Extinction Rebellion: “La riqualificazione della Manifattura deve essere inserita in un disegno molto più ampio che abbracci tutta la nostra città!”

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera aperta pervenuta a questa Redazione dall’Associazione Extinction Rebellion – Movimento Ambientalista Non Violento Gruppo Locale di Lucca, che dopo l’intervento all’ultimo Consiglio Comunale Straordinario sulla Ex-Manifattura ha deciso di rivolgersi direttamente ai cittadini lucchesi tramite il nostro Quotidiano.

“Riqualificazione urbana e riforestazione a Lucca: il caso dell’ex Manifattura Tabacchi. Gestire la crisi climatica a partire dal nostro territorio, riflessioni su una possibile programmazione verde per il nostro futuro”


Nella nostra città, stiamo assistendo a un dialogo difficoltoso tra la nostra amministrazione e la società civile. L’oggetto sono progetti di riqualificazione urbana, del centro e delle periferie, invisi a gran parte della popolazione. Si sono create divisioni e spaccature all’interno della
nostra comunità che potevano essere evitate. L’impressione è che manchi una visione d’insieme che consenta di vedere oltre il particolare. Manca un quadro che colleghi tutte le problematiche del nostro territorio, inserendole nel contesto più ampio che è dato dall’emergenza sociale e sanitaria e dalla catastrofe climatica alle porte. Quindi la riqualificazione della Manifattura, o rigenerazione che si voglia chiamare, deve essere inserita
in un disegno molto più ampio che abbracci tutta la nostra città, comprese le periferie, e consideri Lucca per quello che è: una città storica che deve prepararsi ad affrontare cambiamenti climatici estremi.
Per delineare un quadro sensato e rispondere ai bisogni concreti più urgenti, è vitale inserire
la nostra realtà locale nel contesto globale e partire dalla crisi climatica che ha ripercussioni ambientali, sociali ed economiche estremamente gravi. Gli scienziati ci dicono che abbiamo pochi anni ancora per realizzare un cambio di sistema che ci consenta di bloccare il surriscaldamento del pianeta, la perdita di biodiversità e dei servizi eco-sistemici acqua, aria, suolo … stiamo andando incontro a siccità, carestie, inondazioni: un collasso ecologico,
economico e sociale. Lucca ha già visto aumentare la temperatura media di quasi 2 gradi, sono tanti; siamo in crisi idrica: la nostra acqua è ormai scarsa e inquinata; rasentiamo la crisi sociale, basta guardare quante saracinesche sono chiuse, quante domande di cassaintegrazione … In questo preciso momento storico, la nostra amministrazione, i nostri rappresentanti, sono
fortemente chiamati ad elaborare un piano organico veramente partecipato, per affrontare le molteplici emergenze del nostro territo. Anche la Fondazione CRL, che ha presentato un project financing per la ristrutturazione della Ex Manifattura, potrebbe/dovrebbe occuparsi di

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più della crisi climatica e delle sue conseguenze sul futuro prossimo di tutta la nostra città e del nostro territorio.
Un’esigenza fondamentale, in questo periodo, è la cura e la gestione del verde che necessita di competenze specifiche e di fondi che spesso le amministrazioni non hanno. In un’ottica di collaborazione interistituzionale e con la società civile, la Fondazione potrebbe dedicare fondi e investire nella cura e gestione del verde, all’interno di una pianificazione organica e di lungo respiro.
L’Operazione Manifattura, così chiamata dalla Fondazione CRL, ha suscitato nella cittadinanza numerose considerazioni fortemente critiche e preoccupazioni, alle quali noi ci associamo. E accanto alle riflessioni e proposte, espresse anche da voci autorevoli dell’ambientalismo
lucchese, proponiamo due considerazioni, entrambe spinose:
1) Il progetto di riqualificazione della Manifattura, presentato dalla Fondazione CRL e da COIMA SGR, prevede circa 180 parcheggi nuovi nel centro storico, di cui circa 70 privati a corredo degli appartamenti previsti. Sappiamo che i parcheggi sono graditi ai commercianti, giustamente preoccupati per le loro attività, ma dobbiamo considerare che da più di 20 anni c’è la necessità di rivedere tutta la mobilità della nostra città e
delle periferie, e in collegamento con i paesi e le città vicine, attuare servizi pubblici efficienti e capillari. Sappiamo inoltre che in questo momento di emergenza climatica, è necessario disincentivare la mobilità privata a favore di quella pubblica, per diminuire l’inquinamento e l’impatto climalterante delle emissioni del traffico, dell’industria automobilistica, della filiera dei combustibili fossili ecc.
2) Come sappiamo, attraverso il project financing relativo all’Operazione Manifattura la proprietà dell’immobile passerà dal Comune di Lucca al fondo gestito da COIMA SGR e sostenuto dalla Fondazione CRL. Siamo sicuri che vada bene perdere per sempre la proprietà della ex Manifattura Tabacchi? Non ci sono altre soluzioni?
Qualcuno dirà che qualcosa di buono, però, viene fatto, pensando al progetto “Nuovi alberi” sostenuto dalle due Fondazioni bancarie della nostra città e dal Comune, che prevede la piantumazione di 3000 nuovi alberi, in 3 anni, lungo il fiume; purtroppo

