Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista, presenta il candidato alle elezioni regionali, Salvatore Catello, e il loro programma elettorale

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In concomitanza con le prossime elezioni regionali, abbiamo intervistato Marco Rizzo, Segretario Generale del Partito Comunista, il quale ha presentato il candidato per la Toscana, Salvatore Catello. Rizzo ha le idee chiare e tuona contro la sinistra odierna, reputata traditrice dei valori e degli ideali tradizionali, per sposare un modus operandi in campo economico e sociale troppo simile alla destra. Inoltre, auspica una rottura volontaria del Patto di Stabilità, passaggio fondamentale per la realizzazione degli obiettivi della Regione, e lancia Catello un uomo e un operaio, che ha fatto la gavetta prima di arrivare a questo importante ruolo.

Marco Rizzo, lei dal 2014 è Segretario Generale del Partito Comunista, partito di ispirazione marxista-leninista. In cosa, secondo lei, ha fallito l’attuale sinistra per ritenersi tale?

In realtà sono Segretario Generale dal 2009, perché il progetto di ricostruire il Partito Comunista in Italia prende forma con la nascita di Comunisti Sinistra Popolare, che si trasforma e cambia il nome in Partito Comunista nel 2014. La nostra è una critica serrata alla sinistra, perché la consideriamo traditrice, in quanto ha tradito i nostri ideali, i nostri valori. È una sinistra che ha sposato gli interessi dei grandi poteri economici e finanziari. Ricorderete tutti la battuta “Finalmente abbiamo una banca”, l’idea di strizzare l’occhio alle banche, per un Partito Comunista – o comunque per una sinistra – significa decretare la propria fine. Noi riteniamo opportuno ricostruire il Partito Comunista, perché questa sinistra è uguale alla destra, ha la stessa faccia del Partito Unico Liberale che vede dall’altra parte una destra reazionaria, che però non ha grandi differenze dal punto di vista economico e sociale con questa sinistra.

Ci presenti il candidato per la Regione Toscana, Salvatore Catello, come mai è stato individuato come profilo ideale per queste elezioni?

Prima di tutto perché è un militante capace ed è un operaio. Oggi c’è un problema di estrazione, spesso la politica è collegata a una non definizione dei profili, mentre Catello è il nostro Dirigente regionale, è il Segretario regionale, è un operaio precario ed è uno che si è impegnato in questi anni per la costruzione del Partito Comunista in Toscana. Diciamo che, la sua è una carriera che è il contrario di quella di uno come Di Maio o Bonafede, o come l’Azzolina. Qua si parte dalla gavetta, si imparano le cose e un poco alla volta si ottengono posizioni più prestigiose.

In caso di buon esito nelle elezioni, quali istanze del territorio verranno portate avanti, e quale sarà il programma in concreto?

La prima cosa sarà la rottura del Patto di Stabilità con l’Unione Europea, perché tutto quello che vi promettono i vari esponenti su come verrà fatta la politica dopo le elezioni, sia da destra che da sinistra, sono solo falsità perché il Patto di Stabilità limita economicamente e finanziariamente la politica di una Regione, che è come quella di un grande potere locale, o di un grande Comune. Quindi, la prima cosa da fare è la rottura volontaria del Patto di Stabilità, per dare corso a dei finanziamenti e a degli impieghi di soldi pubblici, che altrimenti non potrebbero essere allocati.

Il Partito Comunista, oggigiorno, può significare qualcosa di realmente alternativo e solidamente valido per contrastare l’egemonia degli altri partiti di massima diffusione?

Il nostro problema non è una gara con gli altri partiti, noi a differenza degli altri vogliamo rompere la gabbia europea e uscire dalla NATO, vogliamo costruire un altro modello di società. Non c’è un elemento di competizione percentuale, vi è proprio un’altra visione del mondo, stiamo su un altro piano. Noi vogliamo dare il potere a chi produce davvero la ricchezza del Paese, cioè a chi lavora. Vogliamo rompere questo meccanismo della globalizzazione capitalistica, che realizza sfruttamento e impoverimento generalizzato per il nostro popolo.

Che effetto le fa vedere nuovamente l’effige del PCI concorrere alle elezioni regionali in Toscana? Non era possibile una comunione di intenti?

Noi nel 2018 abbiamo presentato alle elezioni politiche la lista del Partito Comunista, il PCI, che è la riesumazione di un grande simbolo che però non ha più nulla con quella esperienza, è andato con Potere al Popolo. Nel 2019 abbiamo presentato la lista per le elezioni europee in ogni parte d’Italia, mentre il PCI non si è neanche presentato. Oggi, nel 2020, a livello regionale in Toscana, noi siamo presenti in tutte le circoscrizioni del territorio toscano, mentre il PCI soltanto in alcune, tra cui manca Firenze. Si può presentare un Partito che vuole governare la Toscana senza neanche essere presente nel Capoluogo di Regione? Ho l’impressione che questa sia soltanto un’operazione da lista civetta.

Tommaso Giacomelli
Tommaso Giacomelli
Giornalista e giurista, le passioni sono per me un vero motore per vivere la vita. Sono alla ricerca inesausta della verità, credo nel giornalismo libero e di qualità. Porterò il mio contributo a "Lo Schermo" perché si batte per essere una voce unica, indipendente e mai ordinaria.

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