Il commento di Barsanti sulla Ex Manifattura dopo il terzo consiglio straordinario:”Cambio di rotta dell’amministrazione per favorire la Fondazione?”

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Alla luce del terzo consiglio straordinario, tenutosi in data martedì 8 settembre 2020, sulla questione Manifattura ci sono ancora molte ombre ma, soprattutto, ancora una volta né l’opposizione, né le associazioni hanno avuto risposte pertinenti e soddisfacenti in tema di trasparenza sui procedimenti adottati.

Attraverso gli interventi di Fabio Barsanti, consigliere di opposizione e primo firmatario del terzo consiglio straordinario, e di quasi tutti gli altri membri dell’opposizione, si è evinto un quadro della situazione abbastanza preoccupante, tra presunti profili di illegittimità, procedimenti non trasparenti, progetti spariti dal nulla, esperti e tecnici non interpellati e le dichiarazioni a mezza bocca di una giunta che ancora parla di “fase di valutazione”.

Abbiamo parlato proprio con Fabio Barsanti, che ci ha illustrato i nodi principali di questa situazione che non trova soluzione: dall’adozione della variante semplificata e del permesso diretto di costruire, al cambio di rotta di Tambellini sulla destinazione d’uso della Manifattura, alla mancanza di un piano attuativo, al sorpasso delle prescrizioni della Soprintendenza, alla dimostrazione dell’esistenza di altri progetti sulla manifattura già nei piani triennali passati ma che l’amministrazione sostiene non esistere, fino alla questione baluardo.
Il Baluardo di San Paolino è infatti, ancora ad oggi, nonostante la mossa cinematografica del Presidente CRL Marcello Bertocchini durante il secondo consiglio straordinario, in data 22 luglio 2020, durante il quale urlò a gran voce che da quel momento il baluardo sarebbe uscito dal progetto Coima, a tutti gli effetti parte integrante di esso e non è stata richiesta nessuna modifica in quasi due mesi.
Dura credere che non si tratti di una grande presa in giro, anche e soprattutto nei confronti dei cittadini i quali sono stati addolciti da una promessa non mantenute e, probabilmente, nemmeno mai presa realmente in considerazione.

Il Sindaco Tambellini, nel 2017, sosteneva di non voler assolutamente cambiare destinazione d’uso alla Manifattura. Perché, secondo te, questo cambio?
Durante il consiglio ho personalmente fatto riferimento al servizio di Noi Tv del febbraio 2017, e al vostro articolo a riguardo, nel quale il sindaco sosteneva che fosse assolutamente fuori questione cambiare la destinazione d’uso della Manifattura e che all’interno di essa avrebbero dovuto trovare sede tutta una serie di funzioni utili e innovative, che nel giro di pochi anni avrebbero reso il centro storico della nostra città ancora più attrattivo, anche nell’ottica della cultura, e che non era previsto l’inserimento di attività commerciali. Esattamente l’opposto del progetto presentato poi da Fondazione e Coima. Il Sindaco, a riguardo, ha replicato che in quell’intervista si riferiva solo ed esclusivamente a un edificio della zona sud della Manifattura, e cioè quello destinato a Tagetik, già messo all’asta pubblica, e non all’intero stabile.
Se però si va a vedere sul sito del Comune di Lucca, cosa che io ho fatto e che ho fatto presente per ben 2 volte in consiglio, in data 9 Febbraio 2017 si parla, sì dell’alienazione di quel preciso edificio, ma allo stesso tempo “di tutti gli interventi di riqualificazione dei 2/3 della Manifattura che non rientrano nel PIUSS e che saranno invece oggetto di specifico piano attuativo”. Lo stesso Tambellini infatti sosteneva che la messa all’asta dell’edificio dedicato a Tagetik era solo l’inizio per dare corpo a tutta la parte dell’ex monopolio di stato e le dichiarazioni del primo cittadino, in questo senso, sono chiare. A dimostrazione di ciò si possono leggere le sue dichiarazioni a riguardo rilasciate al quotidiano online Lucca in Diretta in data 9 febbraio 2017, nelle quali afferma: “una certezza almeno, afferma l’amministrazione, che la parte prevalente della Manifattura, non sarà a destinazione commerciale e non vedrà la nascita di catene di negozi. Tutto sarà messo in discussione al momento dell’approvazione del piano attuativo”.
Un piano attuativo che, ad oggi, è stato assolutamente scavalcato senza una reale motivazione e sostituto con la richiesta di un permesso diretto a costruire.

