“Il fatto che gli italiani non vogliano immigrati non ha a che fare con il razzismo”. Borgonovo ospite a L’Augusta

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Brillante, eclettico, volto noto dei salotti intellettuali: è Francesco Borgonovo, giornalista caporedattore de La Verità che nella serata di ieri, giovedì 2 luglio, è stato ospite insieme a Antonio Rapisarda, Eugenio Palazzini e Marco Gervasoni al primo appuntamento de L’Augusta – La Fortezza delle Idee.
Il festival, che si svolgerà per tutto il mese di luglio nel centro storico della città, prodotto e autofinanziato da CasaPound, è l’invito a tenere alta l’attenzione culturale nella nostra Lucca, proponendo così una serie di dibattiti tra cultura, politica e società.

Talebani d’Occidente” era questa la trama del dibattito avvenuto ieri sera in Piazza XX Settembre, partendo dal movimento anti-razzista americano Black Lives Matter arrivando a Montanelli, cavalcando tutta quell’onda del pressappochismo nella quale ci riempiamo spesso la bocca di una tolleranza a tratti ingenua e a tratti pericolosa dove, nella foga dell’esaltazione, si perde il senso delle cose e l’obiettivo finale.

Abbiamo parlato con Francesco Borgonovo, protagonista del dibattito nel quale ha presentato anche il suo nuovo libro “La malattia del mondo – in cerca della cura per il nostro tempo”, che ci ha concesso un’intervista esclusiva. Abbiamo deciso di non svelare molto sulla sua ultima opera, una panoramica su questo periodo assurdo e fuori da ogni logica che ci siamo tristemente trovati a dover vivere ma non solo, un’analisi più approfondita che non si ferma alle particelle del virus ma comprende quella malattia del mondo che, tra fragilità e caos, il coronavirus ha solo portato alla luce.
Borgonovo, originale e mai banale, ci ha parlato però della situazione in Italia ad oggi, tra una destra e sinistra solo di nome, e anche fuori moda, tra la smania di potere di coloro che pensano di imbrattare una statua in nome della conquista di una libertà che in realtà si rivela solo schiavitù. Abbiamo toccato il movimento di protesta americano e la colossale differenza con il nostro paese fino ad arrivare a un accenno di quel movimento che ha ispirato il giornalista nel suo libro precedente, le Sardine.

La visione di un futuro che si prospetta buio, dove i simboli vengono distrutti in nome di una confusione generalizzata, la strumentalizzazione di quei valori che non hanno niente a che vedere con i concreti problemi che l’Italia sta vivendo e la consapevolezza che nonostante ci troviamo nell’era del “tutto è possibile” in realtà non siamo capaci di niente.
Tutto questo nelle parole di Francesco Borgonovo.

Black Lives Matter e la statua di Montanelli: dalla ferocia dei neri americani alla distruzione dei simboli in Italia.
C’è una grande differenza da fare: gli Stati Uniti sono un caso a sé e a differenza dell’Italia hanno avuto la segregazione raziale fino a agli anni 60. I neri americani sono stati portati in America come schiavi e sulla base di ciò qualche motivo di rimostranza e di parlare di razzismo ce l’hanno. Dopodiché se vogliamo analizzare la storia del razzismo e della schiavitù ci rendiamo conto che sul sistema delle piantagioni ci sarebbe molto da dire ma il fatto storico è semplice e chiaro: chi gestiva la tratta dei neri erano i musulmani. Allora perchè se la prendono sempre con il colonizzatore europeo? Su queste basi quindi, il movimento, che potrebbe avere delle ragioni di risentimento, diventa una cosa a senso unico che viene monopolizzata da una parte politica per andare in un’unica direzione che è quella di combattere i populisti e i sovranisti, perdendo così l’obiettivo reale.

In Italia tutto questo non è accaduto, non c’entra niente il far riferimento al movimento americano, solo che i nostri liberal, cioè i progressisti italiani, non avendo un’idea propria importano tutti i dibattiti e le tendenze da fuori, che sono però assolutamente decontestualizzate. Tutta la questione del razzismo in Italia, che va avanti da molto tempo e su cui tra l’altro nascono anche le Sardine, è una cosa presa dagli Stati Uniti, scoppiata precedentemente alle elezioni di Obama. Il fatto che ci siano degli italiani che non vogliono gli immigrati non ha niente a che fare con il razzismo né con la segregazione, è semplicemente un problema di immigrazione e delle conseguenze che si riversano nella società. E questi cosa fanno? Se la prendono anche con Montanelli che è sempre stato un uomo di sistema perché a suo tempo invitava a votare Democrazia Cristiana e non certo il movimento sociale, è stato fascista quando c’era da essere fascista, è stato antiberlusconiano quando tutti lo erano e adesso viene messo in discussione. Inviterei quindi i milanesi a pensare che, se si infuriano per la storia della bambina sposata da Montanelli, non sanno forse che una consigliera comunale del Pd ha fondato un’associazione che si chiama “Aisha” che è la sposa bambina di Maometto.

