“Da Virginia Raggi ai Sentinelli, ecco i talebani dell’Occidente”. Antonio Rapisarda ospite de L’Augusta

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Altro ospite d’eccezione della serata inaugurale de L’Augusta-La Fortezza delle Idee, il festival politico e culturale prodotto e autofinanziato da CasaPound che proporrà dibattiti tra società e costume per tutto il mese di luglio, è stato Antonio Rapisarda, giornalista di Libero e redattore politico di Quarta Repubblica.

Educato e alternativo, ironico ma mai scontato, il volto conosciuto del giornalismo italiano ci ha rilasciato un’intervista esclusiva proponendoci una visione profonda di ciò che stiamo vivendo, tra distruzioni di miti e un caos che porta inevitabilmente a una pericolosa superficialità.

Dall’emulazione italiana di quell’antirazzismo americano che sta portando allo sgretolamento dell’umanesimo, al superamento dei concetti di “fascismo”, “nazismo” e “razzismo” per la distruzione a priori dell’uomo “bianco” in quanto tale, passando per il tentativo di ricostruzione di una storia che sembra voler essere cancellata e riscritta dai “talebani dell’occidente”.
Un sistema di potere che sembra non lasciar spazio ad alternative provocando tutta quella rabbia di un’Italia ferita e che, oggi può apparire ridicola, ma un domani può diventare una bomba a mano.
Ne abbiamo parlato con Antonio Rapisarda in quell’analisi che va oltre i confini del giusto e sbagliato, dei preconcetti che diventano solo retorica, ma mira a scavare oltre la superficie mettendo in risalto il vero dramma della perdita di umanità.

Antirazzismo tra America e Italia, sono davvero paragonabili?
Sicuramente in America c’è un problema di scontro razziale che fa parte un po’ della contraddizione storica dalla nascita degli Stati Uniti, che è una nazione che non ha ancora fatto i conti con la propria storia, scontrandosi con la copertura di una costituzione che si mostra molto libertaria ma che non ha risolto quei conflitti etnici e sociali al suo interno. Il problema ulteriore, per il nostro paese, è quando la tematica americana viene declinata in Europa e soprattutto in Italia. Questo comporta la nascita di quelli che io chiamo i “talebanini dell’Occidente” e nei quali rientrano personalità come Virginia Raggi a Roma, i Sentinelli a Milano e tutti i seguaci del Black Lives Matter sparsi in tutto lo stivale.
Di fronte a ciò si crea quello che il sociologo francese Alexandre Del Valle chiama “Il senso si colpa dell’occidente” e che corrisponde a declinare la storia con le categorie della morale, che sono ovviamente categorie non storiche e che, anche dal punto di vista scientifico, sono del tutto falsate. La storia non si può declinare con una categoria prospettica e questo significa che non si può giudicare con i nostri punti di vista. Andando però in questa direzione è inevitabile che l’obiettivo sia quello di far ripartire la storia.

E’ come se con l’uccisione di George Floyd negli Stati Uniti si voglia resettare tutto ciò che c’era prima?
Sì, a quanto pare si va dal Dopo Cristo al dopo George Floyd e sembra che ci sia una fondazione storica, cioè che prima di questo brutale omicidio la storia non esistesse. Di conseguenza non è sbagliato il “razzista”, il “fascista”, il “colonialista” ma è sbagliato “l’uomo bianco”, cioè l’uomo occidentale e con questa premessa sembra sia possibile riscrivere una nuova storia. Questa è una dinamica pericolosissima, non solo perché si riversa nelle strade e quindi porta a problemi di ordine pubblico ma perché il vero problema è antropologico, in quanto c’è l’ambizione di costruire a monte una nuova società.
Io premetto che rifuggo le teorie del complotto ma se mettiamo insieme tutti questi elementi è palese che ci sia uno scopo preciso di alcune élite. Non si tratta più quindi di antifascismo o antirazzismo ma si parla di “antiumanesimo” e distruggere ciò significa distruggere la nostra storia. Il problema diventa l’uomo europeo di per sé e questo è sicuramente lo sbocco più inquietante in Europa.

