Cannabis legale: ora si può firmare, anche online, per il referendum. Dibattito aperto

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Dopo il successo della raccolta firme per il referendum sull’eutanasia legale promossa da Marco Cappato – che in Italia ha superato le 750mila firme (550mila ai tavoli nelle piazze e 250mila online) – ora si firma per la Cananbis legale. Hanno firmato già in 100mila.

L’argomento dibattuto da anni in parlamento senza nessuna scelta definitiva torna quindi al centro del dibattito pubblico nelle piazze, presto anche della nostra città e sui Social. La data limite per la consegna delle 500mila firme è il 30 settembre. In questo modo si andrebbe al voto la prossima primavera.

La raccolta ha preso il via sabato scorso (11 settembre) dopo il deposito della proposta, il 7 settembre, alla Corte di Cassazione da parte di un gruppo di esperti, giuristi e militanti da sempre impegnati contro il probizionismo e coordinati dalle associazioni Luca Coscioni, Meglio Legale, Forum Droghe, Società della Ragione e Antigone. Alla proposta hanno preso parte anche i rappresentanti dei partiti +Europa, Possibile e Radicali Italiani.

Come per l’eutanasia, i Social avranno un ruolo fondamentale dato che sarà valida anche la firma digitale sul sito ReferendumCannabis.it a cui si potrà accedere anche dai profili Instagram dedicati. “La firma digitale ha finalmente dato un senso politico ai Social – scrive Marco Cappato – . E proprio sui Social la cannabis è conosciuta e apprezzata tanto quanto se ne criticano le proibizioni. […] Avanti con firme e donazioni perché ogni firma ci costa un euro”.

Seguendo gli sviluppi, mercoledì scorso (8 settembre) è stato votato in Commissione Giustizia alla Camera il testo base che consentirebbe la coltivazione legale di quattro piantine ‘femmine’ di cannabis in casa. Il testo dovrà essere discusso, emendato e votato in commissione prima di arrivare alla Camera e poi al Senato. Inoltre, l’Italia, insieme alla Svizzera, nel 2018 ha legalizzato il consumo della cosiddetta cannabis light, la cannabis sativa privata quasi del tutto del Thc. La cannabis light contiene Thc e Cbd al pari di ogni altra pianta di cannabis, ma le percentuali dei due principi attivi sono diverse rispetto a quelle della pianta illegale e soprattutto sono regolamentate. La canapa legale infatti può contenere fino allo 0,2 per cento di Thc, quantità che esclude il manifestarsi di effetti psicoattivi, garantendo il rilassamento dovuto al Cbd e nessun altro effetto collaterale. 

Sono ancora molti i partiti contrari per cui “la droga uccide, fa male. La droga leggera è comunque una droga”, che sostengono che legalizzarla non farebbe altro che aumentarne il consumo e i rischi legati ad esso. Una ‘resa dello Stato’ è come definirebbero la definitiva legalizzazione.

In Italia si stimano circa 6milioni di consumatori abituali o occasionali. Un numero troppo alto per essere controllato e gestito dalle Forze dell’Ordine. Chi chiede quindi la legalizzazione della Cannabis non lo fa per poterne usufruire o per poterla acquistare visto che già può farlo, ma ritiene “ingiusto che i consumatori – dicono – siano costretti ad acquistarla dagli spacciatori e dalle mafie che li riforniscono arricchendo così questi ultimi. Un guadagno per le associazioni criminali che, secondo gli ultimi dati della Direzione Nazionale Antimafia, sfiorerebbe i 30 miliardi annui (praticamente il 2 per cento del Pil). Cifra che “grazie alla legalizzazione – sostiene il ‘partito del sifinirebbe invece nelle casse dello Stato arricchendolo, come è successo negli Usa”. Negli Stati Uniti infatti, nel 2019, il mercato della Cannabis legale ha prodotto quasi 14 miliardi di dollari e creato 82mila posti di lavoro. Se accadesse anche in Italia “avremo un prodotto sicuro e controllatosi legge sui Social -, posti di lavoro, strade e parchi più liberi da spacciatori, oltre al guadagno dello Stato”.

La legalizzazione della cannabis è un tema complesso e molto dibattuto, anche nei paesi che sono riusciti a trovare un equilibrio tra vendita e controllo del consumo (Olanda, Belgio, Repubblica Ceca, Germania). Presto la raccolta firme sarà attiva anche sul territorio: a voi le riflessioni.

Rebecca Del Carlo
Rebecca Del Carlohttps://pennasciutta.it
Classe 1996, Lucca. Liceo Classico e poi ho studiato Scienze della Comunicazione a Pisa. Scrivo da sempre. E’ il mio modo di esprimermi. Vorrei dare voce alle ingiustizie e dire la verità: credo che essere una giornalista sia anche questo. Lavoro anche come articolista, copywriter e SMM. “Lo Schermo” perché è giovane, dinamico e di qualità.

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