Il manifesto del niente

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Nel 1988 il grande Francesco Nuti, nel film “Caruso Pascoski di padre polacco”, passando ironicamente in rassegna l’orientamento politico dei salumi affermava che “la mortadella è comunista, il salame è socialista, il prosciutto è democristiano, la coppa è liberale e le salsicce repubblicane”.

E la pasta Molisana? La Molisana è fascista, nessun dubbio.

Lo ha decretato il feroce popolo del web attraverso una gogna mediatica che va avanti da due giorni. Un tormentone che ha addirittura impegnato il prode alfiere Laura Boldrini, la quale – come sempre – non appena ha percepito la possibilità di dare serenamente del fascista a qualcuno non ha avuto dubbi. Abbiamo assistito, in pratica, al manifesto del niente redatto e steso da un esercito di benpensanti annoiati.

Tutto è partito quando tale Nicola Bertasi – fotografo le cui qualità non si discutono, non avendone le competenze – ha pubblicato sulla sua pagina FB un post dal sapore barocco in cui condannava duramente le “abissine rigate” prodotte dal pastificio molisano. Un’occasione troppo ghiotta per lasciarsela scappare.

Sentendosi in dovere di farlo sapere al mondo, poi, informava i suoi followers del fatto che riteneva inammissibile che nel 2021 un grande marchio celebrasse senza vergogna il colonialismo italiano. La Molisana? “È fascista, e il mio rapporto con lei finisce qui!” – chiosava duro il Bertasi – che poi concludeva con un laconico “quanto lavoro c’è ancora da fare”, tipica frase di quelli che ne sanno e lavorano alacremente per invertire una spiacevole deriva di costume. Che dire? Grazie di cuore della preziosa dritta!

Il seguito? Commenti indignati, migliaia di interazioni e condivisioni anche di personaggi di spicco del panorama culturale nazionale: per due giorni lo scettro del monopolio del dibattito pubblico è passato dal COVID-19 alla pasta delle camicie nere.

Nonostante i tentativi di spiegazione da parte della storica azienda – che ha evidenziato che non c’era alcuna volontà celebrativa del ventennio e che le abissine incriminate sono semplicemente una tipologia di pasta sul mercato da decenni, peraltro condivisa con altri grandi pastifici italiani – non c’è stato verso di far cambiare idea ai ferventi ortodossi del pensiero giusto: è stata, letteralmente, una montagna di merda!

Attaccata da ogni fronte, minacciata dal possibile danno di immagine e dalle sue conseguenze disastrose in termini economici (i dipendenti da sfamare sono circa 200), l’azienda è stata costretta a fare un passo indietro rimuovendo le storiche denominazioni e facendo pubblica ammenda. Peccato, e – sia chiaro – lo si dice senza alcuna nostalgia fascista!

Ha vinto chi legittima le gogne a mezzo social, meglio se totalmente prive di fondamento: la Molisana rimarrà – almeno fino a quando non ci saranno altre prede da sbranare – una temibilissima pasta FAS-CIS-TA!

Giovanni Mastria
Giovanni Mastria
Nato a Lucca, classe 1991. Scrivo con passione di cultura, attualità, cronaca e sport e, nella vita di tutti i giorni, faccio l’Avvocato. Credo in un giornalismo di qualità e, soprattutto, nella sua fondamentale funzione sociale. Perché ho fiducia nel progetto "Oltre Lo Schermo"? Perché propone modelli e contenuti nuovi, giovani e non banali.

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