“Il Teatro del Giglio genera nei lucchesi emozioni e passioni immense”: le parole di Giovanni Del Carlo

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Il Teatro del Giglio è senza dubbio uno dei simboli di questa città: dentro a quelle solenni mura, infatti, si respira forte l’anima di Puccini e si sente chiaramente la presenza del Maestro. È il luogo ideale per la cultura cittadina, dove si fa e si è fatta davvero produzione culturale. Abbiamo parlato di questo e di molto altro con l’Amministratore Unico del Teatro, Giovanni Del Carlo, che ci ha raccontato come è stato affrontato il difficile periodo della pandemia e ci ha riferito quali sono le prospettive e le intenzioni per le prossime stagioni. Dal suo punto di vista privilegiato, poi, Del Carlo ci ha confidato che cosa rappresenta il Teatro del Giglio per i lucchesi e qual è in generale, oggi, la funzione sociale del teatro.

Del Carlo, il Teatro del Giglio come ha affrontato il blocco delle attività causato dalla pandemia?

Il blocco è arrivato improvvisamente. Noi stavamo portando a termine la rappresentazione della “Carmen” fatta in coproduzione con il Teatro di Ravenna e, da un momento all’altro, i colleghi emiliani che erano qui ci dissero che la loro Regione di fatto era stata chiusa: fu la prima avvisaglia di ciò che sarebbe arrivato dopo, perché in quel momento non si capiva neppure bene che qual era davvero il significato di lockdown. Nei giorni successivi furono emanati i famosi D.P.C.M. e noi, dopo un primo momento di smarrimento, ci siamo attivati quasi subito orientandoci verso l’online. A partire da Aprile e Maggio, infatti, non appena ci siamo resi conto che non potevamo portare a termine il programma calendarizzato in origine, abbiamo dato vita ad un’attività che ha avuto anche un ottimo successo di pubblico, con diverse migliaia di visualizzazioni all’attivo. I contenitori online da noi scelti erano tre tipi e rientravano pienamente nella filosofia e nella linea politica del Teatro: il primo è stato quello delle letture di fiabe per bambini, perché pensavamo che i ragazzi costretti a stare in casa potessero essere aiutati da queste favole lette da attori con cui noi collaboriamo abitualmente. L’altro contenitore è stato quello delle cosiddette “Parole per Pensare”: in pratica abbiamo individuato alcune parole che in quel momento potevano aiutare tutti noi a trascorrere meglio quei giorni difficili e abbiamo invitato le persone ad una riflessione sul loro significato. Ad esempio abbiamo chiesto a un ingegnere il significato della parola metro-quadrato. Abbiamo chiesto, ancora, il significato delle parole distanza e famiglia. Tutte parole che in quei giorni assumevano un significato particolare e che potevano aiutare tutti a metabolizzare ciò che stavamo vivendo.

Questo nei primissimi mesi. Terminata la difficile fase 1, invece, come vi siete mossi?

Dal 15 Giugno c’è stata di nuovo la possibilità di rifare attività in presenza e dal vivo. Facemmo subito un flash-mob sotto al Teatro, qui in Piazza del Giglio, per mettere in scena un vero e proprio segno di liberazione e di vita. In quell’occasione erano presenti un violinista, una cantante lirica, un attore di prosa e una ballerina, proprio per dare l’indicazione delle arti a cui noi facciamo costante riferimento. Da lì siamo poi ripartiti con quell’attività estiva che si è incentrata su tre filoni. Un primo filone tradizionale rappresentato dal nostro classico “Cartoline Pucciniane”, che ogni anno organizziamo unitamente alla Fondazione Puccini. Uno spettacolo che normalmente si svolge sotto la casa del Maestro in Piazza Cittadella, ma che quest’anno – per ragioni logistiche e di spazio – si è tenuto in Piazza del Giglio, registrando peraltro sempre sold out.  L’altro filone è stato quello della prosa, portato avanti grazie all’“Ape Teatrale” di Marco Brinzi. Un filone, quest’ultimo, che a mio avviso è stato molto significativo da un punto di vista culturale perché ha rappresentato un po’ un ritorno alle origini del teatro di strada, itinerante e interattivo: una serie di spettacoli brevi, all’aperto, dove gli attori hanno interloquito costantemente con il pubblico che diventava attivo. È stato molto significativo perché il Teatro del Giglio è uscito dal centro storico, andando nelle periferie e sui sagrati delle Chiese, dove peraltro i sacerdoti sono stati tutti molto collaborativi. Di conseguenza abbiamo idealmente unito il Teatro del Giglio con tutto il territorio comunale, e questa è una cosa che personalmente mi è piaciuta tantissimo. L’ultimo filone è rappresentato dalla prosecuzione della rassegna “Piazza del Giglio”, con un  programma diversificato che prevedeva la prosa e il bel canto in piazza per accompagnare l’estate dei lucchesi. In definitiva quest’estate noi abbiamo fatto un esperimento, perché per la prima volta il Teatro del Giglio è andato fuori dalla sua struttura tradizionale aprendosi alla città. Con creatività, quindi, siamo riusciti a pensare ad un modo nuovo di fare teatro. Infine – mi preme ricordarlo – abbiamo fatto il concerto del 26 Luglio in Piazza San Martino: un evento di grande livello culturale organizzato in collaborazione con il Teatro Carlo Felice di Genova, un Gran Galà lirico che di fronte a 600 persone ha visto l’esibizione di una grandissima cantante come Sonya Yoncheva e del famoso tenore Marco Ciaponi.

Quali sono le prospettive future e come pensate di organizzare le prossime stagioni?

