Ci mancava l’Inno a Roma

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A Saturnia dove sono a passare le acque, mi raggiunge l’eco dell’ultima baruffa pucciniana.

Questa volta è scoppiato nel caso dell’“Inno a Roma”. Stando a quanto ha dichiarato Beatrice Venezi, incaricata di dirigere il concerto inaugurale delle Celebrazioni del Centenario Pucciniano, le cose sarebbero andate così: l’inserimento nel programma del concerto dell’“Inno a Roma” messo in musica da Puccini nel 1919, non sarebbe piaciuto ad alcuni membri del Comitato delle Celebrazioni. Questi avrebbero fatto pressioni su Beatrice Venezi perché rinunciasse a suonare quell’inno. Pressioni che Beatrice Venezi avrebbe respinto. Di questa storia è stata data notizia proprio durante il concerto inaugurale. Come era prevedibile la notizia ha fatto scoppiare un can can di polemiche che sono finite sulla stampa nazionale. Per cui del concerto delle celebrazioni pucciniane si è parlato e si parla solo per questa nuova polemica.

Non certo un bel servizio per Lucca e per Puccini. Una figuretta del genere andava evitata e si poteva evitare usando quel po’ di accortezza che è necessaria per svolgere certi ruoli. Se quelli che sono intervenuti per far modificare il programma pucciniano, motivando il loro intervento con il fatto che l’“Inno A Roma” apparteneva alle musiche del regime fascista, avessero adottato un’altra mossa, forse la polemica avrebbe preso un’altra piega. E Beatrice Venezi non sarebbe apparsa come la vittima di una indebita prepotenza. Verificato che il programma conteneva l’“Inno a Roma” per disinnescare la mina era sufficiente annunciare a Beatrice Venezi che il Presidente del Comitato avrebbe fatto precedere l’esecuzione dell’Inno con una dichiarazione per mettere in chiaro la storia di quella musica. Della quale il fascismo si appropriò, come del resto fece con “Giovionezza” e ne fece una delle musiche che accompagnavano le sue parate. Bastava poi aggiungere che quelle parate portarono l’Italia alla tragedia ed alla disfatta  e ne fece le spese anche l’Inno pucciniano che agli italiani ricorda un periodo sciagurato della loro storia. Detto questo ho l’impressione che anche il programma sarebbe stato modificato, e non avremmo avuto il can can polemico che ha rovinato la festa. 

P.S.

Che la signora Venezi avrebbe subito approfittato di questa occasione per assumere i panni della vittima era da mettere nel conto. Il vittimismo fa parte del “Melonian style”. In ogni caso la gentile signora Venezi converrà con me che l’aggressione non era tale da metterle paura. Ben diversa sorte toccò ad Arturo Toscanini (ripeto Arturo Toscanini), quando il 14 maggio 1931 si rifiutò di suonare Giovinezza al Teatro comunale di Bologna. L’atto coraggioso gli costò l’aggressione di una banda di energumeni fascisti che lo massacrarono. Così andavano le cose a quel tempo.

U.S.

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5 Commenti

  1. A proposito delle qualità artistiche del direttore Beatrice Venezi, consiglio una navigazione in rete . Difficile trovare una recensione positiva. Una per tutte l’intervista rilasciata al il Foglio dal compositore Piersanti. È vero che è una nostra concittadina ma evitiamo di comportarci come quel detto napoletano che dice “ogni scarafone è bello a mamma sua”.

    • Anche se in ritardo rispetto l’eco del ‘caso Venezi’, concordo in pieno con Francesca. Si è trattato di una trovata pubblicitaria ben organizzata pro Venezi: una trappola in cui sono caduti sia i politici sia le testate nazionali (non le riviste specializzate di musica). Se la signora Venezi avesse eseguito il bis senza ricorrere all’annuncio vittimistico, il caso non sarebbbe sorto. E così l’obiettivo si sposta sulla persona e non sul direttore, poiché – ritengo – in pochi conoscano esattamente la genesi dell’Inno e la sua destinazione d’uso originaria. Una trovata/preludio a quella successiva da circo mediatico avvenuta al Festival Puccini con Veronesi bendato. Povero Puccini! Belle anticipazioni al centenario 2024. E proprio a casa sua.

    • Se guarda in rete forse trova anche Cristo è morto dal sonno. Diciamo che Internet non è certo un buon metro di giudizio artistico.
      La Venezzi è brava e come tutte le persone, e soprattutto gli artisti bravi, è divisiva. E’ brutto, questo si, che sia divisiva anche nella sua città ma si sa che “Nemo propheta in patria” e poi i lucchesi sono sempre stati invidiosi dei loro concittadini più noti, Lo stesso Puccini ebbe a provare questo comportamento.

  2. Inno a Roma! Bello e imponente parole meravigliose, cantato anche dal maestro Bocelli. Che dire, se non bene del concerto Venezi per l’apertura centenario Puccini con orchestra di livello, un direttore che dirige con eleganza e professionalità. Dispiaciuto per le critiche apparse sui giornali e che girano nei vicoli della città in bocca a tuttologhi ,che ogni tanto mettono la testa fuori tana per abbaiare. Critiche con competenza? Personaggi pubblici e coinvolti nelle manifestazioni del centenario che disertano la serata, e pensare che fanno parte di un comitato per la gestione centenario. Concludo Professore approfittando della sua rubrica: Inno a Roma è musica di Puccini e non è un reato.

  3. Ho partecipato con piacere al concerto pucciniano , ascoltando bellissima musica e bellissime voci. Una bella serata insomma per ricordare l’opera dell’immenso e universalmente amatissimo Maestro Puccini. Sono molto annoiata e disgustata da tutto questo spiacevole e vergognoso strascico di polemiche che guasta un bel momento di pura arte, gettando come al solito tutto nella “caciara politica”.

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