Per quanto riguarda il piano attuativo, infatti, ad oggi è stata adottata la variante semplificata e il permesso diretto di costruire, condizione imprescindibile per Coima. Si tratta di un profilo di illegittimità?
Per quanto riguarda il permesso diretto, anche durante il terzo consiglio straordinario, il Sindaco Tambellini non ci ha dato risposte soddisfacentI in merito, se non giustificazioni, come già era successo in occasione delle vostre 13 domande rivolte all’Amministrazione sulla questione.
Si evince però da tutto ciò che, per la riqualificazione della zona sud della Ex Manifattura Tabacchi, nel febbraio del 2017 c’era la necessità, anche da parte dell’amministrazione, di un piano attuativo a norma di legge. Nel 2019 è arrivata però la manifestazione di interesse da parte di Coima, la quale ha chiesto esplicitamente una variante semplificata con un permesso diretto che viene fatta passare oggi, dal sindaco Tambellini, come uno snellimento burocratico necessario in un paese bloccato da pratiche troppo lunghe. Noi dell’opposizione non crediamo a questa versione del sindaco, che ancora una volta non ha risposta alle mie domande nonostante la situazione sia ormai palese. Io, e l’opposizione, crediamo fortemente che, considerando che per un’azione come quella della Manfattura serve per legge un piano attuativo, cosa di cui era anche fortemente sicura l’amministrazione nel 2017,  questo repentino cambio di idee da parte del sindaco sia stato fatto allo scopo di favorire la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

Cosa mi dici delle prescrizioni della Soprintendenza che non permetterebbero questo tipo di azione sulla Manifattura ma che l’Amministrazione ha completamente baipassato?
Nei documenti della Soprintendenza, portati alla luce da Italia Nostra e il consigliere Di Vito, si citano due passaggi fondamentali che sono due prescrizioni e condizioni che, oggettivamente, inchiodano le procedure svolte dall’Amministrazione comunale.
Si legge infatti che “non potranno essere modificate le caratteristiche architettoniche e volumetriche dell’immobile escludendo destinazioni d’uso residenziali e/o ricettive che comporterebbero la frantumazione e lo snaturamento degli spazi” e ancora “l’immobile non dovrà essere destinato ad usi, anche a carattere temporaneo, suscettibili a recare pregiudizio alla sua conservazione e alla sua fruizione pubblico o comunque non compatibili con il carattere storico e artistico del bene medesimo”. È palese che tutto ciò va a contrastarsi completamente con il progetto di Coima.
A tal riguardo, dopo le mie richieste in consiglio al sindaco Tambellini, esso si è giustificato affermando, come al solito, che ancora non c’è un progetto e che prevedono la richiesta alla Soprintendenza di Firenze di una modifica della rigidità di queste prescrizioni in nome di un progetto così importante e che, se non venisse accettata, farà poi, insieme alla Giunta, tutte le valutazioni del caso. Fatto sta che la risposta, anche in questo caso, è stata decisamente evasiva e non esaustiva.

