C’erano una volta le sale giochi di Lucca

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Il gioco è sempre una perdita: di tempo, se non altro“. Questo lo diceva Joan Fuster, celebre scrittore spagnolo, anche se probabilmente non lo hanno pensato tutte quelle persone che fino alle soglie del 2000 hanno solcato le porte delle tantissime sale da gioco che si potevano trovare all’interno del centro storico di Lucca. Ormai spazi del genere sono aree in via di estinzione, non solo nella città murata dove sono sparite da tempo, ma in larga parte dell’Italia. Eppure c’è stato un tempo dove qui i ragazzi e le ragazze si radunavano a frotte, per trascorrere le giornate, per conoscersi e divertirsi.

Le sale giochi erano un vero luogo di aggregazione, un piccolo rifugio in cui immergersi, tuffandosi nei colorati e chiassosi cabinati dei videogame arcade, oppure nei più vivaci flipper o nei tradizionali tiri a stecca del biliardo. Una sequela di attività con cui la maggior parte delle persone ha perso confidenza. Nel cuore di Lucca le persone si dividevano tra le sale giochi di: Via Nuova, Via San Giorgio, Piazza Bernardini, Corso Garibaldi, Piazza della Magione e Via Vittorio Emanuele.

C’è chi racconta che durante gli anni della scuola, questi luoghi diventavano un vero e proprio ritrovo alternativo per chi marinava le lezioni. Il problema è che durante le mattinate della settimana c’erano così tanti “salatori” che non si sapeva dove posare lo zaino, ma soprattutto c’era più gente in quelle ore che non il sabato e la domenica pomeriggio. In poche parole le sale giochi divennero il vero raduno dei marinatori di scuola lucchesi, dove anche i professori andavano a controllare chi aveva saltato deliberatamente l’interrogazione. Oggi i tempi sono cambiati, sono mutate le abitudini e anche le sale giochi hanno perso via via fascino e interesse, arrivando alla definitiva chiusura. Resta però il ricordo di chi ha vissuto quei mitici anni, che resteranno unici.

Tommaso Giacomelli
Tommaso Giacomelli
Giornalista e giurista, le passioni sono per me un vero motore per vivere la vita. Sono alla ricerca inesausta della verità, credo nel giornalismo libero e di qualità. Porterò il mio contributo a "Lo Schermo" perché si batte per essere una voce unica, indipendente e mai ordinaria.

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