Uniti per la Manifattura: “i cittadini non sono nè ignoranti nè sudditi”

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Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di Uniti Per La Manifattura.

“Nelle ultime settimane sulle pagine della stampa abbiamo assistito ad un proliferare di articoli “pubblicitari” sulle attività finanziate dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. Non passa settimana che qualche pagina non venga occupata dai comunicati stampa dell’ente, impegnato, ora più che mai, a far conoscere quanto è essa sia buona e caritatevole, con i soldi nostri.
Ovviamente non è un caso. La Fondazione comunica da sempre in maniera molto accorta. Basti solo pensare al fatto che quando si è trattato di dover comunicare alla città di aver subito ben 80 milioni di perdita lo si è fatto il 15 di agosto del 2019, giorno in cui, in epoca pre-covid, di certo non era la lettura dei giornali locali la massima occupazione dei più.

L’ iperattività nella “promozione” di queste ultime settimane ha dunque un suo senso e ben si spiega con il dibattito apertosi da tempo in città, ed oggi sempre più vivace, sull’intervento immobiliare che tramite un fondo di investimento creato e gestito da Coima S.g.r., la Fondazione ha proposto alla nostra debole amministrazione e sembra intendere ad ogni costo, costi quello che costi, voler aggiudicarsi. A quale scopo non ci è chiaro. Il senso di questa iper esposizione mediatica è ben evidente: pressione e accreditamento. Pressione su quanti beneficiano, ancorchè indirettamente, delle erogazioni della Fondazione, accreditamento di fronte al “popolo bue”. Da un lato si inducono i beneficiati ad intervenire pubblicamente a favore dell’acquisto da parte della Fondazione di una consistente porzione della città (operazione già sperimentata con successo su parte della opposizione, nonché su singoli e singolari quanto effimeri comitati), dall’altra si promuove l’immagine generosa dell’ente benefico, caritatevole, quasi a significare che una istituzione così santifica non possa che fare il bene della città. Una operazione mediatica continua, petulante, anche nei confronti della nostra amministrazione, e paternalistica, della serie “dateci la proprietà che poi noi faremo il vostro bene, come abbiamo sempre fatto”.

Desideriamo allora far presente alla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca che i cittadini di Lucca non sono né ignoranti né sudditi né creduloni, e che “libertas” è il loro motto. E che la carità, dalle nostre parti, si fa ma non si dice e chi la dice di certo non eccelle in buon gusto. A fronte di quei pochi, che, godendo di indubbi benefici economici, non possono né vogliono sottrarsi alle pressioni, vi sono invece i tanti che hanno ancora un pensiero critico e reclamano il proprio diritto di cittadinanza. Vogliono, quei tanti, sapere con chiarezza, al di là di ogni paternalismo:

  • perché la Fondazione intenda acquistare la proprietà di una così rilevante porzione di città, sottraendola per sempre alla proprietà comune, laddove sarebbe bastato inserire la manifattura entro una proposta di project, come era doveroso, perché la Fondazione potesse per decenni
    goderne la redditività per poi restituirla alla città, alle sue future generazioni;
  • perché intenda condizionare, tramite la proposta che ha formulato, l’intero sviluppo della mobilità cittadina e persino i prezzi dei parcheggi, così determinando di fatto la minore o maggiore fruizione del centro storico, con conseguente danno di tutte le attività commerciali al suo interno;
  • perché non abbia inteso né intenda comunicare ai cittadini quale progetto essa abbia per questo immobile strategico ed anzi rinvii espressamente ogni decisione al momento successivo al passaggio di proprietà, laddove è ovvio che se la Fondazione non è un investitore avventato non può che avere un suo progetto (diversamente su cosa mai calcolerebbe la redditività?!). Ed allora lo comunichi alla città. Non solo in un comunicato stampa iniziale, mai più approfondito.

Se la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca aprisse la proposta ad un vero dibattito pubblico, se non pretendesse di imporre ad ogni costo i propri misteriosi disegni, se non ricorresse alle armi delle erogazioni o delle pressioni per cercare consenso, se fosse davvero un corpo vivo all’interno della città, allora certo non ci sarebbe bisogno né di “promozione” né tantomeno di editoriali in cui si invoca il rispetto della istituzione. Le istituzioni si meritano infatti rispetto in ragione della loro trasparenza e democraticità, non certo perché esistono e pagano. Fateci dunque la carità, ma quella vera, se proprio non volete dare risposte alla città e desiderate continuare con bastone e carota, almeno astenetevi da questi mielosi spot pubblicitari: fate quello che ogni fondazione fa e deve fare per statuto: destinare i denari dei cittadini al bene di tutti. E magari in silenzio”.

Uniti Per La Manfattura

Bianca Leonardi
Bianca Leonardi
Classe 1992, Lucca. Una laurea in giornalismo e tanta voglia di dar voce a chi troppo spesso resta in silenzio. Lavoro da anni nella comunicazione e nell'organizzazione di eventi, saltando tra musica, teatro e intrattenimento. Perché "Lo Schermo"? Perché siamo giovani, curiosi e affamati di futuro.

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