LUCCA NON SI SPEGNE: ristoratori e cittadini nella protesta pacifica contro l’ultimo Dpcm

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Il nuovo Dpcm, in vigore da ieri 26 ottobre 2020, che ha visto sacrificate tutte le realtà imprenditoriali, in particolar modo ristoratori, lavoratori della notte, lavoratori dell’arte e tutti coloro che, con le nuove restrizioni, si sono trovati a dover chiudere il proprio esercizio commerciale alle 18, ha inevitabilmente scatenato gli animi di tutti i cittadini italiani, portando  alla luce quella delusione che ormai non è più possibile celare. Sulla scia di quello che è successo a Napoli e Roma nei giorni scorsi, con guerriglie urbane e atti di violenza esasperata, non si può escludere che il malcontento generale provochi una reazione da parte degli italiani forse più pericolosa del virus stesso: la rabbia è molta, la frustrazione anche e, a differenza della prima ondata di contagi, c’è un altro fattore con cui dobbiamo fare i conti, la stanchezza.
Gli italiani, e i lucchesi, sono stanchi: stanchi di credere a qualcosa che nessuno sa se sia giusto o sbagliato ma che, colpa del virus o dei procedimenti governativi, ci ha fatto ripiombare in quell’inferno vissuto a marzo e che mai avremmo voluto rivivere. 

Anche a Lucca il malcontento si fa sentire, tralasciando le varie correnti negazioniste che, secondo noi, non meritano nemmeno l’attenzione in quanto non portano il benchè minimo rispetto per tutte quelle 37mila anime morte in questi mesi a causa del virus, c’è da dire comunque che “la salute prima di tutto”, sicuramente, ma “senza soldi non si vive”. E’ così che ristoratori, commercianti e cittadini si sono riuniti ieri sera alle 18 in Piazza Anfiteatro per un sit-in pacifico dal grido “LUCCANONSISPEGNE“. L’obiettivo di questa protesta silenziosa, e nel rispetto delle regole anti-contagio, è stato quello di dare forza a tutte quelle voci di quei cittadini che si sono visti togliere il diritto a lavoro, sprofondando così in un baratro di frustrazione e paura verso un futuro incerto. I manifestanti si sono poi spostati con un corteo lungo Via Fillungo, fino ad arrivare in Piazza Grande, di fronte all’ingresso della Prefettura. Centinaia di lucchesi, tutti sotto una pioggia battente, tutti convinti di essere nel posto giusto, tutti pronti a rivendicare quel diritto che troppo spesso sentiamo solo come un dovere ma che, senza di esso, non possiamo vivere: il lavoro.
Non chiediamo sussidi, aiuti o elemosina ma solo il rispetto della Costituzione. La nostra Repubblica è fondata sul lavoro e noi chiediamo solo di poter lavorare” racconta uno dei manifestanti al sit-in.

Presenti anche, per le istituzioni, i consiglieri del comune di Capannori Petrini (Fratelli d’Italia) e Bartolomei della Lega e il consigliere comunale d’opposizione di Lucca, Barsanti. Nonostante l’andamento pacifico della manifestazione, dove i cittadini si sono limitati a far sentire – seppur in silenzio, a distanza e con le mascherine – la loro presenza mostrando uno striscione dalla scritta “LUCCA NON SI SPEGNE”, dalla Prefettura è comunque arrivato l’invito a liberare la piazza e che ha portato a un lento defluire delle persone.
Una protesta rispettosa, apolitica e apartitica, un grido disperato, un coro commovente quando i presenti hanno intonato l’inno di Mameli, una richiesta di aiuto in nome di quella che è una vera e propria emergenza economica e che, per quanto quella sanitaria sia disastrosa, non può e non deve essere sottovalutata.

Che il Covid a marzo ci abbia colto di sorpreso e ci abbia stravolto la vita è sicuro, che questa seconda ondata sia caduta inaspettatamente dal cielo un po’ meno: non c’è una colpa, o forse ce ne sono molte, non c’è un diretto responsabile ma lo siamo un po’, nel nostro piccolo, tutti. Non c’è ragione che possa farci accettare questa situazione, non c’è giustificazione al repentino obbligo di dover cambiare la nostra quotidianità in nome di qualcosa che non vediamo, ma soprattutto che – ancora – non conosciamo. Ci sono solo ed esclusivamente 20mila contagi al giorno ad oggi, gli ospedali che iniziano di nuovo a collassare, scuole piene di bambini infetti, anziani da proteggere, un futuro da scrivere ancora. Insieme a tutto ciò ci sono le persone, quelle che hanno la fortuna di esserci ancora e che, oltre le polemiche, i tuttologi, i saputelli e i complottisti da strapazzo, hanno perso un lavoro, quel lavoro che dava loro da vivere.
I ristoratori e gli artisti di oggi, sono quelle persone a cui viene tagliato davanti agli occhi il futuro di domani, sono coloro a cui la situazione che stiamo vivendo non interessa più poi di tanto e questo solo perchè non possono permettersi di avere ulteriori distrazioni. Meritano rispetto, come lo meritano le vittime di questa pandemia, come lo meritano i medici che stanno in prima linea e che sono considerati eroi a giorni alterni, ma soprattutto meritano tutele che oggi, più di ieri, sono indispensabili.

Questa seconda ondata, seppur preannunciata, si prospetta di gran lunga più pericolosa del virus: non sappiamo come la curva dei contagi evolverà ma se c’è una cosa certa è la rabbia delle persone: una rabbia dovuta alla stanchezza di dover vivere in un modo in cui non si è abituati, la stanchezza di doversi adattare a delle regole che sembrano minare la nostra libertà, la stanchezza di non avere certezze nel domani, non avere scadenze, non avere sicurezze.

La delusione delle persone, dalla notte dei tempi, può scatenare davvero la rivoluzione ma, se da una parte ribellarsi è sacrosanto, dall’altra la vera intelligenza sta nell’adattarsi a quello che ci si presenta, cercando di non perdere la razionalità, cercando di combattere per i propri diritti in modo giusto e rispettoso verso il prossimo.
Le vere rivoluzioni si fanno con la voce alta e la follia in tasca, ma si vincono con la lungimiranza e la consapevolezza.

LUCCANONSISPEGNE, e tornerà a brillare.

Bianca Leonardi
Bianca Leonardi
Classe 1992, Lucca. Una laurea in giornalismo e tanta voglia di dar voce a chi troppo spesso resta in silenzio. Lavoro da anni nella comunicazione e nell'organizzazione di eventi, saltando tra musica, teatro e intrattenimento. Perché "Lo Schermo"? Perché siamo giovani, curiosi e affamati di futuro.

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