A proposito di trasparenza: pare che ci fossero già progetti inseriti dall’Amministrazione nei precedenti piani triennali, progetti che ad oggi il Sindaco sostiene non essere esistenti?
Esatto. Facendo la richiesta agli atti, come ho prontamente fatto, si può ben vedere che nel 2016 era stato inserito nel piano triennale un progetto per il parcheggio coperto e la piazza soprelevata all’interno della zona sud della Manifattura. Quando io ho chiesto di poter vedere questo progetto, dagli uffici mi è stato precisato che, essendo stato inserito con la cifra di 100.000€ come prima annualità, non vi era, dal punto di vista normativo, l’obbligo di redarre un progetto e nemmeno uno studio di fattibilità. Andando poi a scaricare gli atti relativi ai piani triennali dal sito del Comune, ho trovato, invece, che nel piano triennale del 2016, alla voce “Stato progettazione approvata”, ho trovato scritto “progetto esecutivo”. Approfondendo, ho trovato anche un’altra cosa: nel piano triennale 2019-2021, sempre relativamente allo stesso progetto di parcheggio sopraelevato è sempre alla stessa voce, ho trovato “studio di fattibilità”. Di fronte a queste informazioni nero su bianco, i dirigenti hanno sostenuto che l’unico progetto esistente su quella piazza è quello presentato da Coima, e che in queste tabelle erano state inserite queste voci per errore. Va da sé che i dubbi siano stati fugati fino ad un certo punto, ma così era. I dirigenti parlano di un errore materiale e che quella tabella non è da considerare.

Quindi questo progetto c’è o non c’è?
Sarebbe interessante capirlo, e mi interesserebbe vederlo soprattutto, anche perché nel primo progetto del parcheggio si stima una cifra di 4 milioni di euro, mentre Coima ne stima molti di più. Sarebbe importante quindi fare un paragone delle risorse impiegate, visto che le cifre stanziate non coincidono. In tutto ciò però gli uffici competenti ci hanno liquidato con l’argomento zone dell’errore, come dicevo prima. Peccato però che, andando a consultare il project financing di Coima, al capitolo che tratta le possibili alternative e le ragioni della soluzione prescelta, si fa riferimento sia allo studio di fattibilità del 2014 che l’Amministrazione comunale prevedeva per il parcheggio all’interno di uno degli edifici della parte sud della Manifattura. Inoltre, sempre consultando il project Coima, si scopre che non c’è solo questo studio di fattibilità del 2014, ma addirittura uno del 2016, meno complesso è più percorribile, che parla della realizzazione di un parcheggio multipiano ritenuto ad alto grado di fattibilità. Questo dimostra che, o Coima si sta riferendo a un qualcosa che si è sognata, oppure l’amministrazione tiene nascosto questo progetto. Quindi, in conclusione, le soluzioni solo due: o Coima dovrà dirci qualcosa a riguardo, o è inevitabile la mancanza di trasparenza da parte dell’Amministrazione.

Questione Baluardo: è stato davvero tolto dal progetto Coima, come affermato dal Presidente Bertocchini in occasione del secondo Consiglio Straordinario?
La questione Baluardo San Paolino è un’altra grande fregatura. Dal momento in cui il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio, Marcello Bertocchini, esordì quasi due mesi fa in consiglio dicendo che la concessione del Baluardo sarebbe uscita dal progetto, l’opposizione si è ovviamente documentata sulla reale fattibilità della cosa.
In particolare il consigliere Di Vito che, per dimostrare la veridicità delle affermazioni di Bertocchini, ha richiesto l’accesso agli atti constatando che, in realtà, il Baluardo è ancora nel progetto Coima e che, in tutto questo tempo, non è stata mai fatta richiesta di toglierlo.
Questo comportamento fa pensare a una grande presa in giro nei confronti dei cittadini, addomesticati con promesse mai lontanamente realizzate, solo per placare l’opinione pubblica.
Ad oggi, quindi, è ufficiale che il Baluardo di San Paolino è anche all’interno del progetto Coima che prevede la concessione e gestione di esso per i prossimi 50 anni.

Affermazioni importanti, quelle del consigliere Fabio Barsanti, che, ci auguriamo possano trovare risposte da parte dell’Amministrazione.

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