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questo progetto è una goccia nel mare. È troppo poco per contrastare gli effetti climalteranti dovuti all’impatto umano sull’ambiente lucchese. È un’azione troppo limitata e ininfluente, anche se viene riconosciuto lo stretto legame tra il benessere urbano e la salute dell’ambiente. Verrà realizzata una piccola forestazione urbana per sfruttare le naturali capacità degli alberi: assorbimento di CO2, abbassamento della temperatura, filtraggio degli inquinanti urbani, ripristino degli habitat per animali e
piante, miglioramento del flusso dell’acqua. Temiamo che non sia un caso che non venga mai citata la salvaguardia del suolo con la sua funzione di stoccaggio di CO2 e quindi il necessario stop alla cementificazione. La forestazione urbana, a Lucca, deve essere molto più estesa e pianificata, intersecarsi, laddove possibile, con le altre aree verdi
esistenti e con il tessuto urbano periferico, con le case, gli edifici, le piazze e le strade per essere davvero efficace. E possiamo farlo. Le esperienze nazionali ed internazionali ci sono, e c’è la possibilità di reperire fondi e competenze.

Prendiamo un’esperienza vicina di rilievo nazionale: la forestazione urbana che sta prendendo vita a Prato, dove verranno piantati 190.000 alberi, uno per abitante, in 10 anni. Il progetto, finanziato dalla Commissione Europea con 3,7 milioni di euro nell’ambito del bando Urban Innovative Action 2019, è finalizzato alla rigenerazione di aree urbane in disuso, sottoutilizzate o in declino, attraverso il riutilizzo e la fruizione condivisa di edifici e spazi, con
un uso sostenibile e con particolare attenzione agli elementi architettonici che appartengono alla memoria collettiva e all’identità della città, come non pensare alla nostra Manifattura, al Chiesone a San Concordio con i resti dell’antico Porto della Formica, all’ Ex Caserma Lorenzini.
Una funzione importante della riqualificazione e riforestazione urbana è la creazione di isole verdi ad alta densità che, immerse nella struttura della città, valorizzano gli spazi inutilizzati destinandoli alla fruizione socio-culturale della comunità. Come il Chiesone e l’area ex Gesam
a San Concordio che può e deve essere salvata dalla cementificazione per diventare un parco; come l’ex Caserma Lorenzini, come la Manifattura, che ricordiamo è un bene culturale pubblico (decreto Mibact 530/2013) che deve rimanere pubblica e risorsa per tutta la comunità. Ricordiamo che la valorizzazione del bene culturale, come stabilito dal Codice dei Beni Culturali, è promuovere la conoscenza del patrimonio culturale, quindi la Manifattura deve rimanere bene comune ed essere inserita in un progetto più ampio di riqualificazione urbana a fini socio-culturali e di servizio pubblico, che faccia riferimento sia a una

