La tragica storia di una classe politica che ha trasformato il nemico: se prima era il covid, adesso sono le persone vicino a noi

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22 mesi dal primo lockdown, 22 mesi in cui ci siamo abituati a vivere nei limiti imposti dal virus, 22 mesi in cui un dramma sanitario ha fatto da sfondo e da pretesto per sanguinose lotte politiche, 22 mesi dove niente è cambiato.
Domani: il secondo dei Natali che non sa di Natale, il giorno più bello dell’anno per la seconda volta sull’orlo della paura e dell’incertezza, dove ancora siamo schiavi e vittime di decisioni che risultano ancora improvvisate e che, ormai, a chiunque lasciano un po’ l’amaro in bocca.

Se le guerre puniche tra pro-vax e no-vax hanno animato questo 2021, tra fautori della scienza imparata sul web – quella del siero che inetta 5g, per intenderci – e coloro invece che si sono fidati dei medici, che hanno lasciato la parola ai professionisti, liberi di fare il proprio mestiere, come è giusto che sia, oggi l’inadeguatezza e il senso di smarrimento accomuna inevitabilmente un po’ tutti.

Noi non ci schieriamo, ma semplicemente parliamo da persone che svolgono una professione che non ha niente a che fare con la medicina e, per questo, affidiamo la nostra salute a chi è del mestiere. Come abbiamo sempre fatto, come sarebbe sempre da fare: gli errori sono umani, nessuno è un supereroe ma ci teniamo a debita distanza da chi pretende di poter essere all’occorrenza professionista della materia, della scienza.

Premesso ciò, è innegabile che ci sentiamo tutti in un grande “Truman Show” dove è inaccettabile ad oggi comprendere quello che sta succedendo, ma soprattutto capire perché ancora viviamo in un paese che non è pronto, che arriva in ritardo, che improvvisa sulla pelle della comunità, che sembra sempre in rincorsa per parare il colpo. Un paese che, nonostante gli sforzi, è lasciato al caos. Se un anno fa tutto ciò era umanamente giustificabile, oggi non lo è più.

Lungi da noi esprimere parere medici e sanitari, i numeri parlano e purtroppo continuano a crescere e ciò che conta, a prescindere da ogni cosa, è la salvaguardia delle vite umane. Su questo nessuno dovrebbe permettersi di mettere bocca. Su come si sia cercato di salvaguardare il paese invece bocca ce la mettiamo perché, ad un certo punto, arriva il momento di fare il punto della situazione: una situazione tragicamente ridicola e pericolosa, con un Governo che sembra giocare a tombola sperando di estrarre il numero giusto per vincere, almeno questa volta.

Partendo da strega comanda colori sulle regioni, per arrivare al temutissimo green-pass, passando da un obbligo vaccinale celato da una libertà fasulla e pagata a caro prezzo – sia in termini effettivamente economici che sociali e psicologici – fino ad arrivare al Super Green Pass. Un’escaltion che, in un paese impaurito e fortemente provato, non ha fatto altro che creare un ulteriore fenomeno molto pericoloso: la divisione dei cittadini. Andiamo a chiedere adesso a coloro che nemmeno due anni fa cantavano sui balconi dipinti da quel “andrà tutto bene” cosa ne pensano.

Se il covid lo abbiamo paragonato a una guerra – e così è stato e lo è ancora – le decisioni governative, condite da una stampa che cambia idea a seconda della buona onda, non hanno fatto altro che spostare il nemico: prima era la pandemia, ora sono le persone vicino a noi.

Una classe politica, a prescindere dal colore o dalla fazione, che a tavolino ha permesso che la solidarietà si trasformasse in rabbia e violenza, quella stessa classe politica che si trova oggi – a un giorno prima di Natale – a parlare del futuro con durata dei Green Pass ridotti, nuove dosi di vaccini ravvicinate, “obbligo vaccinale” ai bambini ma che ancora non si affaccia dalla finestra dei palazzi del potere per vedere come vivono le persone realmente.
L’ignorare, volutamente o per distrazione, la disperazione di chi dopo due anni si trova ancora al punto di partenza perché concretamente non sa come affrontare la giornata è ciò che sta facendo della nostra Italia un paese ricoperto di ridicolo.

File interminabili nelle farmacie, lasciate a loro stesse, tamponi antigenici che fino a qualche mese fa erano il lasciapassare per la certificazione verde tanto bramata ma che, ad oggi – nonostante siano ancora utilizzati come lasciapassare – vengono considerati inutili in quanto gli esperti sostengono che hanno una validità del 30% nell’individuazione del virus. Test molecolari a prezzi esorbitanti, mascherine chirurgiche che non vanno più bene e FFp2 che diventano oggetto di discussione tra chi ha sempre sostenuto che non servono a niente e chi invece pensava di farci un business sopra. Decreti sfornati come biscotti, l’ultimo il “Decreto Festività”, che ributta tutti nello sconforto generale e non per i sacrifici che dovremo fare perché – a prescindere dagli esaltati che hanno usato il covid per farsi notare – noi italiani siamo stati giustamente pronti a sacrificare il nostro lavoro, i nostri figli, le nostre amicizie, le nostre vite sociali, i nostri risparmi e la spesso la nostra dignità, ma per il modus operandi che il Governo – prima Conte e ora Draghi – applica senza un’apparente cognizione di causa.

Se abbiamo sempre giustificato la indiscussa difficoltà di gestire una pandemia, oggi l’improvvisazione non è più accettabile.
Questo, probabilmente, è più pericoloso del virus: questo, probabilmente, è il vero motivo che ha portato l’Italia a non volersi più bene, a perdere lo spirito di comunità che un Paese degno di tale nome deve avere.

La perdita della fiducia, come in una storia d’amore, è sempre l’elemento di rottura e la classe politica, oltre a una gestione discutibile della pandemia, ha compiuto un atto ben più grave: ha rotto i legami tra le persone, portandole a schierarsi da una parte o dall’altra, seducendole con promesse mai mantenute, obbligandole a vedere il pericolo in chi ti passa accanto. Questo è il vero fallimento e, dispiace dirlo, è un fallimento umano.

Bianca Leonardi
Bianca Leonardi
Classe 1992, Lucca. Una laurea in giornalismo e tanta voglia di dar voce a chi troppo spesso resta in silenzio. Lavoro da anni nella comunicazione e nell'organizzazione di eventi, saltando tra musica, teatro e intrattenimento. Perché "Lo Schermo"? Perché siamo giovani, curiosi e affamati di futuro.

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