Cosa rappresenta questa guerra a imbrattare le statue e quindi distruggere i simboli del nostro paese?
Questa cosa delle statue è importante per un motivo, basta chiedersi “chi ha abbattuto le statue nel corso della storia?” Sono stati ad esempio gli americani che  in Iraq hanno buttato giù la statua di Saddam Hussein, i talebani con le cannonate, i sovietici, i nazisti. In sintesi, coloro che nella storia hanno agito in questo modo sono stati i conquistatori e lo hanno fatto per cancellare il passato e instaurare un nuovo ordine e questo significa che quello che c’era prima era oscurità. Di solito queste cose avvengono dopo una guerra, dopo un cambio di regime: qui no, ma è la stessa cosa. Il problema è che questi sono i nuovi conquistatori, o meglio sono il braccio armato dei nuovi conquistatori. Sono quelli che in nome del politicamente corretto e della storia fanno il lavoro sporco e fanno capire che c’è un nuovo regime che è quello dei liberal, del capitalismo sregolato avvolto in questi uomini di sinistra che fanno da patina dietro un sistema in cui, anche Black Lives Matter, diventa servo di tutto questo. Non a caso tutte le grandi aziende e i media li sponsorizzano perché sono il nuovo regime e il nuovo regime cosa fa? Butta giù le statue!

Ha citato le Sardine, movimento a cui ha dedicato anche un libro: abbiamo capito cosa non vogliono ma ancora dobbiamo capire chi sono e cosa vogliono. Pensa che sia un movimento spontaneo o creato al fine di interessi economici e politici?
Probabilmente non l’hanno capito nemmeno loro! Fortunatamente il virus li ha fatti sparire, loro avevano detto in passato di essere un anticorpo e sono stati spazzati via, hanno cercato comunque di riemergere con castronerie varie peggio di quelle che già avevamo sentito.
Io ho fatto un libriccino su di loro poco prima del lockdown e uno durante per ricordarmi che non esistono, che poi non era esattamente un libro solo su di loro ma sulla sinistra e su come si sarebbe comportate e penso anche di essere stato premonitore considerando adesso la questione delle statue, a partire da quella di Montanelli.

Il fatto è che le Sardine sono state un movimento costruito che ha attirato anche gente di sinistra che si è unita spontaneamente e probabilmente sono gli stessi che avevano già partecipato ad altre esperienze simili, come andare in piazza con Grillo ai tempi. Ci sta quindi che la partecipazione sia stata spontanea ma il vertice è stato sicuramente costruito e spinto dai media in un momento in cui la sinistra aveva bisogno di far vedere che scendeva in piazza e che c’era un popolo che manifestava non solo per Salvini e Meloni, creando appunto questo movimento per dimostrare partecipazione.
In realtà è stato l’unico movimento di piazza a favore del governo e non si è mai vista una cosa del genere, come giustamente ha detto Giuliano Ferrara sulle Sardine, con il tentativo di elogiarle: “finalmente un movimento pro-establishment” ed è così che si è esattamente mostrato.

Desta/Sinistra: chi nella Sinistra è ancora di sinistra e nella Destra c’è qualcuno che incarni quella destra culturalmente attiva o sono solo slogan?
Il dramma della Sinistra è essere di sinistra. Io rimpiango i comunisti e non avrei mai pensato di dirlo ma è così, nel senso che la sinistra oggi comprende un’area gigantesca, così come la destra, e sono due termini un po’ desueti. In entrambi i mondi però ci sono delle cose vitali, ci sono dei movimenti antisistema: esiste una sinistra liberal che sono fondamentalmente la foglia di fico del neoliberismo, che parlano di diritti, marce contro l’omofobia, tifano per immigrazione selvaggia e poi approvano tutte le misure economiche che arrivano dall’altro. Allo stesso tempo purtroppo c’è anche una destra, o un centro-destra, che è ancora a favore di un certo tipo di neoliberismo e considera marginali altri problemi che invece sono centrali. Esistono poi movimenti positivi, come l’evoluzione di Fratelli d’Italia nella Lega in questi anni, ma anche come CasaPound che senza esso non esiterebbero gli altri citati. Esiste un sovranismo di destra e uno di sinistra, così come esiste un tradizionalismo di destra e uno di sinistra, io penso che questi siano i movimenti che hanno qualcosa da dire oggi e che ce li eravamo dimenticati colpevolmente, non facendo caso a cosa invece aveva già detto 30 anni fa.

Cosa si aspetta dal futuro?
Non può che andare male, anzi malissimo. Il problema è che siamo dentro a un incantesimo di magia nera, non esistono queste grandi verità perenni, ma siamo dentro a un sistema gigantesco che sta cambiando non solo la politica ma la realtà dell’essere umano, fisicamente e mentalmente. Un sistema che riscrive la storia, la biologia e infatti oggi possiamo scegliere di essere uomini o donne, sembra che possiamo essere tutto quello che vogliamo ma in realtà non possiamo essere niente perché non siamo liberi. Ci viene venduta l’illusione della libertà ma in realtà siamo dentro a un sistema che riscrive tutte le coordinate e ci impone delle verità anche con la forza. Siamo schiavi di giganteschi sistemi di controllo di un potere che è talmente sottile che, purtroppo, rende contenti i più che partecipano attivamente.

Bianca Leonardi
Bianca Leonardi
Classe 1992, Lucca. Una laurea in giornalismo e tanta voglia di dar voce a chi troppo spesso resta in silenzio. Lavoro da anni nella comunicazione e nell'organizzazione di eventi, saltando tra musica, teatro e intrattenimento. Perché "Lo Schermo"? Perché siamo giovani, curiosi e affamati di futuro.

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