“Non abbiate paura, non rimanete nascosti”. Marco Dianda, l’educatore gay, risponde con un messaggio di speranza

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Spesso le parole sono lame e feriscono più di una pugnalata.
“E’ un bravo educatore ma è finocchio”: così si è sentito dire Marco, l’educatore lucchese che ha dovuto buttare giù il boccone amaro di queste parole uscite dalla bocca di alcuni genitori.
Non è sempre facile fare i conti con le proprie scelte, che poi scelte non sono in questo caso ma semplici condizioni di vita, eppure c’è ancora chi, nonostante i passi avanti fatti in materia, deve soccombere allo stigma di essere omosessuale.
Marco è un ragazzo, un uomo, un educatore pieno di passione e amore per il suo lavoro, ha grandi sogni e potenti aspirazioni e tutta quella forza per camminare a testa alta e inseguire quel futuro che guarda con ottimismo e tenacia.

Abbiamo parlato con lui di quanto ancora oggi possa risultare faticoso affermarsi professionalmente essendo omosessuale, la resistenza silenziosa di tanti giovani che non trovano un modo per rivelare la propria natura, gli amici che spesso sono così distratti che sembrano non esserci e l’importanza dell’appoggio di una famiglia che capisce e non perché speciale ma perché fondata sull’amore e sul rispetto del prossimo.

Un’analisi a tuttotondo raccontata in modo chiaro, diretto e senza remore da Marco Dianda tra lealtà, rispetto e pillole di educazione.

Chi sei e da cosa nasce questa passione e amore per i bambini?
Sono Marco e sono un educatore di nido d’infanzia presso il nido “primo volo” di Spianate (Altopascio) e anche un autore di canzoni. La mia passione per l’educazione per la prima infanzia nasce dal desiderio di far germogliare nuovi adulti cresciuti in una cultura pacifica e di rispetto reciproco.

Come pensi sia vista l’omosessualità oggi?
Sicuramente rispetto ad un tempo c’è molta più apertura mentale. Questo però non si tratta di un punto di arrivo ovviamente, ma solo di una buona partenza (pur sempre in salita). La politica deve fare molto di più è in tempi stretti perché certe leggi sciacquate, come quella della meravigliosa Cirinnà, non possono essere sufficienti.

“E’ bravo ma è finocchio”: cosa hai provato di fronte a queste parole di alcuni genitori dell’asilo dove lavoravi?
Ho provato un forte senso di vuoto allo stomaco, mi sono sentito tradito da quella fiducia che pensavo che fosse reciproca, una fiducia che cerco sempre di costruire con i genitori. L’attimo dopo ho sorriso perché è proprio una frase contraddittoria che riassume alla perfezione un pensiero privo di riflessione e ancorato ad una cultura che puzza di soffitta.

Cosa pensi ci sia alla base di queste parole? Pensi che ancora siamo forse impauriti dalla libertà sessuale?
Penso che ci sia poca voglia di connettersi empaticamente con chi si ritiene diverso… che poi vorrei tanto capire perché non possiamo parlare in termini di varietà, anziché di diversità

Ti è capitato in altre occasioni? Come hai reagito?
Il bullismo l’ho vissuto fin dall’infanzia. Alle medie è stato un brutto periodo, sono arrivato a pensare che non esistesse l’amicizia. Quanto mi sbagliavo, l’amicizia esiste ed è preziosa.

La tua famiglia ha accettato (non che ci sia qualcosa da accettare ma spesso è così) senza problemi la tua scelta?
La mía non è stata una scelta, esattamente come non ho scelto il colore dei miei capelli o degli occhi. I miei genitori nel 2003 erano impauriti per la società. Ho dovuto fargli capire che l’incubo lo avevo già vissuto in adolescenza e che ormai il peggio era passato perché avevo due alleati al mio fianco… non sono genitori esemplari, eroi o chissà cosa, sono solo veri genitori.

Secondo te è ancora difficile affermarsi professionalmente essendo omosessuali?
Beh, in alcuni settori, come puoi notare dalla mia storia, si. Delle resistenze culturali tenaci ci sono.

Da cosa deriva questo stigma ancora presente nella nostra società e come va combattuto?
Deriva da una cultura basata sull’eteronormatività, su un patriarcato che ha fatto della virilità la condizione base dell’essere uomo, un uomo che non può piangere, che non può abbracciare un altro uomo perché altrimenti perde il suo smalto. C’è bisogno di un cambio di paradigma, bisogna conquistare la parità dei sessi e far capire che la sensibilità e l’empatia sono di tutti. Raggiunta questa meta sarà più facile fare ordine anche su tutto il resto. E poi c’è un fattore religioso: la Chiesa che ha rallentato molto il processo di riconoscimento dei diritti.

Questa chiusura sul tema pensi sia propria di Lucca o è comunque una questione generalizzata?
No, io non faccio di tutta l’erba un fascio. I lucchesi, così come il resto degli abitanti del mondo intero, hanno idee differenti. Io credo che sulla vita privata delle persone e sull’orientamento sessuale non si possano avere opinioni, solo rispetto. Vivi e lascia vivere.

Cosa ti senti di consigliare a tutti coloro che non riescono ad affrontare la propria omosessualità in nome della paura del giudizio?
Non abbiate paura. Non c’è bisogno di avere paura, dobbiamo spaventarci nel rimanere nascosti, continuare a tacere poiché risultiamo scomodi. Vivete la vostra vita senza dover dare necessariamente delle spiegazioni, nessuno può tarparvi le ali.

Bianca Leonardi
Bianca Leonardi
Classe 1992, Lucca. Una laurea in giornalismo e tanta voglia di dar voce a chi troppo spesso resta in silenzio. Lavoro da anni nella comunicazione e nell'organizzazione di eventi, saltando tra musica, teatro e intrattenimento. Perché "Lo Schermo"? Perché siamo giovani, curiosi e affamati di futuro.

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