Da quando, il 28 febbraio 2026, i raid congiunti americani e israeliani hanno ucciso Ali Khamenei nel cuore di Teheran, l’Iran è tornato al centro delle prime pagine. Eppure, scorrendo quegli stessi giornali, si ha la curiosa impressione di leggere di un paese astratto, fatto di luoghi comuni senza spessore e dimensione: nucleare, ayatollah, sanzioni, pasdaran. Un paese da titolo di apertura, raramente da articolo di fondo.
Da qui la decisione di fare un dossier che pubblicheremo nelle prossime settimane: sei pezzi per provare a raccontare l’Iran reale, quello dei suoi novanta milioni di abitanti, della sua cultura che affonda in una storia lunga tre millenni e della sua rivoluzione lunga quarantasette anni. Uno strumento interpretativo per capire chi abbiamo di fronte adesso che la Repubblica islamica è al centro di una tensione inedita da dopo la rivoluzione e con una doppia pressione interna ed esterna.
Sei pezzi e sei titoli:
- L’Iran che Khomeini non aveva previsto. Un paese che pensiamo di conoscere, e che non è come lo immaginiamo: una prima panoramica su un paese complesso che ha vissuto e vive tutt’ora tra modernità e antichità, tra ambizioni internazionali e un asfittico presente.
- Iraniani: non poveri, impoveriti. Analisi di una economia che non viene mai raccontata: un approfondimento sulla struttura economica del paese, cercando di cogliere la complessità di una realtà sopravvissuta a decenni di embarghi e con caratteristiche profondamente diverse dagli altri petrol-stati.
- Khomeini, Khamenei e i loro figli: come una rivoluzione diventa un patrimonio di famiglia: un bilancio della teocrazia che quasi cinquanta anni fa cambiò tutto per l’Iran, il Medio Oriente e tutto il mondo. Un bilancio della rivoluzione con attenzione a ciò che ha fatto anche di buono e della sua involuzione autoritaria.
- L’Asse spezzato: come si smonta in trenta mesi una rete costruita in quarant’anni: un’analisi sulla politica estera di questi anni rivoluzionari, sulla architettura dei proxy e di come in meno di tre anni sia andata in frantumi.
- Le figlie della rivoluzione: Khomeini ha creato la generazione femminile più istruita e ribelle del Medio Oriente: un pezzo dedicato alla dimensione forse più sorprendete dell’Iran, quella femminile. La dimensione che più delle altre risulta distorta nelle rappresentazioni che ne abbiamo in occidente. Non nel senso che la condizione delle donne in Iran sia accettabile (che non lo è) ma nel senso che esiste una radice culturale sorprendentemente importante che spiega la nascita di movimenti come quello di Donna Vita e Libertà.
- L’Iran nascosto: curdi, baluci, baha’i e le faglie etniche di un paese che si crede compatto: infine un approfondimento sulla composizione etnica della nazione iraniana, le sue faglie interne, le minoranze e la struttura sociale.
L’idea non è raccontare un Iran simpatico né uno antipatico, né giustificare un potere sanguinario o un atti unilaterali di aggressione, ma un Iran reale: contraddittorio, antico e modernissimo, repressivo e istruito, ostile e affascinante insieme.
Un paese che necessita di essere capito un po’ meglio perché è attore importante di un panorama internazionale che tocca tutti noi.
