Ha ragione quel fascista di Barsanti?

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Qualche giorno fa Marco Innocenti – uno che ha senz’altro qualcosa da dire, diversamente da tanti altri che parlano a sproposito – riferendosi a Fabio Barsanti ha usato queste parole:“certe posizioni estremistiche della sua area non fanno proprio parte del mio modo di pensare, ma devo riconoscere che alcune delle cose che ha proposto erano condivisibili. Io – utopisticamente parlando – ho sempre pensato che un’idea giusta non ha colore”.

Niente di più vero. Chi scrive non è certo un fervente fascista, anzi. Però, appunto, un’idea giusta rimane tale a prescindere dal colore politico di chi la manifesta.

Ebbene, negli ultimi giorni abbiamo assistito all’uscita di Selvaggia Lucarelli, “fine pensatrice” che – dimenticando qualche scivolone sulla discriminazione di genere da lei fatto in passato – ha attaccato Barsanti riprendendo un suo intervento sull’atleta Laurel Hubbard, sollevatrice di pesi transessuale che gareggia (e vince) nelle competizioni femminili. Per carità, intervento ironico e forse scomposto del consigliere di Casapound; intervento che, tuttavia, suggerisce una riflessione un po’ più approfondita rispetto a quelle provenienti dal quisque de populo.

Diciamolo senza timori, la Lucarelli – dall’alto dei suoi mille mila followers – non appena ha percepito il sentore di una facile vittoria si è lanciata senza troppe preoccupazioni in una battaglia molto popolare, pensando di fare, di quel misero “fascista di provincia”, la vittima sacrificale perfetta da dare in pasto agli odiatori della rete. Quelli – per intendersi – che in ogni caso stanno sempre dalla parte giusta, con i loro indici sudati ben indirizzati verso il malcapitato di turno. Questo accadeva a livello nazionale, ma anche a Lucca qualcuno ha parlato di “odio sparso a larghe braccia, senza ritegno e con un’ironia che fa rabbrividire”.

L’intervento di Barsanti è pubblico, e chiunque lo può vedere: senza voler minimizzare, la verità è che il post aveva un tenore molto più contenuto di così, e la questione toccata è più complessa di come è stata trattata giornalisticamente per attaccarlo. La prova? Il fatto che ci sia stata una levata di scudi trasversale su quanto accaduto, a favore non tanto di Barsanti, quanto di una riflessione senza ipocrisie sul problema che ha evidenziato.

Per carità, è evidente che quando si parla di questioni di genere c’è un diffuso affannarsi a sembrare progressisti ben oltre la credibile e ragionevole sensibilità al tema. Va benissimo e non si discute di questo. Anche a destra – tra coloro che tradizionalmente dovrebbero essere più conservatori – ormai ci si affretta a darsi una bella rassettata quando si affrontano argomenti così delicati. Però, se si espone uno di Casapound, ovviamente la frittata è ben servita: un assist troppo ghiotto per chi sostiene che non c’è spazio per l’odio ma che, non appena vede qualcuno che la pensa in modo diverso, rovescia veleno senza farsi troppi scrupoli verso il prossimo. Perché tutti siamo uguali e liberi di esprimere le nostre idee, ma solo quando conviene.

In tutto questo polverone dobbiamo invece evidenziare che l’uscita di Fabio Barsanti ha un merito innegabile, quello di aver gettato l’amo per una discussione seria e non ipocrita sulla questione, portando alla luce un grave cortocircuito del sistema: in effetti, se davvero siamo così pronti a parlare di discriminazione di genere senza pregiudizi, perché non prendiamo in considerazione l’ipotesi che possa essere veramente discriminatorio, per le atlete di sesso femminile, far competere nella loro stessa categoria un’atleta transessuale? Un’atleta, quindi, che a prescindere dalla sua identità sessuale – innegabile baluardo della libertà più intima di una persona – ha una struttura fisica pacificamente diversa rispetto a quella di un’atleta di sesso femminile.

Ecco, al di là di tutto, una riflessione onesta su questo tema di che colore politico dobbiamo considerarla?

Giovanni Mastria
Giovanni Mastria
Nato a Lucca, classe 1991. Scrivo con passione di cultura, attualità, cronaca e sport e, nella vita di tutti i giorni, faccio l’Avvocato. Credo in un giornalismo di qualità e, soprattutto, nella sua fondamentale funzione sociale. Perché ho fiducia nel progetto "Oltre Lo Schermo"? Perché propone modelli e contenuti nuovi, giovani e non banali.

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