Firenze: ma cosa c’entrano i subappalti?

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Tragedia di Firenze.

Solo al nominarla dovrebbe scattare un minuto di silenzio.

E invece no. È un profluvio di parole. Da quelle dei giornali che raccontano aspetti correlati e altri meno alle speculazioni politiche. E con politiche non intendiamo solo quelle di chi si fa eleggere in Parlamento. Ma anche di chi, la politica, la fa da poltrone diverse.

Non si è ancora posata la polvere del crollo che ecco Landini: “Nel 2023 ci sono stati mille morti sul lavoro e spesso questi incidenti sono prodotti dal sistema del subappalto e della logica degli appalti al massimo ribasso. Voglio ricordare però che è stato questo Governo a modificare il codice degli appalti e a reintrodurre il subappalto a cascata”.

A che serve un’indagine? Abbiamo già risolto tutto.

Fantastico.

Solo che il codice degli appalti c’entra come i cavoli a merenda. Già perché questo è un cantiere privato per la realizzazione di un supermercato mentre il codice riguarda i contratti pubblici. Quindi qualunque cosa ci sia scritta dentro non avrebbe fatto alcuna differenza.

Landini lo sa? Certo. Tutto si può dire di lui tranne che sia un incompetente. Allora perché tirare fuori il codice?

Vari motivi: il primo è che l’emozione dà visibilità e attaccare la Meloni e il governo amplia la visibilità. E la visibilità è la merce della politica. Sia essa politica sindacale che parlamentare. E Landini è probabile che punti a fare il gran salto, attratto dal transatlantico, come molti leader del sindacato prima di lui.

Il secondo è più di bottega.

Il sindacato è contrario ai subappalti. È sempre stato a favore di norme che li limitano. Perché? “Sicurezza!” è la risposta. E in parte è anche vero. La logica del subappalto, se non gestita bene, può contribuire fortemente al degrado della sicurezza sul lavoro.

Ma per risposta si potrebbe gestire meglio il tema. Primo, con dei controlli frequenti e puntuali sull’attuazione delle norme esistenti di sicurezza del lavoro. Che sono molte e coprono molte situazioni. Il che sarebbe meglio, piuttosto che andare ad aggiungere ulteriori nuove norme trasformando una foresta di leggi di difficile interpretazione in una giungla inestricabile

Secondo, vigilando sul rispetto di normative in materia di retribuzione minima, magari, anche su questo, con dei controlli sulle buste paga dei lavoratori presenti nei cantieri. Cosa piuttosto facile in teoria. In pratica non fatta e, forse, anche piuttosto complessa per via di una normativa sulla privacy che sta arrivando a sfiorare la follia: INPS, ad esempio, che potrebbe, con INAIL, fare questi controlli, non può incrociare dati in suo possesso su persone e redditi per dettato del garante.

Ma il vero motivo, sospettiamo, dell’avversione di Landini e soci per i subappalti è altra: sindacale. Le grandi aziende sono fortemente sindacalizzate. Le piccole, tradizionalmente assai meno. Spingere sul divieto ai subappalti, o alla loro limitazione, impone che le grandi aziende siano costrette ad assumere di più. Il che comporta più addetti sindacalizzati e, quindi, più contributi. Se invece le attività vengono svolte dalle aziende in subappalto, lavorano maggiormente le piccole che non sono facilmente aggredibili dai sindacati.

Limitare i subappalti avrebbe l’effetto di mettere in difficoltà tutti quei piccoli imprenditori che costituiscono la grande parte del settore. Li renderebbe facili prede di speculazioni dei pochi grandi che possono partecipare agli appalti maggiori. Queste, di conseguenza, non potrebbero fare affidamento su quell’indotto ma dovrebbero fare in casa tutto. Assumendo personale e facendo chiudere le aziende dell’indotto. Che questo poi porti ad un miglioramento delle condizioni di vita di chi lavora nel settore o ad una riduzione del numero degli incidenti sul lavoro è tutto da dimostrare.

Foto da Pixaby

Andrea Bicocchi
Andrea Bicocchi
Imprenditore, editore de "Lo Schermo", volontario. Mi piace approfondire le cose e ho un'insana passione per tutto quello che è tecnologia e innovazione. Sono anche convinto che la comunità in cui viviamo abbia bisogno dell'impegno e del lavoro di tutti e di ciascuno. Il mio impegno nel lavoro, nel sociale e ne Lo Schermo, riflettono questa mia visione del mondo.

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5 Commenti

  1. Aldilà delle varie argomentazioni politiche o pseudopolitiche rimane il fatto che l’Italia, pur avendo una normativa avanzata in campo di tutela del lavoro, registra di anno in anno un numero di morti e di infortunati sul lavoro inaccettabile e crescente. Quasi sempre gli incidenti riguardano i lavoratori più fragili , più sfruttati e meno tutelati, come gli immigrati o , comunque, lavoratori assunti a nero. E’ una vergogna , inaccettabile dal punto di vista giuridico e morale che getta un’ombra terribile su di un Paese che si professa avanzato . Dove sono i controlli ? poi si può più o meno disquisire sui codici dei contratti, sui sindacati ecc. Occorre , invece, ragionare su di una realtà drammatica e vergognosa e come cercare di ridurre il fenomeno .

  2. Gentile Maria Cristina,
    sorge da sola, spontanea, la domanda: “se le leggi ci sono, come mai continuano a verificarsi tali incidenti?”.
    Forse occorre cambiare, od integrare, le leggi?
    Forse occorre assumere più personale, dopo averlo formato? D’altronde i disoccupati, mi sembra, non mancano!
    E, questa domanda, eventualmente, mi sembra possa valere anche in altri campi meno importanti della perdita di vite umane.

