degli inferi: il laghetto dell’Orto botanico.

Appena fuori dalla cinta muraglia duecentesca si trova Villa Guinigi, residenza estiva di Paolo Guinigi (1400-1430). Tutti ricordano l’amore che lo legò il signore di Lucca e grande mecenate alla sua seconda moglie, Ilaria Del Carretto, reso eterno dal monumento funebre di Jacopo della Quercia. Siamo in pieno Rinascimento e, morta di parto a soli ventisei anni, ancora oggi, in Duomo, Ilaria incanta tutti. Ispirata alla bellezza dell’opera, con il passare del tempo si è fatta avanti una tradizione: tante giovani coppie si sono recate a Lucca per toccare il volto marmoreo della donna e chiederle protezione da quello stesso dolore che l’aveva privata della vita.

Il museo ripercorre 2mila anni di storia locale e si articola in cinque sezioni nelle quali spicca la cromia de La croce dipinta di Berlinghero Berlinghieri. Villa Guinigi sono anche le sculture di Matteo Civitali, artista lucchese del Primo Rinascimento e Giorgio Vasari con il grande trittico manierista raffigurante raffigurante l’Immacolata concezione con i Santi Biagio ed Eustachio. Villa Guinigi è l’Estasi di Santa Caterina di Pompeo Batoni, i celebri dipinti di Guido Reni, le Madonne col bambino attribuite a Donatello.

Quello dentro i musei nazionali è un viaggio attraverso immagini che racconta la ricchezza di Lucca, città d’arte e di cultura, la cui storia è stata segnata da molti celebri artisti. Il ricordo di due grandi famiglie, i Mansi e i Guinigi, che, se pur in epoche diverse, l’hanno resa quello che oggi è a livello nazionale e non solo.

I due musei sono aperti il martedì e il giovedì dalle 8 alle 19,30, il lunedì, il mercoledì e il venerdì dalle 12 alle 19,30.

Rebecca Del Carlo
Rebecca Del Carlohttps://pennasciutta.it
Classe 1996, Lucca. Liceo Classico e poi ho studiato Scienze della Comunicazione a Pisa. Scrivo da sempre. E’ il mio modo di esprimermi. Vorrei dare voce alle ingiustizie e dire la verità: credo che essere una giornalista sia anche questo. Lavoro anche come articolista, copywriter e SMM. “Lo Schermo” perché è giovane, dinamico e di qualità.

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