Ricoverano il padre anziano e malato: “Nessuna notizia dall’ospedale. L’hanno riportato a casa senza avvisarci”

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Abbiamo chiamato l’ospedale in continuazione, ma nessuno sapeva darci notizie su nostro padre. Ad un certo punto si era bloccato anche il centralino e le chiamate venivano trasferite ad Aulla. L’hanno rimandato a casa senza avvisarci e con la farfallina ancora infilata nel braccio”.

A raccontare quanto accaduto è la famiglia di Barbara, una nostra lettrice. Il padre, 82enne, paraplegico ormai da venticinque anni a causa di un incidente e malato anche di demenza senile, sarebbe stato portato dall’ambulanza al Pronto Soccorso di Lucca, sotto consiglio del medico curante, per problemi all’intestino.

Non siamo potuti entrare per via della normativa per il contenimento del contagio – dicono le figlie – e abbiamo lasciato, come previsto, i numeri di telefono in attesa che ci dessero notizie sullo stato di salute di nostro padre.

Ma nessuno le avrebbe mai richiamate dall’ospedale: Abbiamo telefonato più volte ma nessuno ci sapeva dire niente, se non che sarebbe dovuto passare il dottore in serata. La mattina dopo il centralino era bloccato e rispondevano da Aulla. Quindi siamo andate in ospedale, ma non ci hanno fatto passare. Noi pensavamo a lui li da solo perché, nonostante ormai dopo due anni di pandemia ci sia abituato, è pur sempre una persona anziana”.

Due giorni dopo l’ambulanza l’avrebbe riportato a casa senza avvisare nessuno, neppure la moglie che da anni si prende cura di lui: “La nostra vicina di casa ha visto l’ambulanza dalla finestra e ha avvisato nostra madre, che in quel momento non era in casa perché mia sorella – racconta Barbara – l’aveva portata a casa sua per non lasciarla sola. Nessuno dall’ospedale l’aveva chiamata per avvisarla. Ancora, nonostante l’insistenza, non sapevamo come stesse nostro padre e quali esami o trattamenti gli avessero fatto e quando sarebbe tornato”.

Quando l’abbiamo visto ci siamo anche accorte che i medici gli avevano lasciato la farfallina nel braccio e abbiamo dovuto chiamare il medico curante perché ci aiutasse a toglierla. Intollerabile un servizio così. Siamo abituate alle complicazioni dovute allo stato di salute di nostro padre, capiamo la confusione degli ospedali in questo periodo e l’affanno di lavoro, ma non è comunque accettabile. Un po’ di umanità sarebbe il minimo”.

Che si tratti o meno di un caso di malasanità, a pagare le conseguenze della mancata organizzazione del lavoro e della carenza di personale di cui si parla da tempo su tutti i canali, sono in primis i pazienti, ma anche medici e infermieri. E’ di qualche giorno fa infatti la ‘denuncia’ (La Nazione) degli infermieri e gli Oss dell’ospedale di Lucca stanchi dei turni massacranti che reggono da troppo tempo.

Siamo in pochi. Non possiamo reggere ancora a lungo in queste condizioni. Ne va anche della qualità del servizio che forniamo ai pazienti. Se sapessero in quali condizioni di lavoro ci troviamo, anche i familiari dei degenti sarebbero più comprensivi. Ci sono colleghi malati di Covid, altri in quarantena, gravidanze non sostituite, colleghi a casa perché non vaccinati, infermieri e oss ai quali non viene rinnovato il contratto lavorativo”.

Nonostante lo stress della situazione però, “non dovrebbero rimetterci i pazienti – come sostiene la famiglia di Barbara – soprattutto quelli più anziani, in difficoltà anche di fronte ai ricoveri in solitudine, e neppure i familiari perché la disorganizzazione degli ospedali non dipende da noi e non può diventare una scusa. Il servizio dovrebbe essere sicuro e paziente, anche nei confronti del personale. Così non va bene”.

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