“Dai grandi attori si impara soprattutto fuori dal set”: l’intervista al lucchese Alberto Paradossi

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L’attore lucchese Alberto Paradossi ha rilasciato un’intervista esclusiva a questo quotidiano, anticipando alcune indiscrezioni sui suoi prossimi lavori e facendo un bilancio di quanto fatto fino ad oggi.

Alberto, a cosa hai lavorato recentemente e quali progetti hai in cantiere?

Innanzitutto grazie per quest’intervista estiva. Dunque, quest’anno posso dire di essere stato fortunato, lavorativamente parlando. Ho appena concluso le riprese – che mi tenevano impegnato da gennaio – per una serie Netflix. Serie della quale non posso ancora dire niente, più per vincoli contrattuali che per tirarmela [ride: ndr]. Posso dire che l’uscità è prevista per questo ottobre. A breve potrebbero arrivare anche altre buone notizie, ma ancora non posso dire niente, questa volta per scaramanzia, perchè il contratto deve ancora essere firmato.
Faccio il misterioso, ma mi tocca farlo per sopravvivenza! A tempo debito farò nomi e cognomi, giuro.

Hai in programma o ti piacerebbe fare qualcosa sul e per il territorio, magari anche a teatro?

Al momento no, abitando a Roma la mia attenzione è catalizzata verso le produzioni che orbitano intorno al contesto romano. Ma non escludo nulla, anzi. Se capitasse un’occasione interessante, perchè no? Spesso mi domando se e cosa sarei mai in grado di portare concretamente alla mia città. Mi piacerebbe che fosse qualcosa che possa davvero essere al servizio della comunità. Per esempio, io sono cresciuto al Cinema Italia, uno spazio unico per la qualità delle pellicole che proiettavano e per le iniziative che venivano fatte. Oggi vederlo chiuso mi mette tristezza. La dico: se avessi la possibilità cercherei in ogni modo di ridargli vita, subito. Può sembrare il vaneggio di un attore narcisista e delirante, ma credo che potrebbe essere una cosa che avrebbe senso fare, più che un singolo spettacolo o delle riprese.
Con questo non sto dicendo che non ci sia gente che già si impegna sul territorio, non fraintendermi, anzi di sicuro lo sta facendo anche meglio di come potrei farlo io. Ci tengo a specificarlo sennò poi finisce male!

Ti abbiamo visto nelle vesti di Bobo Craxi e di Federico Fellini: quando un attore interpreta personaggi del genere, rimane spazio per metterci qualcosa di proprio?

Io non credo di avere al momento la piena esperienza e consapevolezza per risponderti in maniera esatta: questa è una domanda-trabocchetto fatta per misurare l’umiltà dell’intervistato!
Posso parlare di sensazioni al momento. Ecco, io penso che sia naturalmente impossibile annullarsi. Ciò che ti fa tendere verso il personaggio è comunque un qualcosa che nasce da te. Puoi avvicinarti al soggetto interpretato riproducendone alla perfezione suoni, movimenti, pensieri…ma dentro al tuo cervello sei sempre tu il burattinaio di te stesso. Ed è questo l’aspetto per me più affascinante: giochi a ingannare gli altri usando la tua parte esteriore!

Qual è il/la collega che più ti ha impressionato per capacità e bravura?

Ho avuto la fortuna di passare dei giorni accanto a Pierfrancesco Favino, Antonio Albanese, Edoardo Pesce. E devo dire che impari sempre se stai in ascolto totale, soprattutto a telecamere spente. La pillola di esperienza e saggezza potrebbe arrivarti da un momento all’altro, e se sai coglierla questo può rivelarsi molto prezioso. Quello che porti in scena o sul set è solo la punta di un iceberg, tutto il resto – il faticoso lavoro invisibile che sta sott’acqua – se sei fortunato puoi intravederlo, a volte a mala pena, con un confronto fuori dal contesto lavorativo. E credo che siano questi i momenti di vera e profonda crescita per noi giovani attori. Ho fatto questa filippica per evitare di risponderti, ma visto che insisti dico Favino. Quello che ha fatto con Craxi rimane una prova attoriale ai limiti dell’incredibile.

Il nome di un giovane attore/giovane attrice di cui, secondo te, sentiremo parlare?

Per giovani intendi ventenni/trentenni, giusto? Perchè a volte va specificato. Non lo so, sono ancora in quella fase in cui gli attori giovani si trovano per la grande maggioranza in un enorme limbo. Oggi ti va bene, domani chissà. Vorrei fare il mio nome ma ho fatto le elementari dalle suore e mi hanno insegnato che queste cose non si devono dire! Mi è sinceramente difficile risponderti. Ci sono però giovani attori, come Andrea Arcangeli (Romolus, il divin codino) e Benedetta Porcaroli (Baby, 18 Regali), che hanno fatto un bel percorso e da promesse stanno diventando una realtà.

Foto di Lucia Iuorio.

Giovanni Mastria
Giovanni Mastria
Nato a Lucca, classe 1991. Scrivo con passione di cultura, attualità, cronaca e sport e, nella vita di tutti i giorni, faccio l’Avvocato. Credo in un giornalismo di qualità e, soprattutto, nella sua fondamentale funzione sociale. Perché ho fiducia nel progetto "Oltre Lo Schermo"? Perché propone modelli e contenuti nuovi, giovani e non banali.

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