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pianificazione lungimirante e di ampio respiro del verde sia di un quadro ancora più grande di transizione economico-riproduttiva e quindi di giustizia sociale e climatica, all’altezza dei tempi che stiamo vivendo.
Anche gli alberi fanno parte del nostro patrimonio, sono una risorsa per la nostra sopravvivenza e lo sono anche economicamente: nella città di Prato ci sono attualmente più di 29.000 alberi di proprietà pubblica, si stima che questi alberi generino benefici economici per oltre 400.000 euro all’anno: ogni anno eliminano 3.715 kg di inquinanti atmosferici,
producono risparmi energetici per 2010 Mwh, intercettano quasi 8.000 m3 di acqua piovana e circa 70.000 Kg di anidride carbonica e, a differenza di altre infrastrutture, gli alberi aumentano di valore nel tempo.
Chiudiamo con un cenno al Decreto Ministeriale n. 63 del marzo 2020 che, tra le altre cose, prevede un’accurata pianificazione e cura del verde, il censimento e il piano del verde, il regolamento del verde pubblico e il bilancio arboreo (che sono i prerequisiti per una correttaed efficace gestione del verde urbano), in modo da evitare interventi sul territorio qualitativamente scarsi o addirittura dannosi, con conseguente aggravio di costi per la comunità.

Ma se guardiamo cosa sta accadendo nella nostra città: vediamo tagliare alberi sani per fare posto a qualche parcheggio in più; ridurre il parco pubblico della Montagnola, un piccolo gioiello di biodiversità, per costruirci una galleria coperta d’acciaio e cementificata; edificare la quasi totalità dell’area ex Gesam e piantare arbusti in vasconi di cemento; continuare a
pensare di costruire parcheggi nel centro storico, invece di investire in mobilità pubblica e sostenibile; svendere il nostro patrimonio architettonico; non pianificare un efficace ripristino del verde, non per purificare l’aria, non tutelare il suolo con determinazione, non governare le acque per recuperarne la qualità e quantità. Purtroppo non ci sembrano interventi in linea con le gravissime necessità attuali, legate alla crisi climatica. È necessario un processo partecipato di crescita collettiva, consapevolezza e assunzione di responsabilità politica in relazione a quello che sta accadendo nel nostro territorio e nel nostro Pianeta, per garantire il futuro nostro e dei nostri figli.

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Siamo già in ritardo, insieme, possiamo ancora farcela! Per questo dal 5 all’11 ottobre gli attivisti e i simpatizzanti di XR si recheranno a Roma per partecipare alla settimana della ribellione, mobilitazione non violenta e creativa che si svolgerà in tutte le capitali europee.
Porteremo nelle strade e nelle piazze le nostre richieste: Dire la VERITÀ SULLA SITUAZIONE: Che il governo dichiari l’emergenza climatica ed ecologica ed agisca di conseguenza.
AGIRE IMMEDIATAMENTE: Che si fermi la distruzione degli ecosistemi e della biodiversità e si portino allo zero netto le emissioni di gas serra entro il 2025.
OLTRE L’IMPASSE DELLA POLITICA: Che il governo costituisca e sia guidato dalle decisioni di un’assemblea di cittadini/e sulle misure da attuare e sulla giustizia climatica ed ecologica. I membri delle assemblee cittadine, tirati a sorte tra tutti gli strati sociali e le origini etniche, culturali, di genere, etc. in tutta la popolazione, dovranno deliberare sulla base delle migliori
evidenze scientifiche e stabilire insieme le strategie e i percorsi da attuare per trasformare la società in chiave di neutralità di emissioni e rispetto dei sistemi ecologici, in equità con tutti gli esseri viventi.
Se si sogna da soli, è solo un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia.

XR Extinction Rebellion Movimento Ambientalista Non Violento Gruppo Locale di Lucca

Giovanni Mastria
Giovanni Mastria
Nato a Lucca, classe 1991. Scrivo con passione di cultura, attualità, cronaca e sport e, nella vita di tutti i giorni, faccio l’Avvocato. Credo in un giornalismo di qualità e, soprattutto, nella sua fondamentale funzione sociale. Perché ho fiducia nel progetto "Oltre Lo Schermo"? Perché propone modelli e contenuti nuovi, giovani e non banali.

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