Adesso ci avviamo ad affrontare una nuova fase, che va dal 1 Ottobre al 31 Dicembre, e dopo vedremo. In questo strano periodo abbiamo provato a reinventarci e ad uscire dagli schemi di una programmazione del calendario con largo anticipo. Chiarisco subito che fino alla fine dell’anno la nostra attività si svolgerà o all’interno del Teatro di San Girolamo – perché all’interno del Teatro del Giglio, adesso, sono in corso alcuni significativi lavori di ristrutturazione e di ammodernamento – o in altri spazi che comunicheremo nei prossimi giorni. Questa è una programmazione che riguarderà esclusivamente prosa e musica, perché purtroppo in questi spazi ridotti non sarà possibile fare la lirica. C’è anche un’altra novità, peraltro. Dato che il Teatro del Giglio ha tanti abbonati affezionati – circa 1800 tra prosa, lirica e danza – e proprio perché quella che verrà sarà una stagione particolare e con molte limitazioni in termini di capienza, abbiamo deciso di congelare gli abbonamenti della stagione 19/20, offrendo a quelle stesse persone una prelazione per l’acquisto dei singoli spettacoli per la stagione 20/21 e la possibilità di rinnovare il tutto anche in vista della stagione 21/22.

Senta Del Carlo, secondo lei cosa rappresenta il Teatro del Giglio per Lucca e per i lucchesi?

Sa perché è bellissimo svolgere il ruolo che svolgo? Perché sono sempre a contatto con l’amore che i lucchesi hanno verso questo Teatro, un luogo che per i nostri concittadini genera emozioni e passioni immense. Certo, spesso e volentieri il Teatro del Giglio è anche oggetto di critiche e attenzioni, ma solo per il forte amore che la città nutre verso questo spazio magico. E, d’altro canto, non potrebbe andare diversamente. Tenga presente che lo scorso anno abbiamo festeggiato i 200 anni del Teatro del Giglio con questo nome. Il nostro è un teatro che è qui dal 1672 e che, quindi, rappresenta qualcosa che fa ormai parte della struttura e del DNA dei lucchesi. È il teatro di Puccini, e qui dentro c’è davvero l’anima del Maestro, c’è poco da fare! L’interesse dell’Italia e degli artisti italiani di venire a suonare e a cantare nel nostro teatro deriva proprio dal fatto che qui dentro c’è l’anima di Puccini. Non so quanto questo aspetto sia colto fino in fondo dalla città e dai cittadini, ma l’unicità di questo teatro è proprio questa. Tutto ciò ci dà delle responsabilità importanti, perché se Parma è Verdi, se Pesaro è Rossini, se Bergamo è Donizetti, Lucca invece è Puccini…e quindi siamo sempre sotto la lente d’ingrandimento di tutto il mondo teatrale! Quindi, per rispondere alla sua domanda, il Teatro del Giglio rappresenta questo. Ma non è tutto, mi creda. Il Giglio rappresenta anche la consapevolezza che questo è il luogo ideale per la cultura cittadina, dove si fa e si è fatta davvero produzione culturale. È il luogo dove una compagnia teatrale di grande rilievo nazionale come il Teatro del Carretto ha la sua sede, è il luogo in cui fa le sue prove e mette in scena le sue anteprime. Insomma, dietro al Giglio c’è tutta una tradizione che lo porta ad essere follemente amato dai lucchesi. Tutto questo ci deve responsabilizzare, deve farci vedere il Teatro non come un luogo qualunque, perché questo è un luogo unico e particolarmente fragile proprio in virtù della sua storia.

Lei ha senza’altro un punto di vista privilegiato, e quindi le faccio una domanda di carattere più generale: qual è, oggi, la funzione sociale del teatro?

Questa è una domanda interessante. Diciamo che, nonostante Netflix e il lockdown, lo spettacolo dal vivo è insostituibile. A distanza di millenni, dal teatro greco ad oggi, mi sembra ormai chiaro che l’essere umano non può fare a meno della magia che genera lo spettacolo dal vivo. E sa perché? Perché è qualcosa di irripetibile: puoi fare le repliche quanto vuoi, ma ogni rappresentazione sarà sempre diversa dalla precedente. In un film Favino può essere bravissimo, ma rimane sempre uguale. In teatro, invece, ogni volta Favino ci mette del suo. Io, che ho questo privilegio di vedere uno spettacolo anche più volte, mi accorgo davvero che gli attori mutano le loro interpretazioni a seconda del pubblico che hanno davanti in ogni singolo spettacolo. Ed è divertente vedere anche i diversi pubblici, perché ogni giorno della settimana ha il suo pubblico e da lì non si scappa! L’interattività tra pubblico e attori è un qualcosa di veramente osmotico, che cambia l’esito di uno spettacolo. C’è uno scambio continuo di sensazioni tra chi sta sul palcoscenico e chi sta sotto e viceversa. È una cosa fantastica, praticamente è una magia che si crea ogni volta che si apre il sipario e che rende unico lo spettacolo dal vivo. Quindi, per rispondere alla sua domanda, il teatro è un luogo magico e importantissimo dove si ha la crescita sociale e personale degli individui. Un luogo in cui si scatenano emozioni che non passano e che  rimangono sempre dentro all’essere umano. Le dirò di più: sono assolutamente convinto che se –  sin da bambini – ci fosse più teatro, ci sarebbero meno fioriere rotte e meno bisogno di telecamere in ogni via.

Giovanni Mastria
Giovanni Mastria
Nato a Lucca, classe 1991. Scrivo con passione di cultura, attualità, cronaca e sport e, nella vita di tutti i giorni, faccio l’Avvocato. Credo in un giornalismo di qualità e, soprattutto, nella sua fondamentale funzione sociale. Perché ho fiducia nel progetto "Oltre Lo Schermo"? Perché propone modelli e contenuti nuovi, giovani e non banali.

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