  3. In questa dolorosa vicenda, la verità ( che io non posseggo, sia chiaro…!) “appare” nel mezzo; non c’entrano i subappalti, che se “ben fatti e corretti”, di fatto aiutano il lavoro. Il problema è la verifica sul campo della situazione “oggettiva”: mi spiego meglio: è la prevenzione che non si fa veramente. Bastava un capocantiere con le palle per evitare che in sede di calata della trave sul dente del pilastro, ci fosse personale operante di sotto. Non ci doveva essere nessuno. Si chiama Rischio da Schiacciamento; è uno degli elementi da valutare e prevenire .E’ anche facile da comprendere, secondo me un bambino lo capisce se glielo spieghi. Semplice. La pesante trave precipitata in seguito della rottura del dente del pilastro ( molto probabilmente difettoso…) sarebbe caduta, si rompeva, ma sotto non schiacciava nessuno. Solo danni a cose. Affrontabili e riparabili. Ma se contemporaneamente si permette di eseguire delle lavorazioni ai piani sottostanti, nonostante i centomila piani di sicurezza e coordinamento, il Responsabile del Procedimento, il Responsabile dell’Esecuzione dei Lavori, del Coordinatore alla Sicurezza in fase di Progettazione , e quello in fase di Esecuzione, il Direttore dei lavori, ( la Fava direbbe il Conte Mascetti!. ecc. il disastro può verificarsi. E si è implacabilmente verificato. Si chiama attività di Prevenzione; invece in Italia noi puntiamo solo alla Repressione. Esempio semplice; una pattuglia della Stradale in piedi con la macchina di servizio ben visibile in fondo al Brennero fa andare tutti a 50 all’ora , da Ponte a Moriano fino a Nave! Riducendo drasticamente il numero di sinistri stradali per velocità! Un autovelox nello stesso punto, nascosto alla vigliacca maniera, fa solo incrementare le casse, ma non previene niente. Reprime. Chiaro!? Tutto qui… Un ispettore del lavoro sul cantiere, ben visibile e presente, avrebbe prevenuto questa irregolare attività lavorativa contemporanea e evidentemente pericolosa. Ma se non c’è , tutti i quintali di carta stampata con i vari Piani di Sicurezza di Coordinamento, le schede dei materiali, le misure di sicurezza , l’indottrinamento del personale , la formazione ..sono e restano carta straccia. E i morti aumentano. Avanti così.

    • Infatti mi domando a cosa serva creare il reato di “omicidio stradale” o, anche solo prospettare, l’idea dell’ “omicidio sul lavoro”? Una volta che, purtroppo, il morto c’è stato, anche se arresti i responsabili, di certo il povero morto non resuscita.
      Ciò che occorre è la prevenzione, con pedissequi e sempre eseguiti, senza sosta, controlli e, poi, magari, anche la responsabilizzazione tramite l’educazione e l’insegnamento dei motivi per i quali occorre seguire certe norme. Norme che non sono solo “burocrazia” buttata lì solo per rendere la vita difficile ad alcuni dai quali, a volte. può capitarti di sentirti rispondere, se obietti loro qualcosa di logico, frasi tipo: “ragazzo, lasciami lavorare, non ho tempo da perdere”.
      Una volta per la strada c’erano delle pattuglie che controllavano, fermavano i guidatori meno prudenti, chiedevano documenti e davano consigli, magari dopo aver controllato con un test il tasso alcoolico; e, a volte, ho visto ritirare la patente e sequestrare il mezzo a qualcuno non in grado di viaggiare senza rischio; ho visto, al centro di Roma, sequestrare, da un agente in borghese, la moto ad un Tizio piangente che era passato come se fosse in un circuito da gara.
      Una volta, la sera dei fine settimana, a lungotevere, vedevo pattuglie che controllavano coloro che guidavano evidentemente in stato di alterazione, con la musica a palla e passeggeri sporti fuori dal finestrino dell’auto a cantare in preda all’ebbrezza, zigzagando, come fosse un gioco, con le altre auto stipate di ubriachi come loro…
      Io non so, dopo l’istituzione del reato di omicidio stradale, se tali controlli ancora si effettuino, e in che misura si effettuino rispetto al passato, dato che, tenendoci alla vita, e avendo visto come molti personaggi, evidentemente non completamente in sé stessi, viaggino, e vedendo la velocità a cui lo fanno nei centri storici e, soprattutto, periferici, ho quasi smesso di usare l’auto.
      Immagino che tali controlli costino di più rispetto all’istituire i vari reati di omicidio stradale, o sul lavoro che sia, e che per effettuarli, col crescere della motorizzazione e dei lavori edilizi, occorrerebbe assumere più personale per effettuarli; però penso anche che la vita umana, e l’educazione al rispetto della stessa, oltre che la durissima e giustissima repressione non “ex post” di chi provochi l’incidente, quando il morto ormai non può resuscitare neanche con la condanna, improbabile, all’ergastolo del responsabile, sia un dovere per cui spendere denaro, tempo e personale: sempre più; senza sosta e pedissequamente.
      I vari reati di nuove denominazioni di omicidio dovrebbero essere un “di più” e non, e specifico di nuovo che non so se sia così, solo una alternativa al controllo pedissequo, alla educazione, ed alla prevenzione degli incidenti.
      Perché, una volta accaduto l’incidente, purtroppo, i morti non resuscitano; neanche se si immettesse, come pena, la sedia elettrica.
      L’unica via logica è che i morti non ci siano:
      PREVENZIONE!

  4. Serve una migliore formazione del personale, la prevenzione e rispetto delle leggi in materia di sicurezza e occorrono i controlli dell ‘ispettorato del lavoro.

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