Black Lives Matter: siamo sicuri che questo movimento sia l’esempio da seguire?
Questo fenomeno di rispondere alla violenza con la violenza è facilmente dimostrabile con ciò che è successo per esempio nel quartiere di Seattle, in cui ci sono stati due omicidi in due giorni, di due minorenni. Il momento successivo alla grande rivolta mediatica contro la polizia, l’ordine costituito e contro i “bianchi” in quanto governo, si è dimostrato un completo caos.
E’ bene però fare attenzione che l’assenza delle forze dell’ordine porta inevitabilmente a colpire i più deboli e in quella parte di mondo i più deboli sono sicuramente le persone di colore, gli immigrati e gli emarginati sociali. I radical chic bianchi che protestano hanno la possibilità di proteggersi acquistando guardie privati, mentre i poveri che hanno un’oggettiva voglia di rivalsa sociale sono indubbiamente i primi a finire nel mirino.

Cosa pensa di tutti quei movimenti che si stanno creando in Italia sulla scia del complotto, esempio Gilet Arancioni?
Il problema dell’Italia oggi sembra essere, a prescindere dal governo Conte e i DPCM anticostituzionali, la presenza di qualcuno che manifesta. Ovunque c’è una richiesta di rappresentanza e in democrazia l’equilibrio è garantito proprio dal fatto che qualcuno possa contestare le decisioni del governo ma oggi l’ossessione per la lotta alle fake news e l’attenzione immensa data a un leader che mette o non mette la mascherina, permettono di sorvolare su problemi ben più importanti.
Allo stesso tempo la sovraesposizione mediatica di movimenti come quello di Pappalardo che parla a qualche centinaia di italiani, sono frutto di un’esasperazione che può essere capita ma che non ha un effettivo riscontro politico.
Da una parte abbiamo un governo infastidito dal confronto con il parlamento e lo dimostra anche l’atteggiamento arrogante che il premier Conte ha con la stampa, e allo stesso tempo non c’è interlocuzione con esso. In questo modo, non garantendo all’opposizione un equilibrio democratico, è inevitabile che emergano fenomeni spontanei frutto di una rabbia e di un disagio tangibile all’interno della nazione e che riguarda tutta quella classe media dei commercianti.
L’idea che sembra passare è quella che l’opposizione debba sottostare al governo e questo non è accettabile nemmeno in uno stato di emergenza come quello che stiamo vivendo. In democrazia l’opposizione dovrebbe servire per garantire equilibrio ma questa tendenza un po’autoritaria è inquietante e porta all’esplosione di movimenti di protesta che ad oggi possono essere naif e pagliacceschi ma un domani non sappiamo come si evolveranno.

Destra/Sinistra: cosa resta oggi di una sinistra progressista e di una destra illuminata?
La sinistra italiana e lo stesso PD, governa dal 2011 e questo è tutto dire perché si tratta di una minoranza del paese che si rifà a quel populismo che nasce nella sinistra russa e che governa su una piattaforma politica e sociale discutibile.
Il Pd è il partito più spiaggiato sul Mes, più appiattito sull’asse franco-tedesca e il partito che non dice una parola sulle più grandi crisi industriali.
Abbiamo poi una destra che avrà tanti difetti ma che è di fatto maggioritaria, e lo dimostreranno anche le prossime elezioni regionali, sta sopra il 50% dei sondaggi ed è connessa con la nazione, governando anche le regioni più importanti in termini di PIL.
Se si pensa alla destra “illuminata” del passato, io mi accontento di una destra radicata nella costituzione e nelle istanze sociali. Credo che questo “destra-centro”, che posso dire di essere stato tra i primi, se non il primo, a chiamarlo così, sia oggi comunque l’alternativa più matura in Europa ed è l’unica che può andare al governo.
E’ ovvio che la strada da fare è ancora lunga, la destra ha indubbiamente tanti difetti nella maturazione di questo sovranismo, però ci sono ottime prospettive.

Bianca Leonardi
Bianca Leonardi
Classe 1992, Lucca. Una laurea in giornalismo e tanta voglia di dar voce a chi troppo spesso resta in silenzio. Lavoro da anni nella comunicazione e nell'organizzazione di eventi, saltando tra musica, teatro e intrattenimento. Perché "Lo Schermo"? Perché siamo giovani, curiosi e affamati di futuro.

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